La seconda stagione di Dark vi farà esplodere il cervello

La serie tv evento tedesca firmata Neflix torna dopo due anni con una seconda attesissima stagione che vede un cast praticamente invariato e una trama, se possibile, ancora più complessa di quella a cui siamo stati abituati con la prima stagione. Tra viaggi nel tempo, paradossi e filosofia di alto livello come solo i tedeschi sanno fare, questi otto nuovi episodi non deludono le aspettative. A voi la nostra recensione.

Prima fondamentale questione da affrontare: come finisce la prima stagione di Dark? Già, perché dopo due anni la vera sfida è questa, ricordarsi dove (o meglio, quando?) ci eravamo lasciati. Be’, le cose importanti da sapere, se escludiamo i vari alberi genealogici, non sono molte in realtà.

Facciamo insieme un breve recap temporale, per partire col piede giusto prima di affrontare la seconda stagione.

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Le famiglie protagoniste sono quattro, e per comodità farò riferimento alla madre e al 2019: la famiglia di Hannah, la famiglia di Katharina, la famiglia di Charlotte e la famiglia di Regina.

Hannah Krüger Kahnwald è la madre di Jonas e la moglie di Michael, che abbiamo scoperto trattarsi di un adulto Mikkel, ovvero il figlio più piccolo di Katharina, scomparso nella prima stagione e finito nel 1986. Ci siamo lasciati con Hannah rimasta nel 2019 e Jonas catapultato nel futuro, presumibilmente alla fine del ciclo seguente, ovvero l’anno 2052, dopo aver chiuso il passaggio nella grotta.

Katharina Nielsen è la madre di Martha e Magnus, oltre che di Mikkel, e moglie di Ulrich. Lei, con i due figli più grandi, è rimasta nel 2019, mentre Ulrich l’abbiamo lasciato nel 1953, appena arrestato da un giovane Egon Tiedemann, nonno di Regina, con l’accusa di aver ucciso i bambini scomparsi quell’anno.

Charlotte Doppler è la madre di Franziska ed Elisabeth e moglie di Peter. Tutti e quattro non si sono mossi dal 2019, e di questa famiglia è importante ricordare due fatti: primo, l’unico parente noto di Charlotte è il nonno, che noi conosciamo perché è l’uomo che costruì la macchina del tempo nel 1921 e che scrisse il libro sui viaggi nel tempo che spesso viene menzionato e mostrato nella serie; secondo, Elisabeth ha conosciuto Noah.

Regina Tiedemann è la madre di Bartosz e la moglie di Aleksander (tutti e tre rimasti saldamente ancorati al 2019), ma ancora più importante è la figlia di Claudia, responsabile della centrale nucleare negli anni attorno al 1986, personaggio che vediamo comparire in tre diverse forme: quella del 1953, ancora ragazzina, insieme al padre Egon e alla madre Doris – la quale vediamo coinvolta in una relazione segreta con Agnes Nielsen, straniera appena arrivata in città e di cui si sa poco, oltre al fatto che è la madre di Tronte Nielsen e dunque nonna di Ulrich -; quella del 1986, da adulta; e quella di un futuro imprecisato, da anziana viaggiatrice nel tempo, una delle poche figure che nella prima stagione sembrano sapere esattamente quello che sta succedendo a Winden.

Oltre a questi personaggi, da ricordare sono lo Straniero, che si scopre verso la fine della prima stagione essere uno Jonas cresciuto, e padre Noah, entrambi al corrente dei viaggi nel tempo e apparentemente nemici.

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Detto ciò, passiamo ai fatti, e chiaramente occhio allo spoiler: questa seconda stagione riprende tutte e quattro le epoche esattamente da dove le avevamo lasciate, approfondendo maggiormente gli eventi che sono accaduti nel 1921 e chiarendo le cause, già subodorate, dello scenario post apocalittico del 2052. I protagonisti restano gli stessi, non subiamo grosse perdite, e anzi si aggiungono personaggi fondamentali, quali Adam, il capo del Sic Mundus, ed Elisabeth adulta, sopravvissuta all’apocalisse del 2020, avvenuta circa sei mesi dopo la scomparsa di Jonas.

