Le Terrificanti Avventure di Sabrina – parte 2 non delude le aspettative

Dopo soli cinque mesi dall’uscita della prima parte, Sabrina ritorna con la conclusione della prima stagione di una serie che sembra non essere destinata ad abbandonarci tanto presto. Nessuna aggiunta nel cast, ma tante novità che vanno a infittire una trama già decisamente interessante. A voi la recensione da parte di una ormai appassionata.

Prima dell’episodio natalizio – tanto splendido, oserei dire, quanto inquietante -, ci eravamo lasciati con Sabrina che firma il Libro della Bestia per salvare Greendale dalle Tredici Streghe, acquisendo poteri speciali, dando inizio al suo cammino sul Sentiero della Notte e, cosa ancora più importante, adottando un nuovo look platinum che il popolo approva all’unanimità.

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La relazione di Sabrina con Harvey sembra essersi conclusa, così come a rischio pare anche la sua amicizia con Rosalind e Susie. Le porte dell’Accademia delle Arti Occulte si spalancano davanti a lei, con il loro richiamo ormai irresistibile e con un interessante Nicholas Scratch ad accoglierla una volta superate. E in mezzo a tanti intrighi ed eventi infernali e demoniaci, Madam Satana comincia a darci qualche indizio sul suo ruolo nel percorso di Sabrina, lasciando intendere tuttavia che la nostra curiosità verrà soddisfatta in un altro momento.

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Ebbene il momento è arrivato! È in questa seconda parte della prima stagione che si giocherà la partita fondamentale di Sabrina, quella contro Madame Satana – o, meglio, Lilith – e, soprattutto, contro il Signore Oscuro, Lucifero Stella del Mattino, Satana in persona. Una seconda parte che si annuncia fin dal primo episodio all’insegna del girl power, un girl power per nulla scontato e perfettamente strutturato, circondato dalla ormai familiare atmosfera dark che ha caratterizzato la serie fin dal primo episodio e che, tuttavia, si fa ancora più oscura.

Finora si è trattato quasi di un gioco, ma adesso il gioco si è fatto serio: Sabrina deve fare i conti con Padre Blackwood, intenzionato non soltanto a distruggerla ma anche a sottomettere l’intera di lei specie, le streghe, nel suo piano di conquista all’insegna del patriarcato. D’altro canto, dopo aver firmato il Libro della Bestia e aver accettato le condizioni del Signore Oscuro, Sabrina è consapevole che la sua libertà è ormai costantemente minacciata. E a tutto questo si deve aggiungere un fatto che la preoccupa fin nel profondo della sua anima: il male fa ora parte di lei e sembra impadronirsi del suo volere ogni giorno di più.

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I suoi amici mortali non possono capirla, sembrano destinati ad allontanarsi da lei sempre di più. Ma dentro l’Accademia una nuova vita sta cominciando per Sabrina, una nuova vita con persone diverse, primo fra tutti il dolce e affascinante Nicholas. Il baricentro di Greendale si sposta, e se da questa seconda parte vi aspettavate oscurità e intrighi malefici non resterete delusi: le streghe sono cattive e non si vergognano a farcelo vedere. Non c’è luogo sicuro al mondo, per la famiglia Spellman. E il coinvolgimento sia di Zelda che di Ambrose con Padre Blackwood non sembra destinato a portare nulla di buono.

Tuttavia, per continuare la nostra recensione, temo di dovervi avvertire: finora mi sono trattenuta dal fare spoiler, da questo punto in avanti leggete soltanto se avete già visto la seconda parte. Io vi ho avvisati.

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Entriamo più nel vivo della storia, cominciando col dire che alla sottoscritta questi nuovi episodi sono piaciuti, eccome! Lo sviluppo della trama è perfettamente coerente e al contempo inaspettato, con dei colpi di scena strepitosi, soprattutto relativamente alle storyline di Sabrina e di Lilith. Questo rinnovato girl power, già menzionato, è ciò di cui questa serie aveva bisogno, e si incastra alla perfezione nella trama, aspetto estremamente importante: non c’è alcun femminismo becero fatto piovere dal cielo, è la storia che ha bisogno di una Sabrina potente e coraggiosa, di una Lilith ambiziosa e senza scrupoli, di una Zelda ribelle e calcolatrice, di una Hilda indipendente e brillante. Queste streghe sono potenti, queste streghe sono cattive, queste streghe sanno salvare il mondo così come sono capaci di farlo bruciare tra le fiamme dell’inferno.

