American Animals: che bomba!

American Animals, uscito nelle sale statunitensi nel 2018, è finalmente giunto anche da noi.
La trama della pellicola realizzata da Bart Layton narra la vera storia di una rapina alternando realtà e finzione in modo magistrale.
Nel cast: Evan Peters, Barry Keoghan, Blake Janner e Jared Abrahamson.
Ecco la nostra recensione.

Una botta di adrenalina incredibile, una regia precisa e ordinata, un’ interpretazione da capogiro e una colonna sonora da pelle d’oca.
Queste sono le parole che si sono formate sulle mie labbra appena ho terminato la visione di American Animals, film del 2018 scritto e diretto da Bart Layton.
La pellicola racconta la, semisconosciuta, vicenda della rapina avvenuta alla Transylvania University di Lexington nel 2004.
Punto di forza, assoluto, del lungometraggio è l’alternarsi tra interviste con i veri protagonisti della vicenda (interviste che, comunque, sono recitate) e scene interpretate da un cast di tutto rispetto: Evan Peters è Warren Lipka, Barry Keoghan interpreta Spencer Reinhard, Blake Jenner si cala nei panni di Chas Allen e Jared Abrahamson è Eric Borsuk.

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Ma parliamo della trama.
Warren e Spencer sono due ragazzi annoiati dalla vita e dalla routine della piccola cittadina nella quale vivono. Un giorno, dopo essere venuti a conoscenza della presenza di alcuni preziosissimi libri nella biblioteca della loro università, decidono di pianificare una rocambolesca rapina per appropriarsene.
L’esito evito di svelarvelo, anche se essendo una storia vera non sarebbe propriamente uno spoiler. Ma tant’è.

 

 

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Bart Layton ha girato un film che un piccola perla, uno spumeggiante ritratto della gioventù americana dei primi anni duemila, un affresco della pazzia generata dall’inesorabile avanzamento della noia. Non affezionarsi ai protagonisti di questo gioiellino è impossibile, poiché perfino il meno caratterizzato dei comprimari ha un carattere unico impossibile da non adorare.
L’intreccio di ricordi, memorie, punti di vista e opinioni dei protagonisti crea un vestito stupendo che la pellicola indossa divinamente, sfilando con convinzione e caparbietà di fronte agli occhi di un ammaliato spettatore.
Bokeh notturni e luci psichedeliche rendono ancora più fervida l’immatura euforia che accompagna la preparazione del colpo, tra citazioni cinefile per nulla velate e la recondita inconsapevolezza di quanto fallace sia la creazione del piano.
Alla fine a questa rapina lo spettatore ci arriva adrenalinicamente eccitato, tifando per i ragazzi con cui ha imparato a familiarizzare da inizio pellicola, dimenticandosi così dell’ovvietà: i protagonisti sono ragazzi e ciò comporta un alto tasso di inesattezza nei confronti delle speranze dello spettatore.
L’epilogo è una lezione di cinema e suspence concentrata in pochi minuti con un uso a dir poco magistrale della musica.

Bravo Layton, bravi tutti!

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