La prima cosa che salta all’occhio di questa stagione è che quasi tutti gli intrecci non strettamente collegati alla tematica principale del viaggio nel tempo vengono pressoché abbandonati, per concentrarsi di più sul ruolo del Sic Mundus e sui paradossi temporali che coinvolgono alcuni dei protagonisti.

La seconda cosa è che i creatori della serie hanno voluto sbizzarrirsi con i colpi di scena.

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E allora direi di partire col botto e affrontare subito il primo e più spettacolare della stagione, ovvero l’identità di Adam. Dark è una serie che ha sempre giocato su questi colpi di scena, a cominciare dalla rivelazione dell’identità del padre di Jonas, ma nonostante fossimo preparati, questo nessuno se lo aspettava.

In questa stagione scopriamo che ha fondato il Sic Mundus in un punto imprecisato del futuro di Jonas, dopo aver affrontato diversi ostacoli che l’hanno portato a credere fermamente che il mondo debba finire per far posto a qualcosa di nuovo. Chiaramente, di tutto ciò che ha vissuto noi non vediamo nulla, dato che la stagione si chiude con Jonas che è ancora un ragazzo, e dunque la storyline di Adam resta uno dei punti interrogativi della serie.

Quello che sappiamo, per ora, è che Adam è il cattivo da combattere, e di questo persino Noah si rende conto, dopo essersi ricongiunto con quella che si scopre essere sua figlia, ovvero Charlotte: altro grosso colpo di scena della stagione, a cui si aggiunge la rivelazione ancora più sorprendente dell’identità della madre di Charlotte.

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In perfetto stile Dark, il futuro cade nel passato e il paradosso sostiene un edificio di relazioni causali che vengono ribaltate l’una rispetto all’altra: in questo caso, la figlia di Charlotte è anche sua madre, e dunque una relazione che dovrebbe essere asimmetrica – la madre può esistere senza che esista la figlia mentre la figlia non può esistere senza che sia esistita la madre – diventa simmetrica, per cui anche la madre non potrebbe essere esistita senza che fosse esistita la figlia.

Qui vengono scomodati paradossi creati dalle più grandi menti filosofiche della storia, paradossi che a tutt’oggi nessuno è ancora riuscito a risolvere in modo definitivo senza dover tirare in mezzo una teoria del multiverso – di cui, guarda caso, dovremo parlare più avanti.

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Ma non finisce qui, perché il vero paradosso di questa serie, che riguarda il principio stesso del viaggio nel tempo, è proprio quello che vede protagonisti i due oggetti che hanno portato agli eventi che sono successi durante i quattro cicli finora visti: la macchina del tempo e il libro sui viaggi nel tempo. Sì, perché come ci viene spiegato, riportando una versione alternativa del paradosso di Bootstrap, troviamo, alla base di tutto, proprio un paradosso dai risvolti filosoficamente inquietanti: sia la macchina che il libro sono stati creati sulla base di se stessi, sulle versioni del futuro di entrambi gli oggetti riportate nel passato per fare da modello agli oggetti stessi. L’omega è l’alfa, la fine è il principio. Lo sappiamo da sempre, ce lo ripetono fin dall’inizio della serie: quello che crediamo essere il futuro non è che il passato, e il passato è il risultato di eventi futuri. Il tempo non è che un serpente che si morde la coda.

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Dunque man mano che i protagonisti vengono a coscienza, uno dopo l’altro, di quello che sta accadendo a Winden, si fa sempre più chiaro come tutto sia collegato, e allora persino un personaggio come quello di Agnes, di cui ci eravamo facilmente dimenticati, si scopre essere la sorella di Noah e avere un ruolo importante nel ciclo degli eventi; Magnus e Franziska – o almeno, quella che intuiamo essere Franziska -, dopo che li vediamo sparire poco prima dell’esplosione insieme a Bartosz e Jonas adulto, ricompaiono nel 1920 accanto ad Adam, con un ruolo per ora a noi totalmente ignoto, ma che sicuramente ci verrà chiarito; persino la piccola Elisabeth viene inserita in un quadro decisamente più grande di quello che fino alla prima stagione credevamo essere quello del suo personaggio. Come ripete più volte Charlotte, tutto è collegato.

