After va bene, se hai 15 anni

Boom di incassi per l’attesissima trasposizione cinematografica di After, il romanzo firmato Anna Todd dal successo planetario. Un cast apprezzatissimo, soprattutto dagli appassionati, per una trama che sembra abbastanza fedele all’originale, con la pecca di aver trascurato un po’ troppo l’aspetto sessuale, forse il maggior motivo di successo del romanzo. Avrà funzionato comunque? Vediamolo insieme nella nostra recensione.

Vi parla una non lettrice dei romanzi originali, carissimi – o forse dovrei dire carissime -, se fra di voi ci sono appassionati, perdonate la mia povera anima. Detto ciò, partire così fa presagire cose funeste, il che non è affatto vero. Perché tutto sommato, After non fa proprio orrore… Non che, con questo, After piaccia…

Ma andiamo con ordine.

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Tessa Young è lo stereotipo della brava ragazza americana: viso pulito, verginale candore, animo gentile, amante dei libri, ingenua e innocente. Ha sempre vissuto una vita semplice, lontana dai guai, dalle ribellioni adolescenziali. Ma le cose stanno per cambiare, perché il liceo ormai è finito e sta per cominciare la sua vita al college. È qui che incontrerà Hardin Scott, a sua volta lo stereotipo del cattivo ragazzo americano: cupo e tenebroso, sexy da impazzire, sempre apparentemente diviso fra feste e ragazze, ma… ma c’è un ma: ma c’è una storia travagliata alle sue spalle, che noi all’inizio non conosciamo, ma c’è una passione quasi segreta per i libri, che lo rende non solo sexy, cupo e tenebroso, ma anche sensibile e intelligente. Insomma, un accidenti di prototipo umano del ragazzo perfetto, perché vi vedo che fate le dure e le toste, ma chi di noi non vorrebbe il pacchetto completo? E se poi guarda le partite di calcio, beve birra e rutta in mutande nel salotto, ben venga! Ma se è sexy, cupo, tenebroso, sensibile e intelligente, be’ un bel pezzo di strada è già fatta.

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Dunque, è chiaro cosa accadrà fin dall’inizio del film, ma è ovvio, ce lo aspettiamo, anzi resteremmo delusi se andasse diversamente da come si prospetta: the new girl in town arriva e sconvolge tutto, il mondo del bad guy sembrava così solido, eppure lei riesce a farne tremare le fondamenta, a farlo crollare, a plasmarlo nuovamente con le sue mani. Lui era un ragazzo spezzato e lei una ragazza fin troppo integra: le basta solo alleggerirsi, togliere qualche pezzetto di sé e riempire gli spazi vuoti di lui, per aggiustarlo, almeno un pochino.

E questo è quello che accade: Tessa cambia Hardin, Hardin cambia Tessa, le loro vite cominciano a ruotare l’una attorno all’altra. Forse un po’ troppo velocemente, e qui la trama comincia a stridere: ma come, lui non era il classico cattivo ragazzo, com’è possibile che si trasformi in un cucciolo di panda nel giro di un quarto d’ora, letteralmente un quarto d’ora dall’inizio del film? Questa cosa si spiegherà, ma probabilmente, se si fossero risparmiati quella precisa spiegazione, sarebbe stato meglio.

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Insomma, siamo al college, dovremmo aver a che fare con dei semi-adulti, ma si fanno giochetti come alle elementari. E il tutto, a questo punto, trova una sola giustificazione: evidentemente gli americani funzionano così. Evidentemente in quel lontano paese delle meraviglie, il liceo non finisce mai. E allora, mentre vengono messi in atto i classici meccanismi liceali fra adolescenti, tutto il film in realtà lascia da parte il resto del mondo, gli amici, l’ex ragazzo, l’ex ragazza, per concentrarsi soltanto su di loro, su Tessa e Hardin, che vivono la loro storia d’amore perfetta… Cavolo, ma fin troppo perfetta. Tutto va bene, e tu sei lì che aspetti che accada lui, l’evento che metterà in crisi il loro rapporto, ma questo non accade, perché loro due si isolano dal resto del mondo, si chiudono nella loro bolla felice. E allora dopo un po’ il film comincia ad essere carente dal punto di vista della trama: insomma, anch’io ho avuto quindici anni, ma se in un film non succede niente, puoi avere quindici anni quanto vuoi, puoi avere gli ormoni a palla quanto vuoi, che ti accorgi comunque che manca qualcosa.

