Aladdin è il live action perfetto

Quasi come se la Disney credesse meno in questo live action, rispetto ai ben meglio pubblicizzati Ritorno al Bosco dei 100 Acri e Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni, esce nelle sale quella che invece a mani basse è la migliore trasposizione di un classico animato. Una trama brillantemente gestita, tra fedeltà all’originale e piccole novità, e un cast semplicemente perfetto, che vede protagonisti Will Smith, Mena Massoud e Naomi Scott, per un film che sa d’Oriente e di sogno. A voi la recensione che, sinceramente, aspettavamo da tempo di scrivere.

Cara Disney, questo è esattamente quello che vogliamo. Nessuna lezione paternalistica sulla società, mascherata da filmetto disneyano, nessun sequel povero di trama e di pathos che vuole soltanto essere all’altezza dei classici dell’età d’oro. Solo e semplicemente un live action fatto bene, che sia fedele all’originale, che ci riporti indietro nel tempo, che ci faccia cantare nella sala del cinema, che ci faccia innamorare di nuovo della casa di produzione più magica di sempre.

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Aladdin è tutto questo. Aladdin è semplicemente perfetto. Sullo schermo vediamo prendere vita in carne ed ossa il ladro più famoso d’Oriente, lo vediamo correre per i vicoletti di Agrabah insieme alla sua scimmietta Abu, vediamo il suo primo incontro con l’incantevole Jasmine. E ci basta davvero poco, ci bastano questi primi minuti per capire che ci siamo, che questo film non sarà come tutti gli altri, che l’anno passato è un anno da dimenticare e che è arrivato il momento di fare sul serio. Con Aladdin, la Disney fa finalmente sul serio.

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Ed è da questi primi minuti che capiamo, inoltre, che siamo di fronte a un vero live action: nessun remake, nessun sequel, quello che hanno fatto con Aladdin è quello che fecero con La Bella e la Bestia, quello che davvero fa di un film un successo mondiale. Che cos’è? Semplice: la trama è stata mantenuta perfettamente intatta. Nessuno stravolgimento, nessuna novità strana inserita per stupire e che, invece, non fa che stridere. Con questo live action, il classico Disney che tutti conosciamo viene magistralmente omaggiato, sia nella narrazione, che nelle musiche. Qualche piccolo intreccio inedito viene aggiunto alla storia per dare profondità al racconto, per rendere più complessa e intrigante la trama, per far sì che lo spettatore venga coinvolto testa e cuore.

E così la dolce Jasmine resta dolce, ma si trasforma in una giovane donna determinata e sicura di sé, che dedica la propria vita al popolo di Agrabah, sperando che, un giorno, suo padre si accorga che lei è nata per guidare la città.

Il solito femminismo, direte voi. Invece, nulla di tutto questo. Jasmine resta una splendida principessa Disney, semplicemente acquista spessore: all’importante tema della libertà, già ritratto nel classico animato, si aggiunge la profonda tematica della responsabilità civile e politica sentita dalla figlia di un sultano, da una fanciulla la cui consapevolezza la porta a credere di poter davvero fare la differenza, se solo le si venisse riconosciuta l’autorità necessaria.

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Un personaggio complesso, insomma, e positivo: un personaggio affascinante. E affascinante è anche l’interpretazione di Naomi Scott, attrice britannica, le cui origini indiane la rendono assolutamente credibile nella parte di una principessa orientale. La stessa credibilità è da attribuire all’interprete di Aladdin, Mena Massoud, o forse una credibilità ancora maggiore, essendo lui di origini egiziane e il film ambientato in Giordania, che è a due passi dall’Egitto.

Non solo le origini, tuttavia, lo rendono una scelta vincente, dato che deve per forza esserci qualcosa di più in lui, perché dopo i primi secondi del film ci venga da dire: cavolo… è proprio Aladdin. Quel qualcosa sarà nel suo sguardo, nel suo sorriso storto, nella sua innocenza e al contempo nella sua scioltezza? Forse tutte queste cose insieme, quel che è certo è che non ci dimenticheremo facilmente del suo Aladdin, e questo soprattutto perché la sua stupenda performance ci ha fatto scordare, per quel paio d’ore, che prima di lui, di Aladdin, ce n’è stato un altro.