E Lilith è davvero il personaggio di questa seconda parte. Un personaggio meravigliosamente costruito, estremamente complesso, dal quale dobbiamo guardarci in ogni momento: malvagia, perfida, determinata, ma al contempo capace di amare e, d’altro canto, incapace di tradire, quasi fino all’ultimo. Io dico: fatela tornare dall’inferno, questa serie ha bisogno di lei quasi quanto ha bisogno di Sabrina.

E, insieme a lei, penso di poterlo affermare a nome dell’intera umanità: fate tornare Nicholas. Non credo esista un singolo soggetto umano che preferisse Harvey a lui: Nicholas è perfetto, per Sabrina, è dolce, brillante, coraggioso, per tacere del fatto che in questi episodi è stato davvero uno dei personaggi più fondamentali. Senza di lui, Sabrina avrebbe fatto ben poco. E, ricordiamocelo, senza di lui Satana avrebbe vinto.

E poi su, guardate quel faccino: come si fa a non amarlo?

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Ebbene sì, per la sottoscritta, dopo questi episodi, Nicholas spodesta Ambrose dal trono, un Ambrose che nella prima parte era re indiscusso della serie, ma che in questa seconda parte non riesce a brillare come in passato. Chiariamoci, resta uno dei personaggi migliori, ma la sua storyline manca di pathos. Nonostante ciò, questo ultimo e inaspettato sviluppo, che lo vede unirsi a Prudence nella caccia a Padre Blackwood, è decisamente interessante, così come risulta intrigante anche questa nuova coppia. Dal canto suo, Prudence, che già nella prima parte si preannunciava un personaggio ricco di sorprese, in questa seconda parte ottiene lo spazio che si merita e uno sviluppo fra i più coerenti di tutta la serie. Cari Ambrose e Prudence, da voi ci aspettiamo grandi cose.

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Soprattutto ci aspettiamo che ammazzino finalmente questo maledetto Padre Blackwood. Veramente, non se ne può più di lui e delle sue trovate geniali, prima fra tutte questa snervante Chiesa di Giuda. Sarebbe anche un villain interessante, il problema è che l’odio che suscita è più, come dire… è più un odio alla Joffrey Baratheon, che un odio alla Ramsay Bolton. Insomma, uno lo odi perché è odioso, l’altro lo odi perché è malvagio, c’è una bella differenza. Ecco, Padre Blackwood è proprio odioso e, dopo venti puntate, penso si possa togliere di mezzo senza che nessuno senta la sua mancanza… ma proprio nessuno, dato che ormai pure Zelda si è data una svegliata, eliminando così l’unico motivo che ci tratteneva dall’adorarla come una dea, ovvero, appunto, la sua simpatia per Padre Blackwood.

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Sia lei che Hilda, in questa seconda parte, si fanno amare ogni episodio di più, grazie anche a una sempre maggiore e più complessa caratterizzazione, che ribalta totalmente i tipi a cui ci eravamo ormai abituati: Hilda non è più soltanto la zia dolce e goffa, Zelda non è più soltanto la zia cinica e senza amore. In questa seconda parte si scoprono molti lati nascosti di entrambe, lati inaspettati, che vedono una Hilda autrice spietata di diversi omicidi, sempre circondata da un’atmosfera comica davvero piacevole, e una Zelda inaspettatamente debole e sottomessa. Sfido chiunque a negare che il proprio cuore si sia spezzato, alla vista di zia Zelda che, in silenzio, permette che Padre Blackwood le ordini di camminare dietro di lui, come una brava mogliettina. È anche per questo che il girl power è così ben inserito, in questa serie: spesso una donna si deve sottomettere, spesso è più debole di quello che ci aspettiamo. Zelda non reagisce mai a Padre Blackwood, non finché Hilda e Sabrina non la risvegliano, sia metaforicamente che letteralmente. Prudence non riesce a opporsi a un padre che ha sempre così disperatamente desiderato, e ancora di più non riesce ad opporsi all’autorità, anche quando questa minaccia lei e le sue sorelle e l’intera Accademia. Quante volte ci siamo aspettati che una di loro due si ribellasse, ma non l’hanno mai fatto: e forse questo, ancora più che un’effettiva ribellione, come quella di Sabrina, quando sfida apertamente Padre Blackwood davanti all’intero Consiglio – e che scena, signori, che scena -, ecco questo ci fa capire quanto tutto questo sia sbagliato.

