X-Men – Dark Phoenix: una deludente conclusione per la saga dei mutanti

Anche la saga degli X-Men giunge alla fine, con Dark Phoenix. Ci saremmo aspettati un altro finale memorabile, ma quello che abbiamo è un tiepido epilogo, dalla trama semplice e poco incisiva. Di una saga ormai al tramonto, l’unica luce resta il cast di stelle, in cui vediamo tornare James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence e Sophie Turner, questa volta protagonista, con un’aggiunta d’eccezione, Jessica Chastain, nei panni del villain.

Abituati come siamo al successo delle produzioni dell’universo Marvel, fa quasi tristezza vedere che persino nei primi giorni di proiezione X-Men – Dark Phoenix fatica a raggiungere la vetta del box office. E le stime per il weekend non sembrano promettenti, non tanto perché il film sia stato ingiustamente giudicato, o malamente pubblicizzato, quanto perché effettivamente abbiamo a che fare con un epilogo che lascia l’amaro in bocca a tutti i fan storici della saga dei mutanti.

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Come spesso è accaduto con la saga degli X-Men, con Dark Phoenix torniamo indietro nel tempo fino al 1992, per vedere la trasformazione di una giovane Jean Grey, mutante dalle capacità straordinarie e una delle più amate dal popolo di lettori dei fumetti, nella Fenice Nera, dopo l’incontro iniziale con questa forza cosmica dai poteri enormi – appunto, la Fenice. Il film è dunque una sorta di ciclo di nascita, caduta e redenzione di Jean Grey, attorno a cui gli altri personaggi semplicemente sembrano ruotare, senza che venga raccontato nulla in più su di loro e senza che siano davvero protagonisti – nonostante l’indubbio spessore di James McAvoy e Michael Fassbender nei panni degli storici Charles Xavier e Magneto. E accanto a loro, emerge in modo sbiadito anche la nuova villain, interpretata da Jessica Chastain, guida di una razza aliena mutaforma, intenzionata a prendere il controllo dei poteri della Fenice: una villain che risulta più che altro un contorno servito insieme al piatto principale, ovvero la Fenice stessa.

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Cercando di destreggiarsi fra le varie apparizioni dei personaggi, risulta innanzitutto confusa l’identità della Fenice, che viene qui espressamente definita come una forza cosmica in viaggio per l’universo in cerca di ospite, ospite che essa trova in Jean Grey, grazie anche alle straordinarie capacità della ragazza – una sorta di corrispettivo mutante della più cinematograficamente celebre Captain Marvel -; mentre in altre occasioni era stata presentata come manifestazione di un potere straordinario nascosto dentro Jean Grey. Insomma, una manovra che perdoniamo ai fumetti originali, ma che in una saga cinematografica avrebbe potuto essere gestita meglio, invece di eliminare semplicemente la linea narrativa precedente.

Tuttavia siamo ormai abituati a queste mosse da parte dell’universo Marvel, sia per quanto riguarda il fenomeno cinematografico degli Avengers, sia rispetto, in modo particolare, alla stessa saga dei mutanti: quello che alla fine abbiamo è una serie di linee narrative aperte e mai chiuse, corrispondenti ad altrettante linee temporali fra loro contraddittorie, che vengono risolte in modo poco chiaro introducendo dimensioni parallele come fossero caramelle.

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Per questo motivo, vorrei mettere da parte i film che hanno preceduto Dark Phoenix e trattarlo per un momento come fosse un film autoconclusivo. Fatto ciò, c’è da dire una cosa: il film in sé non è neanche male. Tutto sommato ha un buon ritmo, il personaggio di Jean Grey è decisamente interessante, l’interpretazione di Sophie Turner convincente, lo spazio dato agli altri personaggi è coerente con l’obiettivo finale del film, ovvero mostrare la storia di Jean, e Jean soltanto.

Dunque, in sé e per sé, Dark Phoenix non è affatto da bocciare. Il problema è che non è un film autoconclusivo, non si può considerare in sé e per sé: qui stiamo parlando della conclusione di una saga durata quasi vent’anni e lunga dieci film (se non includiamo Deadpool 1 e 2 nella lista). Il confronto con i film che sono venuti prima è inevitabile, e inevitabile è dunque la delusione. Più che epico epilogo, paragonabile a quello che abbiamo avuto per gli Avengers – che sia piaciuto o meno, e a me non è piaciuto per niente, non si può negare che almeno sia stato epico -, quello con cui hanno deciso di chiudere baracca e burattini per gli X-Men è un racconto decisamente non necessario ai fini dell’economia generale della saga, un mero e semplice flashback, decisamente intiepidito di fronte ai grandi scontri del passato.

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Ad essere del tutto sinceri, la lotta finale tra i mutanti e gli alieni cattivi è anche abbastanza avvincente, il problema è che, quando a un certo punto decidiamo di dare un’occhiata al quadro generale, risulta inevitabile chiedersi: ma in sostanza, questi alieni, cosa vogliono, perché sono qui? Okay, il potere, va bene, distruggere il genere umano. Ma non c’è altro? Si tratta solo di riproporre uno schema narrativo ormai trito e ritrito?

La serietà del film non è da mettere in dubbio, la maggiore oscurità rispetto ai fratelli Avengers non è mai stata abbandonata: gli X-Men ci hanno sempre risparmiato la comicità da quattro soldi che abbiamo dovuto sorbirci in Endgame, quella che probabilmente soltanto Guardiani della Galassia può permettersi di avere. Il fatto è che questa serietà non basta, se manca di profondità. E, vorrei sottolinearlo di nuovo, questo se consideriamo Dark Phoenix come conclusione di una saga che ci ha dato non pochi gioiellini.

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Insomma, se di un epilogo si trattava, un po’ di delusione è inevitabile. Ma d’altro canto, a seguito dell’acquisizione della Fox da parte della Disney, è ormai chiaro che gli X-Men verranno inglobati nel Marvel Cinematic Universe, in che modo ancora non ci è dato sapere. Dunque non ci resta che attendere, sperando che la Disney non trasformi gli X-Men in un circo e che dia loro, invece, nuova vita.

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Cecilia

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