E tutto accade nel modo in cui è sempre accaduto. Perché alla fine è questo il vero punto della seconda stagione, il fatto che tutte le cose accadono nel modo in cui sono sempre accadute. Ce lo dice Adam, ce lo dice Claudia, ce lo dice Jonas, tre personaggi che alla fine si rivelano come centro di tutto, gli unici veri agenti, quasi tre punte di un triskell, che è anche il simbolo del Sic Mundus, simbolo che, nella cultura celtica, indica proprio il ciclo infinito di passato, presente e futuro.

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Ancora di più rispetto alla prima, questa seconda stagione appare chiaramente come una freccia che punta verso la fine, ovvero verso il momento in cui la centrale nucleare esplode dopo che la cosiddetta particella di Dio viene riportata in superficie, dando inizio al nuovo ciclo. Tutto ciò che accade porta a quel giorno, persino la struttura degli episodi: gli intrecci, le rivelazioni, le caratterizzazioni che lasciano in secondo piano la maggior parte del cast per far emergere quelli che in futuro saranno i veri protagonisti, ovvero Jonas, Claudia, Adam e Martha. E riguarda proprio quest’ultima l’altro grande colpo di scena della serie: nel giro di pochi minuti la vediamo infatti morire per mano di Adam, consapevole che quel primo terribile trauma sarebbe anche stato il primo passo di Jonas ciò che sarebbe stato in futuro – ovvero Adam stesso -, per poi riapparire provocando in noi una reazione non molto diversa da quella che ha avuto il povero Jonas. La diversa pettinatura è la prima cosa che ci indica una diversa identità, e soprattutto una diversa consapevolezza. Perché questa Martha, quasi sicuramente, non è la stessa Martha che abbiamo visto fino ad ora, non è una versione di quella Martha, proveniente dal futuro. La nostra Martha non sopravvive al colpo infertole da Adam. Questa Martha non proviene da un’altra epoca, non è questa la domanda che dobbiamo porci, bensì da un altro mondo.

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Ed ecco che allora compare l’inevitabile, ciò con cui ogni filosofia contemporanea sul tempo deve fare i conti: la teoria del multiverso. O teoria dei molti mondi, se vogliamo chiamarla come la ideò Hugh Everett, ovvero la versione più semplice e intuitiva delle soluzioni ai paradossi dei viaggi nel tempo. La soluzione che stiamo cercando, infatti, secondo Everett, è riposta in una concezione dell’universo che pone come concretamente esistenti infinite versioni dello stesso mondo tra loro in grado di comunicare. Senza entrare troppo nello specifico, sembra essere questa la nuova teoria introdotta nella serie, proprio quando le cose cominciavano a farsi troppo complesse.

Perché infatti, dal momento che Jonas ragazzo è diventato consapevole del proprio destino, la sua missione diventa quella di ostacolare in ogni modo il percorso apparentemente già tracciato davanti a lui, non tanto per fermare l’apocalisse, che effettivamente avviene, quanto per rimettere a posto le cose. Eppure più volte ci sentiamo dire che le cose accadono nel modo in cui sono sempre accadute: fin dal primo episodio, l’universo che ci viene presentato in Dark è un universo causalmente chiuso e predestinato, in cui nulla di ciò che i viaggiatori possono fare tornando indietro nel tempo per cambiare le cose, effettivamente le cambia, effettivamente può modificare il futuro.

Fino a un certo punto sono stati in grado di mantenere perfettamente coerente con se stessa questa linea interpretativa del tempo, ma da un certo momento in avanti ci accorgiamo che qualcosa non funziona, che Jonas adulto sembra troppo in balia degli eventi nonostante la sua versione più giovane sappia esattamente cosa fare. Per non parlare del fatto che da diverse puntate, ormai, c’era il forte presentimento che effettivamente ci fosse un modo per spezzare il ciclo, per interrompere l’eterno ritorno, e come poteva accadere, se fino a quel momento era stata fermamente sostenuta una versione temporalmente chiusa dell’universo?

