Ecco perché Too Old To Die Young rivoluzionerà il mondo delle serie tv

Dopo mesi di attesa è finalmente uscita, tramite Amazon Prime Video, la serie scritta e diretta dal danese Nicolas Winding Refn. Dopo il suo ultimo progetto, The Neon Demon, ci sono voluti tre anni prima di poter vedere nuovamente un prodotto del regista ultrapop per eccellenza. Per il cast di questo film ha optato per un bouquet di attori con volti nuovi, quali Nell Tiger Free, Augusto Aguilera e Christina Rodlo e altri ben più noti, tra cui Miles Teller, Jena Malone, John Hawkes e William Baldwin

 

Come parlare di Refn in maniera semplice? Non si può. Non si può nemmeno cercare di presentarlo in poche parole, perché qualsiasi semplificazione o riassunto di macro argomenti potrebbe ridurre il discorso estetico e contenutistico che egli porta in ogni sua opera. Cercare di fare una presentazione ‘a grandi linee’ ometterebbe degli elementi del suo cinema che sarebbero comunque fondamentali per la comprensione di questo artista. Però voglio essere coraggioso e voglio cercare di riassumere Nicolas Winding Refn (da questo momento in poi abbreviato NWR) attraverso la sua ultima fatica che si inserisce sì, all’interno dei nuovi canoni di produzione televisivi e di streaming on demand, ma che per numero di episodi e durata degli stessi, se ne discosta e non poco.
10 episodi della durata variabile che va da trenta minuti, fino all’ora e mezza, nei quali i canoni classici televisivi non sono pressoché mai rispettati, grazie a dei tempi fortemente dilatati e delle scelte di regia che si confanno più al grande schermo, che al piccolo.

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Non voglio analizzare singolarmente le puntate, perché non si tratta di una suddivisione ben netta degli argomenti e delle situazioni tali per cui sarebbe bene ragionare per compartimenti stagni e portare alla luce pregi e difetti di ogni singolo episodio. La costruzione della storia si sviluppa nel corso di poco più di un anno, attraverso eventi molto liquidi e mai precisamente inquadrati in un tempo ben definito dell’anno, ma vengono raccontati attraverso un flusso di frangenti che assomigliano molto ad un piano inclinato, dove eventi passati (che ci verranno svelati poco per volta) hanno dato la leggera spinta alla sfera, facendola partire senza freni verso una discesa senza fine, o quasi.

Martin Jones è un poliziotto molto schivo. Non si conoscono le sue origini, la sua famiglia e tutto ciò che è al di fuori del suo lavoro diurno e notturno è oscuro, poco chiaro. In una serata di ronda il suo partner viene ucciso da un ragazzo, Jesus, per vendicare la morte della madre Magdalena, una delle maggiori boss del cartello messicano.
Martin si reca da Damian, il boss di una gang giamaicana per la quale lavora insieme al suo defunto partner dopo l’orario d’ufficio per arrotondare, e da quel momento la guerra per i territori e per la giustizia contro il cartello messicano avrà inizio.
Nel frattempo veniamo a conoscenza del passato, presente e futuro di questo ragazzo destinato a grandi cose: Jesus.
La storia si sposterà continuamente tra le vicende che riguardano la vita di Jesus e quella di Martin, fino a quando il piano inclinato al quale accennavo prima non porterà le loro vite a incrociarsi e…

