Johnny Depp vince e convince con il suo nuovo Arrivederci Professore

Con un anno di ritardo arriva anche nelle nostre sale il nuovo film di Wayne Roberts con protagonista Johnny Depp ‘Arrivederci Professore’.L’attore americano ritorna a recitare sul grande schermo dopo le bufere attraversate con la sua ex moglie, Amber Heard, senza interpretare alcun personaggio con un capello buffo o eccessivamente istrionico. Come se la sarà cavata?

 

Johnny Depp fa parte della mia vita, in relazione al cinema, fin da quando ne ho memoria. A partire dalle sue interpretazioni nei film di Tim Burton, finendo con pirati fuori di testa, nativi americani apatici e un cowboy in fuga, ho sempre avuto un debole per questo attore, che nonostante gli alti e i bassi di quest’ultimo periodo, causati dalle rovinose magagne legali dovute dalle accuse della sua ex moglie Amber Heard per violenza domestica, ho sempre cercato di fiondarmi al cinema ogni qual volta fosse in procinto di uscire una sua nuova interpretazione
In questo film si trova nei panni di un personaggio che non ha la necessità di essere sopra le righe e che è inserito in un contesto molto leggero, nel quale però vengono affrontati dei temi con un certo grado di profondità.

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Il film inizia con Johnny seduto in uno studio medico, di fronte al suo dottore, in attesa di venire a scoprire il referto per il suo incessante mal di schiena: si tratta di cancro ai polmoni. Johnny è un professore universitario di letteratura inglese e si trova ad avere due possibilità, o “tirare a campare” per un anno, forse un anno e mezzo, con chemioterapia e cure di vario genere, o spegnersi lentamente nel giro di 6 mesi. Non c’è bisogno che io vi dica quale sia la scelta intrapresa dal nostro protagonista.
Johnny torna in università, fa richiesta di un anno sabbatico per poter morire in solitudine e in tranquillità e decide di vivere, da quel momento in poi, trascinato dagli eventi, senza porsi troppe domande, soltanto scorrendo tra le situazioni volta per volta, perché sa che saranno inevitabilmente le ultime.

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Il film si presenta come una commedia brillante, con un sotto testo evidentemente tragico. Sia la malattia, che la situazione familiare non idilliaca nella quale riversano i protagonisti della vicenda (Johnny e sua moglie stanno insieme ormai solo per inerzia, lei lo tradisce, sua figlia si dichiara apertamente gay incontrando i dissapori della madre in tal senso) accompagnano via via gli eventi che sembrano scorrerci addosso, però, con una naturalezza disarmante, grazie alla semplice quotidianità e all’ironia, a volte anche nera, che permea tutto il film.

Tutto quanto ci viene presentato semplicemente per come è, senza alcun tipo di moralismi e cliché legati a questo genere di film, sia senza alcuna pesantezza eccessiva, che in alcuni casi potrebbe sfociare nel grottesco, ma semplicemente ci viene raccontato come un essere umano, che si trova catapultato in questa condizione, come reagirebbe se avesse soltanto sei mesi di vita. Non vediamo avventure fantasmagoriche hollywoodiane con santoni di ogni sorta che ti urlano ‘LA VITA E’ UNA, ASSAPORALA FINCHE’ PUOI‘, ma il tutto è portato avanti da un susseguirsi di giorni che, tramite l’apatia e il continuo accettare questa condizione, scorrono in maniera regolare, senza lo spettacolo smielato e fastidioso che si è soliti fare in quel di Los Angeles, dove si tratta spesso una malattia terminale quasi come un’opportunità, che come un’effettiva e semplice profezia di morte.

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Ma veniamo al punto cruciale del film: Johnny Depp.
Negli ultimi vent’anni si è passati dal dire che Johnny fosse uno dei migliori attori della sua generazione, grazie alla notevole duttilità che il suo volto e la sua voce potevano vantare, al dire oggi che è un attore bollito, violento, perennemente ubriaco, che pensa solo ai debiti e accetta qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Un Nicholas Cage con una chitarra e senza il trapianto di capelli, insomma.
I periodi più tristi e più bui ce li hanno tutti nella propria vita, soprattutto se si tratta di celebrità che attraversano fiumi di denaro fin da quando sono poco più che maggiorenni, inglobati da droga, feste, donne/uomini, e cattive compagnie associati a cattivi consiglieri intenzionati solo a guadagnare sulla tua pelle, vedendoti come un animale da ingrassare e da sgozzare alla prima occasione buona.
Qui ci troviamo davanti ad una prestazione attoriale di buon livello, come ci ha sempre abituato Depp (tranne in un paio di occasioni), al contrario di quello che dicono le malelingue. Diciamo anche che il personaggio che ha interpretato non gli poteva permettere di essere esageratamente sopra le righe, tranne in un paio di occasioni, in cui risulta estremamente vincente. La sincerità nello sguardo di Depp presente in tutto il film ti scalda il cuore, dipingendolo come un professore che ha davvero a cuore il suo lavoro, ma soprattutto come un padre premuroso, al quale interessa solo la felicità della figlia, unica vera persona importante della sua vita.

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Non si tratta chiaramente di un capolavoro e nemmeno di un film realmente degno di nota, ma è sicuramente una delle migliori commedie americane che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. Voi l’avete visto? Siete felici del successo al botteghino che ha ricevuto? Evidentemente, nonostante tutto, il nome di Johnny attira ancora un gran numero di gente al cinema e questo non può che rendermi/ci estremamente felice.

Dōmo arigatō, e alla prossima!

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Jakk

 

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