The OA – Parte II è la serie perfetta per tutti i sognatori

The OA – Parte II è la seconda stagione dello show, originale Netflix, di Brit Marling e Zal Batmanglij. La trama continua le vicende dell’angelo-donna Prairie Johnson. Nel cast anche Jason Isaacs ed Emory Cohen. Ecco la nostra recensione.

Chi si professa fine estimatore di The OA non può che essere un mentecatto.

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Per tutti gli altri, non vi biasimo se non sapete di che cosa stia parlando; visto che la prima stagione della serie di, programmate, cinque, originale Netflix, è uscita più di due anni e mezzo fa senza distinguersi pienamente nel fiorire dei vari Dark, Stranger Things, e chi più ne ha più ne metta. I temi sono in effetti affini a quelli trattati dalle ultime due ricordate: connessioni cosmiche, circonvallazioni esistenziali, cavalcavia spazio-temporali. E vengono trattati con una dose di visionarietà estranea a qualunque altro prodotto disponibile sulla piattaforma streaming che la ospita.

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Una formula collaudata e sostanzialmente funzionante, che i creatori Brit Marling e Zal Batmanglij ci ripropongono, in vesti ancora più esplosive, nella seconda stagione, dal 22 marzo disponibile online. Le vicende riprendono da dove le avevamo lasciate tempo fa: Prairie / OA, la protagonista, è stata raggiunta al cuore da un colpo di pistola sparato durante un attentato alla scuola dei suoi giovani amici. I quali, un attimo prima dell’attimo fatale, avevano portato a termine la sequenza di movimenti spirituali che Prairie aveva loro insegnato, e con i quali era lei stessa riuscita, in passato, a salvare la vita di un amico. Fin dal primo minuto del primo episodio scopriamo ora che la danza rituale ha funzionato: OA è saltata in un’altra dimensione, sfuggendo di fatto alla morte in quella precedente. E, in questa, dovrà prepararsi allo sconvolgente incontro con una versione alternativa di se stessa, proseguendo, nel frattempo, nella ricerca dell’amato Homer.

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Sorprendentemente, non è difficile riprendere il filo degli avvenimenti. Gli sceneggiatori hanno saputo inserire dolcemente i rimandi giusti al momento giusto all’interno del racconto, e il quadro, mentre ci si snoda davanti, risulta estremamente coerente. È possibile dunque, ancora una volta, lasciarsi trasportare dall’incalzare e dal convergere delle linee narrative, mai soddisfatte di fermarsi alla superficie dei fatti, interallacciate da intelligenti raccordi di montaggio, i quali riescono a creare, all’interno degli stessi episodi, quasi tutti da un’ora, momenti cliff hanger degni delle migliori interruzioni di puntata.

Eppure, i veri piaceri di The OA sono altri. Innanzitutto, la varietà di fotografia e soluzioni registiche con cui la serie viene girata – ogni episodio, si potrebbe dire, è fatto su misura –. Poi, la strabordante umanità dei personaggi, nel cui panorama i ruoli minori appaiono i veri protagonisti, i volti in cui alla fine riusciamo a rispecchiarci. Un’umanità rappresentata in ogni sua realizzazione e sfaccettatura: sarà che sono americani, ma nessun gruppo sociale viene qui dimenticato o dato per scontato. E, non da ultimo, The OA conquista come solo i sospiri sanno fare: colpendoti leggermente, ma nel profondo.

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L’avevamo già intuito nella prima stagione, e la seconda non può che tramutare le nostre ipotesi in certezze: questa serie è per i sognatori. Per i creatori di storie, ma anche per chi preferirebbe passare il sabato sera davanti a interminabili tramonti piuttosto che cercare lo sballo ad alto volume in discoteche umidicce. The OA è un prodotto a enorme impatto visivo; ma che si comprende solo nel dialogo diretto, e profondo, con le menti che l’hanno creata. Perché è solo allora che riusciamo a perdonare le trovate pienamente kitsch, al limite dell’ingenuo, che fanno a gara per bucare lo schermo dei nostri computer, inframmezzandosi a mini-blooper di trama o di montaggio. Solo in una consapevole sospensione del giudizio che riusciamo, come i suoi personaggi, a chiudere abbracci più stretti; a rincontrare ogni volta l’emozione del labile sorriso umano.

Non ci resta dunque che sperare che la terza stagione ci raggiunga in tempi più brevi della seconda. Perché io ho ancora il cursore del pc sul binge watching violento.

Enjoy!

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