Rocketman vi farà dimenticare il vergognoso Bohemian Rhapsody

Finalmente è uscito il musical sulla vita di Elton John, Rocketman, del quale si è parlato ininterrottamente per mesi e mesi. Il regista, Dexter Fletcher, sarà riuscito a condensare il succo della straordinaria carriera del pianista pop più famoso del mondo? E sarà riuscito Taron Egerton, nei panni di Elton, a farci entrare appieno nella testa e nel mondo di questo estroverso personaggio?
Assieme a lui, nel cast, troviamo Richard Madden, Jamie Bell e Bryce Dallas Howard.

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Il film inizia con un campo lungo verso una porta che si apre con un rallenty. Una figura si staglia contornata da una luce abbagliante, una “Maleficent” colorata d’arancione sgargiante e piena di paillettes, è Elton.
Quella è la porta della clinica di riabilitazione nella quale ha deciso di rinchiudersi per darsi una ripulita e il film ce lo sbatte subito in faccia, con le sue stesse parole: “Sono Elton John, alcolizzato, dipendente dalla cocaina, ho problemi con l’erba, sono dipendente dal sesso e incapace di gestire la rabbia.”
Una presentazione niente male per un’icona mondiale, no?
A questo punto inizia il racconto della sua vita tramite una retrospettiva che si alterna tra presente e passato, a cominciare dalla sua infanzia.

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Partiamo col dire che non sono un grande fan dei musical, in generale. E’ raro che io apprezzi un film di questo tipo, ma al contempo, odiando il genere, se un musical mi piace, allora mi piace da impazzire e sono in grado di cantare le canzoni del film ininterrottamente per una settimana.
Il discorso per “Rocketman” è leggermente diverso, perché non mi era mai capitato di trovare un musical “godibile”, né che ritenessi insopportabile, né un capolavoro immenso.
Partiamo analizzando le cose negative, così ci ritroviamo con i dolciumi alla fine, ci state? Ok, vado.
Le note negative del film sono sostanzialmente le cose più canonicamente “musical” che ci sono, una su tutte le parti con i balletti coreografici immensi in mezzo alle strade, rei di farti perdere immediatamente il mood di tutto il film, spezzando la narrazione in maniera poco congrua con tutto il resto. Fortunatamente, però, ci sono anche le grandiose sequenze coreografiche in interni, ma di quelle ne parliamo dopo.
Altra nota negativa è il finale esageratamente “buono”, con Elton che sembra un po’ il Messia e un po’ il grande artista che ce l’ha fatta e ce la fa solo grazie all’amicizia e “all’amore dei suoi Pokémon”. Quanto sarebbe stato bello vederlo mandare a quel paese tutte le persone che l’hanno usato per tutta la sua carriera e quelle che l’hanno bistrattato e incolpato solo del fatto dell’essere al mondo? Magari con un bel “Vaffanculo, mamma!” e “Vaffanculo, papà!”.

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Come vi ho anticipato qualche linea fa, le coreografie girate in interni sono favolose. Tutte, infatti, racchiudono un significato preciso di transizione nella vita di Elton. Perché quando si fa biopic è impossibile pensare di poter raccontare ogni singolo dettaglio e momento dell’esistenza di questa persona ed è necessario trovare dei compromessi, o decidere di concentrarsi soltanto su argomenti significativi per far fuoriuscire un’immagine coerente del personaggio che si vuole raccontare. L’idea delle coreografie con canzoni in interni in questo musical era quella di raccontarci in maniera “idealizzata” o “metaforica” i passaggi particolari della vita di Elton che non era possibile raccontare per i motivi di cui sopra. Vorrei soprattutto citarne una in particolare, in cui viene rappresentata metaforicamente un’orgia, simile ad un vero e proprio delirio di baccanti in cui droga, alcol e sesso vengono a mischiarsi immersi in una fotografia rosso fuoco che non lascia spazio all’immaginazione, mostrando senza fronzoli la direzione che la vita del nostro protagonista sta prendendo.

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Che dire, poi, degli attori impiegati in questo musical? Nient’altro se non: bravi, dai. Chiaramente tutta la baracca è retta sulle spalle da Taron Egerton e nonostante si trovasse a dover interpretare una delle figure più iconiche e riconoscibili sulla faccia della terra sembra non essersi lasciato intimorire da questa sfida. Non ci troviamo davanti ad una performance caricaturale, infatti, volta ad evidenziare ogni piccolo tic e a riproporre maniacalmente ogni singolo movimento muscolare dell’artista, ma ci viene data un’idea ben precisa di come potesse essere Elton nella vita quotidiana, senza mai sforare nel grottesco o nel fastidioso per la troppa voglia di “imitare” più che di “interpretare”, trasformandoci da Carmelo Bene in Maurizio Crozza.

Insieme alla recitazione vanno di pari passo i costumi sgargianti che hanno fatto indossare al nostro Taron. La cura che c’è stata per riproporre i più memorabili travestimenti del pianista è strabiliante. I costumi non solo sembrano usciti realmente dagli Anni ’70, ma il modo in cui il nostro protagonista li indossa, dimostrando come li senta realmente addosso, ci fa quasi dimenticare di stare vedendo un film.

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Ora concentriamoci sul titolo dell’articolo.
Questo è quello che avrei voluto vedere in Bohemian Rhapsody (i quali difetti ho già evidenziato nella recensione a lui dedicata). Non pretendevo certo di vedere tutte le cose più oscure e controverse di un’artista, ma in questo Rocketman si inizia subito con l’ammissione delle colpe da parte del protagonista. Droga, sesso sfrenato, alcol a colazione e mancanza di rispetto per chi ci ha fatto del bene, ancorati continuamente ad un passato che non possiamo modificare in meglio, purtroppo.
Elton è visto come un genio, sì, ma anche un artista che si è saputo creare e che ha avuto fortuna a trovarsi più volte nel posto giusto al momento giusto. Tutta questa fortuna, infatti, è ciò che ha determinato la sua discesa verso gli inferi, con un successo immediato e stratosferico.
In questo genere di film non mi interessa sapere quanto questi artisti siano bravi, ma quanto costoro siano bastardi, orribili e, fondamentalmente, umani. In Bohemian Rhapsody i Queen sono supereroi intoccabili, mentre qui Elton è il nostro vicino di casa estremamente famoso, ma estremamente stronzo ed è esattamente come dovrebbe essere.

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Se siete amanti della musica di Elton John è inutile che vi dica di andarlo a vedere, ma invito anche coloro i quali sono semplicemente dei consumatori di musical ad andare in sala, perché si troveranno davanti ad una bella sorpresa. Voi altri che l’avete visto, che ne pensate? Fatemelo sapere!
Dōmo arigatō, e alla prossima!

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