Toy Story 4 è il sequel di cui non sapevamo di aver bisogno

Disney Pixar ha deciso che Woody, Buzz e gli altri giocattoli hanno ancora qualcosa da raccontare. Dopo nove anni dal finale perfetto di Toy Story 3 La Grande Fuga, questo nuovo capitolo riesce ad esplorare al meglio l’evoluzione ed i sentimenti dei nostri amici plasticosi. Al suo debutto in cabina di regia troviamo Josh Cooley, mentre nel cast di doppiatori spiccano i nomi di  Tom Hanks, Tim Allen, Tony Hale, Jordan Peele e molti altri ancora.

Il titolo dice tutto.

Pensavamo che quel bel finalone lacrimoso che la Pixar ci regalò ben nove anni fa fosse abbastanza. Un traguardo, la meta finalmente raggiunta, la perfetta chiusura di una saga che ha cresciuto migliaia di bambini.

Quando fu ufficiale l’uscita di questo nuovo capitolo, lo sconforto fu enorme quasi quanto la mia paura. Ce ne sono così tanti di sequel atti solamente allo spremere i brand più famosi fino all’ultimo dollaro. Perché anche Toy Story? Perché???

In preda a questi sentimenti ed alla voglia di entrare in sala senza troppi preconcetti, ho atteso l’uscita di questa pellicola senza guardare alcun trailer, leggere recensioni e/o commenti.

A scatola chiusa, insomma. E che ci ho trovato dentro?

Toy Story 4 - recensione film pixar

Ho trovato, come da titolo, il sequel di cui il mondo aveva bisogno e ve lo spiego tramite un pratico schemino.

  • Toy Story (1995) fu una vera e propria rivoluzione. Alzò esponenzialmente l’asticella che gli studi d’animazione avrebbero dovuto superare, influenzando per sempre le stesse ed il nostro immaginario. Rispondeva alla semplice domanda: “E se i nostri giocattoli provassero sentimenti come noi?” e all’accettazione della propria natura di giocattoli. E ci riuscì portando in scena una storia fresca, divertente, stracolma di scene iconiche. Mi servì ad imparare ad avere più rispetto delle mie cose e di ciò che essere rappresentavano per me.

 

  • Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa (1999) approfondì con successo i sentimenti sopracitati. Un film più brillante ed ardimentoso. Le citazioni ad altri film (Star Wars su tutti) si sprecavano prima ancora di essere mainstream. Introduce non solo una vena malinconica, legata la tema della “roba vecchia” presa e dimenticata per sempre e all’accettazione del destino inesorabile di ogni giocattolo: prima o poi i bambini cresceranno e non saranno più utili.

 

  • Toy Story 3 – La Grande Fuga (2010) è stata, come dicevo prima, la conclusione perfetta di questa prima trilogia. La Pixar ha mostrato i muscoli con la sua computer grafica incredibilmente progredita e ci ha regalato un finale che, ne sono certo, non verrà mai e poi mai dimenticato. Andy saluta i suoi giocattoli, i quali verranno affidati ad una nuova bambina. Il “loro” padroncino è cresciuto e di loro non se ne fa più niente, è vero. Però è tempo di ricominciare, perché la vita di un giocattolo è lunga e deve andare avanti. Un ottimo pretesto per parlarci di rinascita e dell’importanza di voltare pagina e ricominciare dal principio.

 

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E quindi basta, no? Di che altro doveva parlarci questa saga?

Di tutte e tre le cose: accettazione di sé stessi, consapevolezza di aver fatto il proprio tempo, ricominciare una nuova vita.

Il film è incentrato principalmente su Woody, che attraversa queste fasi in un crescendo di dubbi, paura ed emozioni forti. Il nostro sceriffo combatte fino alla fine per il bene della propria bambina, ci mostra una grande maturazione del personaggio e riesce a sorprenderci più di una volta per il coraggio delle sue azioni.

Coraggiosa è stata in primis la Pixar, che riesce a confezionare anche stavolta un film gradevolissimo per il piccolo pubblico, ma soprendentemente molto profondo anche per noi adulti. Forse uno dei loro titoli che più si rivolge a noi, insieme a Coco ed Inside Out.

La regia di Josh Cooley è meravigliosa, il che è fantastico tenendo conto che si è trattata della sua prima esperienza di regia (è comunque sempre stato un animatore con un Curriculum Vitae bello ciccione, mica il primo fesso sia chiaro).

I tempi comici sono perfetti, mai fuori luogo od esagerati e rendono il film uno dei più divertenti di casa Disney Pixar. Potremmo considerarlo anche il più “horror” (passatemi il termine), viste le numerose chicche e citazioni a questo genere cinematografico (Frankenstein, l’Alba dei Morti Viventi, La Bambola Assassina, Annabelle ecc ecc..)

Sul piano tecnico io non riesco a capacitarmi di quanto la casa californiana riesca sempre a stare un passo avanti a tutti. La cura con cui vengono resi i materiali di ogni singolo personaggio, come peluche, porcellana, tessuto e plastica è ai limiti del maniacale. Non ce la faccio ad immaginare i livelli che potranno raggiungere nei prossimi dieci anni, ma consiglio di tenervi forte ed allacciare le cinture.

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L’approfondimento della sfera emotiva di Woody è senz’altro riuscito alla grande, ma questo ha lasciato in disparte quasi tutti i personaggi più amati.

Buzz si riduce ad una macchietta inspiegabilmente rincitrullita. Il suo comportamento non ha sempre senso e molti dei suoi dialoghi rasentano l’imbarazzo. Jessie viene mal sfruttata, se non verso il finale, mentre gli altri personaggi si riducono a mere comparse.

“Per la peppa e la peppina!!” urlerebbe il povero Slinky.

Insomma, Toy Story 4 è un film assolutamente consigliato ed è destinato ad occupare il suo piccolo spazio nella storia della cinematografia animata, pur con i suoi accettabili difetti. Il finale che ci viene presentato è, anche questa volta, perfetto ed apparentemente definitivo.

Ma a questo punto chissà. Si vocifera già di altri sequel, ma ora come ora la mia paura ha fatto spazio a curiosità ed entusiasmo. Voglio fidarmi e ad aspettare con ansia cosa avranno ancora da mostrarci, magari dando più spazio a Buzz Lightyear e soci questa volta.

Woody, insieme a noi tutti, ha imparato una lezione fondamentale della vita. Uscire dai propri schemi non è necessariamente un male ed ogni uomo (o giocattolo) è artefice del proprio destino.

“Not all those who wander are lost” direbbe il maestro Tolkien.

 

BONUS TRACK SPOILEROSA:

Come sapete, non abbiamo avuto la fortuna di vedere questo Toy Story 4 doppiato dalla voce di Fabrizio Frizzi, storico interprete di Woody. Il caso vuole che, verso metà film, lo sceriffo sia costretto a cedere il dispositivo al suo interno che attiva la sua voce dopo averne tirato la cordicella.

Questo dapprima lo abbatte, contribuendo a farlo sentire perso ed inutile, ma riuscire ad accettare questa sua nuova condizione per fare del bene a qualcun’altro riuscirà finalmente a farlo sentire “libero”.

Senza volerlo, per noi italiani tutto ciò acquista un nuovo e commovente significato.

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RiccioRob

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