L’unica cosa mostruosa in Godzilla II – King of the Monsters è la noia.

Il 30 Maggio 2019 è arrivato nelle sale italiane Godzilla II: King of the Monsters, seguito di Godzilla (2014).
La pellicola diretta da Michael Dougherty, tra trame e sottotrame dalla dubbia utilità e CGI da capogiro, presenta un cast di tutto rispetto: Kyle Chandler, Charles Dance, Millie Bobby Brown, Ken Watanabe, Sally Hawkins e Vera Farmiga, sono solo alcuni nomi.
Ecco la nostra recensione.

Qualche giorno fa ho recuperato il Godzilla di Edwards per potermi gustare al meglio questo secondo capitolo.
Mi sono preparato mentalmente per vedere una pellicola di due ore di soli mostri che si prendono a mazzate nel muso, esplosioni e raggi atomici sparati dal culo di Godzilla.
Niente di tutto questo.
Mi sono ritrovato a vivere un’agonia lunga 120 minuti durante la quale mi son dovuto sorbire uno dei peggiori film che io abbia visto ultimamente.
Perché sì, il Godzilla di Edwards è un concentrato di ciò che di più sbagliato si possa fare in un film.
Trama approssimativa.
Personaggi con lo spessore di un foglio di carta.
Protagonisti con l’espressività di un comodino.
Comprimari che quando aprono bocca lo fanno solo per dire una cazzata.
Mostri che hanno uno screen time ridicolo.
Con queste premesse sono andato in sala a vedere il terzo capitolo del Monsterverse targato Warner Bros – del quale avevo ampiamente apprezzato Kong: Skull Island – con delle aspettative bassissime.
Come sarà andata?
Eh.
È andata che i problemi della pellicola di Edwards si ripercuotono anche su quella di Dougherty esattamente allo stesso modo, tranne che per un aspetto: a sto giro, finalmente, i mostri hanno uno screen time decente. Ma approfondiamo un po’.

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“Mamma! Ci sono degli umani nel mio film sui mostri giganti!”
Vi prego, basta. Se proprio si vuole inserire , in un film di mostri, una storyline dedicata alla razza umana, si abbia la decenza di sceneggiarla come Dio comanda. Perché sì, in questo film l’unica, e dico unica, cosa che si salva sono le manate nel viso che i mostroni si tirano da inizio film. Probabilmente, quando è stata fatta la lista di tutte le persone che sarebbero servite per realizzare la pellicola, i produttori si sono completamente dimenticati di inserire la figura dello sceneggiatore: di passaggi illogici, mal spiegati, mal costruiti e mal raccontati, questo film ne è pieno.
La recitazione è terribile. Forse per colpa dei pessimi dialoghi – telefonatissimi e esageratamente didascalici – o forse per colpa di una trama che non ha coinvolto sentimentalmente nessun componente del cast. Kyle Chandler, il protagonista, con i suoi continui e illogici cambi di idea, è da prendere a schiaffi. Watanabe oltre a dispensare presunte perle di saggezza e a nominare ‘Gojira‘ con gli occhi socchiusi, non fa altro.
Il personaggio di Charles Dance, il Tywin Lannister di GoT, soffre degli stessi problemi. Ma con che criterio, quando hai a disposizione un mostro sacro come Dance, ti limiti a fargli pronunciare frasi scritte con i piedi e al limite dell’imbarazzante? Sono basito.
Il personaggio di Vera Farmiga – colei che dà inizio all’intera vicenda – fa quello che fa con delle motivazioni che non stanno né in cielo né in terra. Per farvi capire, senza fare spoiler, è come se io decidessi di far saltare in aria una palazzina perché pericolante e perché un pompiere, nel tentativo di salvare il maggior numero di persone possibili, non è riuscito pienamente nell’intento. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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Che poi, questi fantomatici mostri non è che si vedano più di tanto. Per carità, Godzilla e Ghidora si vedono un sacco, ma tutti gli altri? Nel film viene detto che i titani sono diciassette, ma se ne vedono a malapena sei o sette, dei quali solo Rodan e Mothra vengono mostrati bene.

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Una cosa che mi ha fatto, negativamente, sorridere è, invece, l’avanzamento tecnologico avuto dalla terra nel giro di pochi anni. Questo Godzilla II, infatti, è ambientato cinque anni dopo i fatti del primo capitolo, ma la presenza di caccia iper-tecnologici e di computer futuristici mi lascia piuttosto perplesso. Questo film sembra ambientato nel 2050, non nel 2019.
Apprezzabili, invece, i numerosi riferimenti all’originale saga nipponica.

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Due ore e dieci minuti di pellicola di cui si salvano, sì e no, quaranta minuti. E il resto? Una noia mortale. Peccato, perché l’intento del film è assolutamente un altro.
In una parola? Sconsigliato.
Alla prossima!

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