Black Mirror 5 è un grave errore

La quinta stagione della serie antologica più amata al mondo è approdata su Netflix. Tre episodi, di circa un’ora, come sempre scollegati tra loro. Il main topic della serie, ideata da Charlie Brooker, è sempre il rapporto controverso tra uomo e tecnologia. Nel cast abbiamo Anthony Mackie, Andrew Scott, Miley Cyrus e molti altri.

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Da tempo aspettavamo che Netflix sfornasse questi nuovi episodi. Le mie aspettative erano discretamente alte, nonostante una stagione precedente non priva di scivoloni, ma nel complesso molto gradita dal sottoscritto. Bandersnatch, lo special “interattivo”, ha attenuato l’attesa dividendo però il suo pubblico.

Un pubblico diviso già da tempo. Uno schieramento che osanna Netflix per aver soffiato nuova vita sulla serie britannica e l’altro che condanna la cosiddetta “americanizzazione” degli episodi. Ossia edulcorandone tematiche e messa in scena.

Se prima, in questo scontro, mi trovavo vigliaccamente nel mezzo, ora la mia asticella inizia a pendere verso la seconda fazione.

Purtroppo il budget molto più elevato non riesce comunque a non farci rimpiangere i primi episodi cupi, claustrofobici e crudeli a cui Black Mirror ci aveva abituato. Garantisce ovviamente un cast migliore, il potenziamento del reparto effetti speciali e diverse altre migliorie tecniche. Purtroppo non può nulla contro la mancanza di idee e di intenti sul piano della scrittura, aspetto vincente delle primissime stagioni.

Qualcosa è cambiato insomma e non si tratta di novità positive.

“Ma Rob, è normale che le serie si evolvano!! Non è che tutte le stagioni possono essere come i dischi degli AC/DC”

Hai ragione, pienamente. Ben vengano le nuove idee, ben vengano le sperimentazioni e la voglia di cambiare. Ciò che non va bene è la perdita del significato. Se un ristorante è specializzato nella cucina piccante, è anche giusto che non proponga sempre i soliti piatti. Ma non storcereste il naso se, da un giorno all’altro, vi portassero solo freschi budini alla menta?

Black Mirror ha perso il suo smalto, fallendo nel suo intento di inquietarci e farci riflettere riguardo l’impatto che la tecnologia ha (o potrebbe avere) sulla nostra esistenza. Tre episodi che non riescono a comunicarci nulla.

Andiamo con ordine ed analizziamoli uno per uno.

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1- Striking Vipers

Anche stavolta tocchiamo il tema della realtà virtuale. Striking Vipers è un videogioco picchiaduro, molto simile a Tekken e Street Fighter, in cui ci si immerge completamente anche nel gioco stesso. Così tanto da rivivere anche le sensazioni corporee del proprio personaggio. Due vecchi amici finiscono quindi per fare quello che TUTTI probabilmente finirebbero per fare in un gioco simile: trombare selvaggiamente provare nuove esperienze sensoriali. Per un ora intera vedremo i due ragazzi cercare di dare una spiegazione ai propri sentimenti e avranno difficoltà a scindere la propria identità reale da quella virtuale. Esatto, anche qui un argomento già visto e rivisto.

Discreto scorrimento della trama, carine le citazioni, buoni gli effetti speciali e bravi gli attori. Resta comunque un episodio decisamente trascurabile per la banalità delle tematiche trattate.

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2- Smithereens

Forse l’episodio con il più alto potenziale della stagione. Il mio primo pensiero è balzato sul magnifico “Shut up and drive”, ma sfortunatamente si è rivelato tutt’altro. Un vero peccato, poiché è la puntata che presenta il cast migliore, tra cui spicca ovviamente Andrew Scott. L’attore scozzese ha retto da solo l’intero episodio, con un interpretazione folle e spettacolare. Ai tempi di Sherlock interpretò quel pazzo furioso di Moriarty e fu assolutamente perfetto. Speriamo soltanto non gli vengano destinati esclusivamente ruoli da psicotico.

Ad ogni modo, l’episodio inizia con il rapimento di uno stagista di questa Facebook alternativa, poiché Andrew Scott vuole a tutti costi parlare al telefono con il suo “Zuckerberg”. La scintilla era interessante, ma invece di accendere una puntata focosa e brillante ha dato vita ad un lungo e paternalistico spot di un ora che si potrebbe riassumere in:

“Non controllate le notifiche sui social mentre guidate, mi raccomando!”

Ok, grazie. Il prossimo…

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3- Rachel, Jack and Ashley Too

Qua ci divertiamo, amici ed amiche.

Perché non solo abbiamo davanti agli occhi un brutto episodio di Black Mirror, ma potrebbe essere persino un brutto filmetto di Disney Channel.

La peggior delusione di questa serie è l’episodio che vede protagonista la nostra bella Miley Cyrus. La storia è veramente semplice. Ashley è una superpopstar fighissima, molto amata dalle ragazzine. Dietro la sua vivacità, colori e testi patetici (“Credi sempre in te stessa!!”) c’è la sua spietata zia-manager. Lei spreme la nipote in ogni maniera possibile, trattandola come la sua gallinella dalle uova d’oro.

La componente “blackmirroresca” arriva nel momento in cui viene messa in vendita un robottino che richiama le fattezze di Ashley e ne contiene memorie e personalità, per diventare la nuova amica di ogni ragazzina.

Molto bene, ci siamo. L’idea funziona.

Anche stavolta però, l’idea viene disintegrata con una wrecking ball.

La sceneggiatura si tramuta in un teen drama con qualche componente fantascientifica ed due o tre buchi di trama veramente enormi. I personaggi sono piatti, spesso imbarazzanti ed un finale così sciocco non si vedeva dai filmetti delle gemelle Olsen.

Si salva giusto la Cyrus, la cui buona interpretazione è probabilmente dovuta al personaggio palesemente ispirato a sé stessa e la sua adolescenza devastata dal successo.

Però non ci siamo, ragazzi. Questo è un fallimento su più punti di vista. Ho capito che si sia voluto abbandonare il pessimismo cosmico delle prime puntate e si stia cercando di dare una punta di speranza nei confronti del futuro. Ma non è questo il modo.

Insomma, la MIA speranza è che Black Mirror non si fermi qui, ma vada avanti e riesca nuovamente a sorprenderci ed inquietarci. Vogliamo episodi che, alla fine, ci lascino in silenzio, mentre il nostro sguardo sconvolto si rifletterà sullo schermo spento. Lo “specchio nero”.

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RiccioRob

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