La terza stagione di Stranger Things si poteva tranquillamente evitare

Dopo due anni di attesa, la serie evento di Netflix torna con una terza stagione più dark e più adulta, che segue la crescita di un cast che ormai è diventato iconico. Qualche nuova aggiunta azzeccata compensa una trama che purtroppo, se mettiamo da parte l’entusiasmo del momento, non regge al confronto con quella delle prime due stagioni, e che a conti fatti punta più sullo spettacolo che sull’intreccio. Vediamo cosa non ha funzionato nella nostra recensione.

Prima di sfoderare l’ascia di guerra, qui parla una fan storica della serie, che ha adorato la prima stagione e letteralmente amato la seconda. Ed è per questo motivo che oggi si deve schierare dalla parte dei cattivi e fare le pulci a quella che di fatto risulta essere una delle serie più iconiche di sempre: è proprio perché la adora, che questa fan storica non può fare a meno di restare un po’ delusa da una terza stagione su cui l’aspettative erano davvero tante. Forse troppe.

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Cominciamo con le cose semplici. La stagione si apre qualche tempo dopo il grande scontro fra Undici e il Mind Flayer, a seguito del quale la ragazzina è riuscita a chiudere il portale che collega il nostro mondo al Sottosopra, intrappolando la creatura apparentemente per sempre. Nella scena finale, tuttavia, appare un gigantesco Mind Flayer decisamente infastidito, che, sopravvissuto allo scontro con Undici, evidentemente comincia a meditare vendetta. La partita non è chiusa e si riapre ufficialmente quando un gruppo di scienziati russi cerca di aprire un passaggio per il Sottosopra.

Se siete arrivati fin qui, immagino sia perché siete curiosi di capire cosa non ha funzionato in una stagione che avete già visto, quindi direi di bandire le ciance, saltare l’inutile sinossi iniziale, dato che tutti sapete cos’è successo, e passare ai fatti. Se invece siete qui per capire se vale o meno la pena di guardare questa stagione, o questa serie, occhio perché gli spoiler fioccheranno come neve in inverno.

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Partiamo con una premessa: non tutto è da bocciare e arriverà il momento di parlare anche degli aspetti da promuovere a pieni voti. Il problema qui è proprio la stagione in sé: a conti fatti, diverse cose non funzionano. Partiamo dalla trama.

Ci siamo lasciati alle spalle due stagioni difficilmente riassumibili in poche parole, perché di cose ne sono successe e il ritmo è sempre stato più che sostenuto: sono state aperte diverse linee narrative, che toccavano Hawkins, il laboratorio, il Sottosopra, che approfondivano la storia e il carattere di diversi personaggi. Ora analizziamo la terza stagione: tutto si riduce a un mostro e a un gruppo di russi. L’apertura verso la possibilità di ritrovare i simili di Undici, che sarebbe stato bello inserire anche in questa stagione, per combattere la monotonia dell’unica linea narrativa, viene totalmente abbandonata. Le linee narrative si riuniscono in un’unica storia che gravita attorno al Mind Flayer, tornato dal Sottosopra per uccidere Undici. Il ruolo dei russi è quasi per nulla approfondito, tant’è che dei loro scopi ci dice più una scena dopo i titoli di coda che un’intera stagione: il fatto che sono russi, inoltre, sembra non essere altro che un escamotage comico che volge a favore della storyline della Truppa dei Coni – premessa, uno degli aspetti da promuovere a pieni voti. Per non parlare dei loro interventi, che, se non contiamo il dolce Alexei, si riducono a una fila di monotoni scazzottamenti e imbarazzanti prove di incapacità – cosa che volge sempre a favore della Truppa dei Coni.

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Dall’altra parte abbiamo un Mind Flayer che vede ridurre il proprio spessore, rispetto alla scorsa stagione, a semplice presenza, che agisce concretamente soltanto alla fine. È vero, recluta sventurati e inconsapevoli seguaci fin dalla prima puntata, ma questo è tutto ciò che fa. Senza contare che l’aspetto più interessante, ovvero la sua capacità di possedere la mente del proprio ospite, appare in decisamente impallidito, se confrontiamo la storyline di Billy in questa stagione con quella di Will nella scorsa. Con Will c’era più profondità, più mistero, più suspense, a tratti era davvero inquietante, e il suo rapporto con Joyce è davvero una delle cose più belle della scorsa stagione. Ora l’ospite è un personaggio con cui c’è poco feeling emotivo, a cui è stato dato un passato che si è esaurito in un paio di scene e un legame, quello con Max, quasi inaspettato, se consideriamo come si era conclusa la scorsa stagione. Non dico che è sbagliato, dico che andava introdotto meglio, magari concentrandosi su questa storyline ed eliminando qualche imbarazzante scena di sbaciucchiamento fra Mike e Undici.