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Ma la vera rivelazione di questo film è Will Smith, nei panni del Genio. Quando uscirono le prime immagini, nessuno era convinto della scelta: sembrava forzato, sembrava finto, faceva quasi sorridere, così tutto blu. La sua era davvero la sfida più ardita, il Genio la scommessa più grande di questo film. E c’è da dire soltanto una cosa: la scommessa è stata vinta con successo.

Il Genio di Will Smith non è lo stesso Genio che ci ricordiamo dal classico animato, è più umano, è più consapevolmente spiritoso, forse un po’ meno magico. Ma è davvero una figura interessante, e a dir poco comica. Il fatto che è blu passa in secondo piano quasi subito, nemmeno ce ne accorgiamo: quello che vediamo è unicamente l’esplosività di Will Smith nei panni di un personaggio già esplosivo di suo, un connubio che partorisce un Genio brillante e semplicemente amabile.

E il duo Smith-Massoud non è da meno, è forse l’aspetto più inatteso del film: una coppia sinceramente comica, che riempirà la sala del cinema di risate, grazie soprattutto a una chimica fra i due attori davvero rara da trovare.

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Se prendiamo una trama favolosa e fedele all’originale e aggiungiamo un trio protagonista incantevole, già il prodotto risulta notevole. Ma non finisce qui, perché a farla da padrona, in Aladdin, sono i costumi e le ambientazioni: ognuno di noi si vede trasportato in un mondo lontano, quasi come fossimo anche noi sopra un tappeto volante, un mondo fatto di colori sgargianti, musiche esotiche, spezie e oro, un mondo fatto di sabbia e di pietra, un mondo dal fascino irresistibile per chiunque di noi non sia familiare con le atmosfere del Medio Oriente. Un dieci pieno si merita la cura nei dettagli di scenografi e costumisti, non c’è davvero niente da aggiungere, niente da obiettare.

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C’è un’ultima cosa da dire, un ultimo elogio da fare, e riguarda le canzoni. Uno degli aspetti più importanti dei classici della Disney, probabilmente ciò che maggiormente ci è rimasto di quei vecchi film, sono le canzoni: chi di noi non le conosce, se non addirittura sa a memoria, parola per parola? Abbiamo avuto un’infanzia intera per impararle, farle nostre, far sì che entrassero dentro di noi per mai più uscirne. Le canzoni sono il fattore determinante, sia nei classici animati, che in questi live action: le canzoni e le musiche. E Aladdin si merita una piena promozione anche su questo. Un paio di novità si aggiungono alla colonna sonora storica, che ha come punta di diamante la famosissima Il mondo è mio, con qualche lievissimo cambiamento nel testo, in un paio di punti – mi viene da pensare per una questione di copyright, o banalmente per tenere i due prodotti (la canzone del classico e la canzone del live action), anche solo minimamente distinti. Ma sta di fatto che, non appena sentiamo quelle prime note, l’atmosfera cambia, il tempo si ferma, e l’ho già detto, ci innamoriamo di nuovo.

E un meritato elogio va fatto all’interpretazione da dieci e lode di Naomi Rivieccio, la stella di X-Factor 12, voce italiana di Jasmine nel canto.

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Insomma, non so se si è capito, ma questo primo live action del 2019 ha riacceso, ma che dico, infiammato le speranze di chi, come la sottoscritta, ha sempre sostenuto questo progetto della Disney, pur con qualche riserva riguardo al dubbio se siamo davvero arrivati a un punto di non ritorno, dopo il quale non è rimasta abbastanza creatività per produrre un film completamente nuovo.

Questo film ci fa inoltre ben sperare sul live action probabilmente più atteso di sempre, ovvero quello de Il Re Leone, che se non sarà anche solo lontanamente leggendario, procurerà a non pochi appassionati una grave sofferenza psicofisica.

Per il momento, comunque, siamo tutti davvero felici di dire che questo live action su Aladdin è, praticamente all’unanimità, considerato il migliore fatto finora, un prodotto che ha tutto quello che serve per entrare nella leggenda Disney. Soprattutto, ha tanta magia.

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Cecilia

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