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Ecco in questo film manca qualcosa: manca l’azione, manca il ritmo, mancano i colpi di scena – per quanto, onestamente, non mi aspettassi la rivelazione che mette effettivamente in crisi la coppia, una rivelazione che, e questo fatto resta, fa un po’ storcere il naso. È tutto fin troppo prevedibile, anzi il trailer promette addirittura più di quello che accade effettivamente. Manca tutto ciò che potrebbe fare di questo film un buon film per adolescenti, apprezzato anche dagli adulti. E soprattutto, accidenti, manca il sesso e manca la violenza. Non il sesso violento, per carità non fraintendetemi. È solo che, se stiamo a guardare l’origine effettiva di questa storia, qui abbiamo a che fare con un surrogato di Cinquanta Sfumature di Grigio: il romanzo di Anna Todd non è affatto nato come romanzo, bensì come fan fiction su Harry Stiles, ex cantante degli One Direction. Le fan fiction sono tutto fuorché pure e caste. E questo manca, nel film – basandomi su ciò che ho letto riguardo al romanzo -, pur non essendo proprio totalmente puro e casto… Manca una sorta di carica erotica che nel libro era sempre presente e nel film non lo è. E allo stesso modo manca l’elemento “violento”: Hardin dovrebbe essere un cattivo ragazzo, ma alla fine è davvero così cattivo? Più volte viene ribadito che Hardin è complicato, ma è davvero così complicato? Più che una pericolosa e proibita storia d’amore fra due anime legate dal destino, pian piano il film assume colori pastello e, invece di essere torbida, tutto si fa chiaro come alla luce del sole.

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Guardare il film, senza aver letto il libro, non provoca l’attaccamento ai protagonisti che invece dovrebbe provocare. Non ci si affeziona a Tessa, non ci si affeziona a Hardin, perché non hanno nulla di speciale. Per quanto sia Josephine Langford che Hero Fiennes-Tiffin abbiano fatto un buon lavoro con i rispettivi personaggi.

Momento curiosità: se avete notato delle somiglianze, non siete pazzi. Josephine è infatti la dolce sorellina di Katherine Langford, Hanna Baker in 13 Reasons Why. Mentre per Hero si tratta di una familiarità forse più indiretta, dato che si tratta del nipote di Ralph Fiennes, il nostro adorato Voldemort, e di un a sua volta piccolo Tom Riddle, apparso nel sesto film della saga di Harry Potter.

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Fine momento curiosità, dicevamo, entrambi sono credibili nei loro personaggi. C’è anzi da dire che sono i due aspetti migliori del film: lei è così pulita, così carina, così perfetta per interpretare Tessa, e lui… be’, signori, lui è sesso che cammina. È lui il punto forte di questo film, il vero volto di After: un volto che avrebbe potuto darci tanto, in fatto di violenza, ma che risulta alla fine essere molto meno cattivo ragazzo e molto più principe azzurro. Un principe azzurro che ha la sua apoteosi nel finale, questo decisamente azzeccato: se gli sceneggiatori volevano ottenere una reazione da parte del pubblico, be’ ci sono riusciti. Sono testimone di ragazzine in lacrime, dopo aver sentito la lettera che Hardin dedica a Tessa, ma soprattutto sono testimone di un sofferto NOOOOOOOO, alla chiusura del sipario su loro due seduti l’uno accanto all’altra su quel pontile.

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MA COME, FINISCE COSÌ???? Ebbene sì, amiche mie, finisce così: ma non temete, visto il successo del film e gli incassi che ha ottenuto soltanto nel primo giorno di proiezione, probabilmente la signora Todd e gli sceneggiatori sono già al lavoro sul sequel. Un sequel in cui i presupposti poco mantenuti potrebbero ricevere lo spazio che si meritano.

Che diventi il nuovo fenomeno Twilight, come già si sente dire in giro? Non credo e non spero, dato che, per quanto denigrata, la saga della Meyer resta un fenomeno letterario e cinematografico di impatto considerevole, con pregi importanti che i più ignorano davanti alla semplice storiella d’amore fra Bella ed Edward e all’effettiva mancanza di pathos da parte della povera Kristen Stewart. Che comunque After faccia successo è indubitabile, successo sicuramente destinato a crescere nel tempo, con l’uscita – quasi sicura – dei sequel.

Tutto sommato? Film carino, se hai l’età giusta. Ma, se non per il signor Fiennes-Tiffin – che di certo non mi scorderò -, film decisamente dimenticabile.

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Cecilia

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