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Insomma, se non consideriamo l’evidente spettacolo visivo che comporta la presenza del Mind Flayer in questa stagione – pensiamo, soprattutto, allo scontro con i fuochi d’artificio -, il suo ruolo sembra decisamente appiattito, molto meno mind flaying e molto più body flaying, dato che ciò di cui ha davvero bisogno, stavolta, sono i corpi. Così come ancora più appiattita appare la storyline di Undici & friends., protagonisti di una crescita sì inevitabile, ma che, andiamo, poteva evitare di renderli tutti così antipatici e superficiali. Will sembra essere stato messo da parte non solo come personaggio, ma anche come attore, quasi come se avesse dato troppo nelle scorse due stagioni; Lucas, che fin dall’inizio non era un mostro di simpatia, riesce a peggiorare, trascinandosi dietro anche Mike, che sembra totalmente un’altra persona. Le già menzionate scene di sbaciucchiamento sono solo la ciliegina su una torta fatta di scambi interpersonali che ammazzano completamente un personaggio tosto come Undici, che in questa stagione, per la maggior parte del tempo, sembra non riuscire a emergere, legata com’è ora al rapporto con Mike, ora a quello con Max. Una Max che, nel suo piccolo, è l’unico personaggio di cui vediamo uno sviluppo concreto e interessante, grazie soprattutto al perfetto inserimento nel gruppo.

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Appiattiti risultano anche Jonathan e Nancy – lui decisamente più di lei -, che ritroviamo veramente protagonisti soltanto nelle ultime due puntate. In sostanza, è questo il problema, sia riguardo alla trama, che riguardo alla maggior parte dei personaggi: una stagione composta da otto puntate non può permettersi di prendersi quattro puntate di preparazione, due di sviluppo e due di azione concreta, perché è chiaro che, quando l’azione concreta si svolge, allora diventa tutto una figata, peccato che prima ci sono state sei puntate di tira e molla. Gli stessi schemi sono stati adottati all’inizio e sono stati ripetuti fino alla fine, soprattutto riguardo all’utilizzo delle capacità di Undici, che sembra un po’ rimpicciolirsi se paragonata al personaggio che era nelle scorse due stagioni e della quale forse apprezziamo più le doti attoriali da parte di Millie Bobby Brown, che il ruolo svolto dal personaggio in sé in questa stagione. Tutti, tutti sembrano rimpicciolirsi.

Tranne…

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Tranne alcune punte di diamante, a cominciare da lui, il re della serie, mister Steve Harrington. Dopo aver vissuto uno degli sviluppi più interessanti della storia della cinematografia mondiale, Steve si riconferma come personaggio assolutamente indispensabile e totalmente padrone della scena, protagonista di situazioni fra le più comiche e le più drammatiche della stagione. La sua storyline è il primo aspetto da promuovere a pieni voti, e va di pari passo con la storyline di Dustin, cosa che conferma la loro amicizia come uno degli elementi più iconici della serie. E anche i restanti componenti della Truppa dei Coni non sono da sottovalutare, con Erica da una parte, che la si ami o che la si odi, personaggio travolgente e Robin dall’altra, lei la si ama e basta, strepitosa new entry e protagonista di questa storyline meravigliosa dall’inizio alla fine.

Unica nota dolente, grossa, immensa, terribile nota dolente: una chimica come quella fra Steve e Robin, fatta germogliare e crescere nel corso della stagione in modo strepitoso, non può venire ammazzata così crudelmente da una bomba di questa portata. Una rivelazione perfetta, fra l’altro, sganciata in modo splendido, ma comunque criminale. Va bene l’amicizia e il personaggio di diverso orientamento sessuale ci sta tutto… ma Steve se la merita una Robin.

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Altra piena promozione va all’accoppiata Joyce&Hopper, soprattutto se pensiamo al personaggio di lui, che si merita l’elezione a miglior personaggio della stagione, anche alla luce del sacrificio finale – che non inganna nessuno, l’abbiamo vista la scena dopo i titoli di coda, quel “non l’americano” non ce la conta giusta. Accanto a Murray e Alexei, Joyce e Hopper formano l’altro quartetto delle meraviglie, un gruppo dinamico e comico, caratterizzato da ritmi narrativi semplicemente perfetti.

Ma il problema è sempre quello: due storyline non possono valere una stagione. Parliamo sempre di Stranger Things, il livello tecnico è sempre molto alto, la fotografia sempre spettacolare. Forse ci hanno dato un po’ troppo dentro con gli sbrodolamenti degli anni ‘80, tanto che la stagione risulta a tratti un po’ caricaturale, sotto quel punto di vista, ma resta Stranger Things. Resta iconica. E forse è per questo che dovremmo fare uno sforzo doppio per staccarci da quello che è il giusto e normale entusiasmo del momento e fare concretamente i conti con l’economia generale di questa terza stagione. Non è che forse la trama è stata un po’ lasciata da parte, per concentrarsi più sul fenomeno Stranger Things? Non è che forse siamo ancora tutti accecati da questo fenomeno, ancora tutti troppo entusiasti? Di certo questa stagione non ha fatto pena, ma reggere il confronto con le prime due è davvero difficile, così come veramente complesso era mantenere lo stesso livello: l’asticella era stata messa molto in alto.

Detto ciò, non tutto è perduto: la quarta stagione, non ancora confermata, è quasi sicuramente già in produzione, visto l’enorme successo della serie. E continuiamo ad aspettarci grandi cose dai fratelli Duffer.

Completamente da bocciare, questa terza stagione? Non completamente, due risate ce le siamo fatte, due scene spettacolari le abbiamo viste, due lacrime sono scese. Ma, se consideriamo la trama in sé, resta una stagione dimenticabile.

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Cecilia

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