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Sviluppi meravigliosi, quelli dei protagonisti, in questa seconda parte. Non potevamo sinceramente chiedere di meglio, soprattutto dai personaggi femminili. Ma se c’è una storyline a cui ancora non riesco minimamente a interessarmi è quella del trio dell’Ave Maria, altrimenti chiamati Harvey, Rosalind e Susie/Theo. Harvey piatto come la Terra nel 2019, Rosalind simpatica come un rash cutaneo, Theo inutile come una forchetta nel brodo. La coppia Harvey&Rosalind ha la chimica e il senso che avrebbe una coppia formata da un cactus e una macchinetta del caffè. Forse ne ha meno, perché almeno possiamo immaginarci un cactus carino che prende vita e usa la macchinetta per farsi un caffè, riguardo a Harvey e Rosalind non possiamo immaginarci proprio niente. E, premettendo che la mia non è una critica alla comunità LGBT intera, la storyline di Susie che diventa Theo sembra un po’ campata per aria. In generale è un trio davvero poco dinamico, e una compagnia per Sabrina infinitamente meno interessante del corrispettivo dell’Accademia. Speriamo che le cose, in futuro, si facciano più avvincenti.

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Come non parlare infine di lei, l’araldo degli inferi, Sabrina Spellman. Non è mai stata il personaggio più interessante della serie, dato che, come spesso accade, in realtà il personaggio protagonista è anche quello meno complesso. La Sabrina che ritroviamo in questa seconda parte non è molto diversa da quella della prima parte, e infatti i momenti più emozionanti che la caratterizzano, i momenti in cui scorgiamo qualcosa di nuovo nel suo personaggio, sono quelli in cui effettivamente il male che è dentro di lei prende il sopravvento. Puntata migliore di questi ultimi nove episodi è decisamente quella in cui appaiono i cacciatori di streghe, grazie soprattutto alla sequenza finale che vede protagonista una Sabrina dagli occhi di nebbia, completamente posseduta, che scatena la sua ira sui due malcapitati angeli: un colpo di scena che nessuno si aspettava e di cui tutti avevamo bisogno. Sono riusciti a gestire la sua storyline molto bene, soprattutto a fronte del carico di aspettative che il pubblico aveva dopo la fine della prima parte: dovevano trovare un modo per far sì che tutto quello che stesse succedendo a Sabrina avesse senso, e ci sono riusciti alla perfezione. E così, episodi di cui ci eravamo addirittura dimenticati, come l’esorcismo dello zio di Theo, acquistano un’importanza fondamentale. Tutto torna in modo estremamente soddisfacente, in una seconda parte decisamente promossa, che si va a sommare con la promozione della prima parte e va a creare una serie novità davvero interessante, tutto sommato ben fatta, con una trama particolare e piena di potenziale.

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C’è solo un paio di appunti da fare. Il primo è più generale: l’Italia può vantare il doppiaggio migliore della storia dell’umanità, com’è possibile che questa serie sia doppiata così male? È un oltraggio.

Ma a parte ciò, il secondo appunto riguarda il finale, e probabilmente non tutti saranno d’accordo: una delle cose che rendevano questa serie avvincente era l’immagine del Signore Oscuro quasi onnipotente, contrapposto al Falso Dio. Ed era inoltre un villain davvero sui generis, sempre in bilico tra l’essere effettivamente cattivo e l’essere sopra ogni possibile determinazione. Questo fatto di averlo portato sulla Terra, fra gli umani, di averlo addirittura vinto, un po’ stona. È chiaro che non è detta l’ultima parola, che non è realmente definitivamente sconfitto, ma il finale di questa stagione mi ha lasciata comunque con una goccia di amaro in bocca.

In ogni caso, che la serie avrà un seguito è confermato, e confido nel fatto che personaggi tanto amati non spariscano semplicemente dalla scena. Nel frattempo, posso soltanto sperare che la prossima stagione ci riservi altrettanta oscurità e malvagità.

Ah, e un’ultima cosa: sempre e comunque, lunga vita a Lilith.

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Cecilia

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