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La risposta è che non ci è ancora stato detto tutto, su questo tempo che tanto pensiamo di conoscere. Se fino ad ora la domanda non è stata dove, ma quando, adesso le cose cambiano: adesso la domanda è dove-e-quando, una domanda che introduce quello che probabilmente sarà uno sviluppo più contemporaneo sulla questione dello spaziotempo e del tempo come curva sottoponibile a variazioni. Una domanda che, come già detto, introdurrà quasi sicuramente il multiverso, e noi speriamo solo che questa complessa soluzione narrativa delle dimensioni parallele venga gestita meglio di come hanno fatto quelli della Marvel – anche perché peggio di così è difficile fare.

E così, invece di chiarirci le idee, questa seconda stagione non fa che risolvere un paio di questioni irrisolte della prima stagione e, in compenso, aprire una serie infinita di domande, a cui speriamo la terza stagione – già confermata – penserà a rispondere.

Fra queste, come già detto, quasi nulla ci è chiaro del percorso che ha portato Jonas a diventare Adam, e anche di questo misterioso anno “di addestramento” trascorso insieme a Claudia non sappiamo assolutamente niente. E dubbi ancora abbiamo sull’effettiva consapevolezza delle varie versioni di Jonas rispetto al proprio passato e a tutte le cose che accadono al giovane Jonas: quanto di tutto ciò è presente nella memoria di Jonas adulto, quanto nella memoria di Adam, quanto di tutto quello che gli succede era già scritto e quanto, invece, è inedito e rappresenta una prima frattura nel ciclo di eterno ritorno?

E ancora, come Claudia diventa una viaggiatrice, cos’è accaduto in quell’intervallo temporale che separa la sua versione adulta del 1986 dalla sua versione anziana di un futuro non bene identificato? Qual è il suo vero ruolo, è davvero buona, è cattiva, è qualcosa che va al di là del bene e del male? E le stesse domande valgono per Adam: davvero non possiamo fidarci di lui, davvero non c’è una motivazione dietro le sue azioni, qualcosa che effettivamente ha spinto il giovane Jonas a diventare Adam, che ha spinto persino Magnus e Franziska a unirsi a lui?

Ancora, qual è la storia di Noah, qual è la storia di Elisabeth, qual è la loro storia insieme e chi, fra Elisabeth e Charlotte, viaggia nel tempo? È Elisabeth che viene riportata nel passato da Noah, così da partorire Charlotte nel passato, o è Charlotte che viene partorita nel futuro e poi riportata indietro nel tempo, o la curva del tempo cade su se stessa in un altro modo, in un modo che permette a due linee temporali parallele di toccarsi, così come Helge e Jonas si sono toccati alla fine della prima stagione, così come Charlotte e una adulta Elisabeth si sono toccate alla fine di questa?

L’esplosione con cui si chiude la stagione è veramente la fine di tutto? Il futuro non verrà modificato? I personaggi nel bunker sopravvivono, e se sì, dove sono finiti nel 2052, dato che vediamo soltanto Elisabeth? E soprattutto, crediamo davvero che Charlotte venga semplicemente tolta di mezzo in questo modo, o succede ciò che è successo a Jonas, ovvero che anche Charlotte viene spedita in un’altra epoca in seguito al contatto con la Elisabeth del futuro?

Katharina riesce a tornare nel passato? E se sì, cosa significherà questo per Mikkel e per l’esistenza stessa di Jonas? Cosa significherà per Ulrich? Cos’ha fatto Hannah nel passato? Chi è la ragazzina che Jonas conosce nel futuro? Cosa ne ha fatto Claudia delle informazioni sulla particella di Dio?

Ma soprattutto: chi è la nuova Martha e da dove viene, e cosa questo incontro comporterà per il personaggio di Jonas e per il suo cammino che ancora ci sembra inevitabilmente tracciato?

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Non ci resta che aspettare e sperare che qualche risposta ci venga data nella prossima stagione. Ma io confido nelle menti che stanno dietro questa serie, so che non ci deluderanno: che sia la droga, la follia, la genialità, tutte e tre le cose insieme, sono riusciti a creare una serie veramente di alto livello, di grande spessore filosofico, che coinvolge anche tematiche fisiche più che contemporanee, portando a un prodotto che inevitabilmente mantiene incollati allo schermo l’esperto in materia così come il più impreparato.

Che dire, dunque, se non: 2020 arriva presto!

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Cecilia

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