The Nest – Il nido: kitsch e buone intenzioni per Ferragosto

The Nest – Il nido è il nuovo film di Roberto De Feo. La trama segue le vicende del giovane Samuel nella misteriosa villa di famiglia. Nel cast Justin Korovkin, Francesca Cavallin, e Ginevra Francesconi. Ecco la nostra recensione!

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The Nest – Il Nido è il thriller all’italiana che non ti aspetti: incubi di antiche magioni nascoste in ettari di terreno boschivo, abitate da una strana setta di autoinvestitisi apostoli della palingenesi della società contemporanea; emaciati adolescenti costretti sulla sedia a rotelle; una muraglia che divide dal resto del mondo.

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Queste le coordinate della narrazione molto “anglosassone” del primo lungometraggio che Roberto De Feo, già apprezzato per il corto Ice Scream (2010), porta sullo schermo nelle vesti sia di regista che di sceneggiatore. Come se non bastasse, la volontà di azzeramento programmatico della (scarna) tradizione nazionale del film di brividi mainstream viene sottolineata ulteriormente dal cast e dal team di realizzazione: nomi nuovi, pressoché sconosciuti, alcuni provenienti dalla fiction per piccolo schermo.

E un prodotto del genere, in Italia, si faceva effettivamente fatica a trovarlo: il film ruota infatti attorno al processo di crescita di Samuel (Justin Korovkin), bambino schivo e taciturno ma di intelligenza vivace, paralizzato dalla vita in giù a seguito di un incidente stradale nel quale ha perso il padre. Egli si trova così a sperimentare il passaggio all’adolescenza nella tenebrosa Villa dei Laghi, centro di una tenuta agricola in cui vive segregato con la madre (Francesca Cavallin) e alcuni altri adulti. Tutti si preoccupano che Samuel riceva la migliore educazione possibile, e che raggiunga la felicità, obiettivo che, a detta della madre, è perseguibile solo all’interno della “buona” tenuta, baluardo di salvezza neo-vittoriana contro la cattiveria del mondo esterno. Sarà però solo grazie all’incontro con Denise (Ginevra Francesconi), ragazzina proveniente da oltre la barriera, che Samuel potrà davvero confrontarsi con la realtà, turbando in questo modo il delicato equilibrio del Nido.

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Nel mentre, però, si è creato uno squilibrio ben meno risolvibile, ed è quello tra ciò che di originale viene proposto e ciò che invece si rifà a modelli di genere ben collaudati. La vicenda sembra spuntare da un astuto collage tra la filmografia di M. Night Shyamalan (The Village e Il sesto senso su tutti), la critica sociale di George A. Romero, e gli incubi soprannaturali de L’Esorcista di Friedkin. Allo stesso modo, la fotografia gioca su toni patinati e forti contrasti di luci e ombre, riportando alla memoria la recente Hill House, serie originale targata Netflix. La messa in scena, parimenti, recupera sia il décor, i giochi di focale, e gli angoli sbilenchi cari a Yorgos Lanthimos, che il gusto della partitura musicale della scena di ascendenza kubrickiana, riproponendoli, però, con un certo decorativismo. Perfino le prime esplorazioni di macchina della villa-set ricordano quella fatiscente residenza borghese che era il maniero diroccato di Profondo rosso.

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Molta enciclopedia, dunque, senza per questo dichiararsi antologici: questo il difetto fatale delle scene di The Nest – Il nido, che non solo risulta una pellicola poco avvincente, ma anche, nella sua esagerazione manieristica al limite del kitsch, poco convincente. L’unico guizzo vitale proviene dai due giovani attori protagonisti, fragili e indistruttibili, papabili future promesse delle scene nostrane (Korovkin, in particolare, reciterà in Favolacce, il nuovo progetto dei fratelli D’Innocenzo), tanto teneri da rischiare di offuscare la vena “nera” del film. Il quale, complessivamente, non va oltre l’esercizio di stile, giustificando la sua data d’uscita nelle sale: Ferragosto. Se proprio, dunque, non si ha di meglio da fare.

Enjoy!

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ET

 

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