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I tratti distintivi che compongono il cinema di Refn sono tutti quanti ampiamente presenti anche in questo prodotto per lo streaming on line.
La sua indistinguibile fotografia riscalda, scotta, raffredda e congela gli ambienti nei quali si immergono le storie, grazie alle favolose luci al neon che il regista inserisce prepotentemente in (quasi) tutte le scene in interna e in numerose scene in esterna.
Cosa va a braccetto con i neon di NWR? Ma ovviamente la musica elettronica e i sintetizzatori.
La colonna sonora che accompagna tutte e dieci le puntate si compone di brani più o meno iconici, ma che si sciolgono e si mescolano nella ‘elettricità’ costante che scorre tra i fili della scena e degli ambienti.
Tutti gli attori recitano ‘con il freno a mano tirato’, contenendo sfoghi teatrali o reazioni esageratamente sopra le righe, ma comportandosi come se tutto quello che accade li stia costringendo a quella vita; è come se il destino fosse un sadico burattinaio che ti infligge questa esistenza, provocandoti del dolore, ma senza darti la possibilità di ribellarti. L’unico personaggio che sembra fuori dagli schemi e indipendente dal corso del destino, del quale si beffa bellamente, comportandosi come ‘Il Matto‘, come ‘Il Giullare‘ è William Baldwin, il padre della fidanzata di Martin: una maschera grottesca di cera composta più da ombre che da luci e che sembra costantemente in procinto di fare qualcosa di disgustoso o di inquietante, merito della naturalezza con la quale l’attore si districa nel ruolo affidatogli dal regista.
Mi sento di dover elogiare particolarmente la prova attoriale di Babs Olusanmokun, l’interprete del boss giamaicano Damian, il quale non si vede spesso, ma quando appare buca sempre lo schermo, grazie alla sua capacità di tenere in mano la scena anche senza parlare, ma solo con i movimenti e gli sguardi.

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Ragioniamo ora su cosa potrebbe significare tutta questa vicenda.
Le interpretazioni che le si possono dare sono molteplici, ma voglio proseguire la mia teoria del piano inclinato, mettendola in relazione con religione, magia nera e superstizione.
Le iconografie religiose che ci vengono proposte durante la vicenda sono molteplici, sia dal punto di vista semplicemente visivo e immediato (come magari crocifissi o inquadrature specifiche), sia dal punto di vista concettuale (partendo dal nome del protagonista messicano, Jesus e di sua madre Magdalena). La componente della magia nera è data dalla presenza di Jena Malone, una donna capace di percepire vibrazioni positive e negative delle persone e che aiuta tramite il buddismo, un sicario e dei poteri extra-sensoriali le famiglie che vogliono riprendere in mano la loro vita dopo avvenimenti disastrosi a loro accaduti.
Il tutto si mischia con la superstizione nel momento in cui  i tarocchi divengono il ‘filo rosso’ accompagnatore di tutta la serie, sia con le puntate che portano i nomi delle carte, sia con ciò che esse rappresentano nell’immaginario folkloristico comune.

Quello che si può ricavare dalla visione di questa serie è la via verso il caos dell’umanità. Non a caso ho voluto mantenere la metafora del piano inclinato.
Ci sono degli eventi che sono accaduti ‘fuori dallo schermo’, che hanno dato il via a questa discesa costante e inesorabile verso gli inferi che porterà l’essere umano ad autodistruggersi, esaltando l’auto celebrazione, denigrando i deboli e rendendosi i propri garanti di giustizia con punizioni corporali, torture, omicidi, stupri e disordine, col solo scopo di incutere timore nei confronti di chi ci sta al di sotto, confluendo, infine, nell’inevitabile Apocalisse di matrice biblica che, come racconta lo stesso Giovanni, porterà alla dannazione eterna di coloro i quali hanno osato distruggere l’equilibrio che la Terra, la Natura, ‘Il Mondo‘ hanno fino a quel momento gelosamente custodito e tentato di mantenere saldo.

Il tutto è presentato con l’esplorazione più profonda della natura dell’uomo, dell’animo umano composto di tutte le sue sfaccettature più brutte e macabre. Refn ci dipinge come burattini in mano ad un destino che ci guida cinicamente e sadicamente verso una svolta conclusiva che non può avere alcun lieto fine, ma che è stata causata non dalla fortuna, dal fato, ma noi stessi.

L’apocalisse e il turbamento umano, però, sono molto più dolci se contornati di neon.

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E’ una serie, questa, che vi consiglio caldamente di guardare, perché si discosta totalmente da quello che è stato fatto fino ad oggi in televisione e che riesce a raggiungere, per certi versi, il picco mai toccato (fino ad ora) dell’apice delle produzioni nella storia della tv: la terza stagione di Twin Peaks.
Starò esagerando? Forse sì, ma non me ne frega niente.
Dōmo arigatō, e alla prossima!

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