A un metro da te non è solo una semplice storia d’amore

Torna sul grande schermo l’accoppiata vincente malattia-amore, nel nuovo film che vede protagonisti Cole Sprouse e Haley Lu Richardson. Un cast convincente e una trama piacevole, per una storia che, potete starne certi, qualche lacrimuccia ve la farà versare.

Will e Stella sono due ragazzi che da tutta la vita convivono con la fibrosi cistica e la loro è una storia di malattia e amore. Un nuovo Colpa delle Stelle, direte voi. Be’, non esattamente.

1

Abbiamo bisogno di quel contatto con la persona che amiamo come abbiamo bisogno di respirare… Non l’ho capito fino a quando non ho più potuto averlo.

La fibrosi cistica è una brutta bestia. È una malattia genetica, con cui si convive dalla nascita, ed è una malattia terminale: non c’è una cura, ci sono solo trattamenti. Alto il rischio di infezioni, lunghi periodi di degenza in ospedale, deboli speranze che ruotano attorno a un trapianto di polmoni che forse non avverrà mai. Questa è la vita di Stella, fin da quando è nata. E questa è la vita di Will.

Un amore tragico, certo. Due giovani malati che conoscono l’ospedale meglio di qualsiasi altro posto al mondo: le infermiere, i medici, gli altri malati… Fare amicizia con i compagni di sventura è inevitabile. Innamorarsi di un’altra persona che ha la tua stessa malattia è facile. C’è solo un piccolo problema: i malati di fibrosi cistica non possono entrare in contatto, se vogliono evitare il rischio di trasmettersi infezioni.

Five feet apart, è il titolo in inglese del film, cinque piedi di distanza. Circa un metro e mezzo nel nostro sistema internazionale. Questa è la distanza minima che due malati di fibrosi cistica devono mantenere l’uno fra l’altro, sempre. E allora la cosa più naturale del mondo, il contatto umano, per loro diventa impossibile.

Dunque A Un Metro Da Te non è una semplice storia d’amore. Sì, racconta l’amore di due ragazzi, ma non finisce qui. Racconta anche la tragedia di due persone che si amano e che non possono nemmeno sfiorarsi, che non potranno mai farlo, che non conosceranno mai il calore l’uno dell’altra, il tocco l’uno dell’altra, il respiro l’uno dell’altra. Tutte cose che per noi sono così scontate… per loro sono l’ostacolo più insormontabile.

2

Respiriamo aria in prestito.

Questo film arriva come un pugno nello stomaco. Certo, ha dei difetti. Certo, non possiamo aspettarci un capolavoro della cinematografia moderna. L’inizio del film è un po’ affrettato, la relazione tra Stella e Will introdotta forse nel modo sbagliato, la loro storia d’amore un classico di un genere che deve piacere, e se non piace, be’ non scomodatevi neppure a guardare il trailer… Ma resta un pugno nello stomaco.

Questi ragazzi respirano aria in prestito. Un’aria che i loro polmoni non sembrano apprezzare. E allora tutta la loro vita si riduce a questo, al fatto ogni compleanno potrebbe essere l’ultimo, al fatto che le infezioni sono dietro l’angolo, al fatto che vivono una vita che sembra soltanto temporaneamente prestata.

3

Per tutto questo tempo ho vissuto per fare la terapia, invece di fare la terapia per poter vivere… e io voglio vivere.

Si tratta di questo, di una ragazza che vive la sua vita per fare la terapia e di un ragazzo senza speranze che rifiuta la terapia, e che forse, nel profondo, rifiuta persino di vivere. E la loro storia comincia così, con Stella che fa promettere a Will di prendere i medicinali, di seguire la terapia insieme, in attesa di polmoni nuovi e di trattamenti sperimentali efficaci.

Basta poco a entrambi per capire cosa significa davvero vivere, e quel piccolo infinito che condividono – permettetemi questa citazione – è qualcosa di immenso, come solo i primi amori perfettamente imperfetti possono essere. Un primo amore che fa sorridere, che fa arrabbiare, che coinvolge e commuove… decisamente, commuove.

Occhio allo spoiler, se non avete visto il film, riprendete a leggere più avanti…

4

Commuove perché tutti noi adoravamo Poe e perché fin dal momento in cui lo vediamo così spensierato, camminare in quel corridoio d’ospedale dopo la festa a sorpresa per Will, ecco fin da quel preciso momento sapevamo che stava per succedere qualcosa, lo sapevamo. Ma saperlo non lo rende meno doloroso. Non rende meno dolorosa la disperazione nella voce di Stella, quando esclama che Poe era il suo migliore amico e non ha mai potuto nemmeno abbracciarlo. Non rende meno doloroso quel tocco fra lei e Will, un tocco proibito che sfugge al loro controllo.

Commuove perché tutti noi ci aspettavamo una tragedia alla Colpa delle Stelle, temevamo sarebbe arrivato il momento, che effettivamente arriva, in cui Stella e Will si toccano, temevamo che questo momento avrebbe portato alla rovina. Ma non è così, e per un verso è persino peggio: non è la morte che li separa per sempre, bensì loro stessi. E quell’addio, dato per telefono, separati da un vetro, è il finale peggiore che potessimo immaginare. Un altro bel pugno nello stomaco. E al contempo è anche il migliore, perché entrambi vivranno, perché il primo punto della lista di entrambi ora sarà amarsi per sempre. E se non è commovente questo, signore e signori, non so cosa potrebbe incrinare la vostra dura corazza.

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…Fine sezione spoiler!

Insomma, questo film è una storia d’amore. Ma non è una storia come tutte le altre, perché nel suo piccolo riesce ad essere originale. E perché, nel suo piccolo, ci sbatte in faccia la consapevolezza di tutto ciò che ogni giorno diamo per scontato e che, invece, spesso dovremmo saper apprezzare.

Preparatevi a commuovervi, preparatevi a sorridere, preparatevi ad innamorarvi ancora una volta e a vivere un amore così puro, così prezioso, così terribile… E, amiche mie, preparatevi ad innamorarvi anche di un Cole Sprouse che non può fare altro che entrare nei vostri cuori, stritolarli, ridurli in mille pezzi. Un Cole Sprouse che sembra nato per questo ruolo, affiancato da una Haley Lu Richardson semplicemente incantevole.

Uscite dalla sala del cinema prendendo per mano la vostra fidanzata, il vostro fidanzato, la vostra amica o il vostro amico, la vostra mamma o il vostro papà, e ricordatevi: questo gesto è il più semplice del mondo, eppure esiste qualcuno che può permettersi soltanto di sognarlo.

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Cecilia

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