Chambers: Netflix, tutto carinissimo. Ma dov’è l’originalità?

Chambers è la nuova serie horror originale Netflix. La trama racconta le vicende di Sasha dopo un trapianto di cuore. Nel cast, Uma Thurman, Tony Dolwyn, e Marcus LaVoi. Ecco la nostra recensione.

Ci si chiede se c’era proprio il bisogno, di fare pure ‘sta Chambers.

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La nuova serie originale Netflix, disponibile sulla piattaforma dallo scorso 26 aprile, si presenta come un mystic horror (termine da me inventato immantinente), ma con una preziosa aggiunta: la partecipazione di Sua Maestà Uma Thurman sia nella produzione che nella composizione del cast. La protagonista però, questa volta, è una giovane ragazza di origine Navajo, Sasha. Sasha vive in Arizona, e frequenta gli ultimi anni della scuola superiore. Ha un moroso di cui è follemente innamorata, TJ, e una migliore amica davvero speciale, Yvonne. Sasha vive con Big Frank, proprietario del negozio di pesci Wet Pets, che capiamo subito non essere suo padre. I due non vivono una vita agiata, ma sembrano essere felici. E poi, il buio. Sia per noi, che per Sasha.

Perché nei primi quindici minuti della serie succede tutto il fattaccio: il cuore di Sasha si ferma, ma la ragazza scampa la morte grazie al pronto trapianto di un organo proveniente da una ricca donatrice di Crystal Valley, zona residenziale di lusso e terra della Annex Foundation, associazione di cristallologi spiritualisti, morta anche lei quella stessa notte. Da quel momento, Becky – questo il nome della giovane morta – prenderà sempre più possesso del corpo, e del destino, di Sasha, portandola a incontri e scoperte a dir poco inquietanti.

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Il resto della narrazione si sviluppa seguendo i tentativi di Sasha e compagni i districarsi tra i fatti della funesta notte, ricostruendo quanto era davvero accaduto a Becky, e per quali motivi. D’altronde, si sa, le superiori sono un periodo difficile. E se la serie si fosse fermata al livello della metafora della complicata transizione adolescenziale, tutto sarebbe filato liscio come l’olio. Anzi, avrebbe potuto inserirsi proficuamente in quell’ormai ben riconoscibile filone di serialità made in the USA tutto incentrato sull’analisi delle vergogne sociali della provincia profonda americana. Invece, l’efficacia di questa componente viene quasi del tutto vanificata da quello che, almeno nel contesto di questa prima stagione, appare essere un vizio di forma, un eccesso del tutto gratuito.

Infatti non solo Sasha è un’adolescente con un passato problematico, che le procura ansie e fantasmi; ha pure una personalità sdoppiata. Vogliamo fare che essa provenga dallo spirito di una ragazza morta per cause misteriose, ancora pulsante nel cuore che ha donato alla suddetta? Così ci inseriamo quel pizzico di diatriba scienza / paranormale che non guasta mai? Va bene! Ci sta! Se questo porterà ogni singolo personaggio della serie a una confessione, al ricordo di punti oscuri del proprio passato, e, dunque, a una maturazione, ben venga. Siamo ancora sul livello della metafora funzionale.

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Quando, invece, a una fotografia moooolto caruccia unisci soluzioni di regia – di genere (horror), per carità – sempre azzeccatissime, effetti speciali digitali perfettamente calibrati tra l’essere convincenti e a buon mercato; e ci aggiungi pure dei bravi interpreti, dei personaggi scritti bene, una progressione narrativa ben intrecciata, e una stagione che fino all’ultimo si stava reggendo in piedi da sola, con la giusta dose di richiamo (Laura Palmer coff coff) e di originalità; e che perfino presentava piccoli dettagli irrisolti per motivare un proseguimento della serie …

Ecco che, con uno schioccare di dita, sfasci tutto, creando un prodotto che, tutto d’un tratto, di nuovo ha ben poco, e che, per giunta, inserisce negli ultimi dieci secondi un elemento nuovo, mai menzionato, così terribilmente usurato da risultare ormai kitsch. È il senso di tutta la narrazione, e qui mi taccio per evitare spoiler. Ma questa è una recensione, e di qualcosa bisogna pur parlare.

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Non ci si può, in conclusione, sbilanciare oltre: Chambers rimane un prodotto d’intrattenimento, posizionandosi di sicuro in seconda linea rispetto ad altri consimili targati Netflix. Non pensiate che la stia del tutto cassando. Voi guardatela, e ditemi quello che ne pensate. Magari tutto acquisterà maggior senso nella seconda stagione. Sono solo arroventata perché ho aspettato dieci episodi per avere una risposta a questa serie; mi stavo pure iniziando ad appassionare; e di punto in bianco mi trovo la conclusione di un’altra serie (coff coff) spadellata davanti. No, mi spiace, così mi avete proprio fatto arrabbiare.

Enjoy!

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