Joker non è un capolavoro

Dopo un lunghissimo chiacchierare del nulla e dopo la sorpresa di avere ricevuto un Leone d’oro a Venezia, finalmente è uscito al cinema il nuovo film di Todd Philips, Joker. Il villain per eccellenza interpretato, questa volta, da Joaquin Phoenix sarà riuscito a fare breccia nel cuore degli amanti del cinema e degli amanti dei fumetti?
Accanto al già citato Phoenix, nel cast, troviamo anche Robert De Niro, il principale ispiratore di questo film.

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Ero carico come una mina, ok? Nel giro di due settimane nei nostri cinema sono stati rilasciati il film di Tarantino e questo di Todd Philips, vincitore del Leone d’Oro all’ultimo Festival di Venezia. Sono quindi entrato in sala pieno di aspettative, senza aver letto e ascoltato alcuna recensione prima di vedere il film, ma con la testa piena di hype causato dalla miriade di voti altissimi che cominciavano a fioccare sul web, da chi aveva visto il film in anteprima e da chi aveva avuto la possibilità di vederlo proiettato già a Venezia.
Forse è stato tutto questo ingigantire il prodotto del quale di lì a poco avrei fruito, a farmi rimanere sinceramente deluso dopo l’apparire della scritta ‘The End‘.

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Arthur è un uomo con l’anima piena di cicatrici. Mal voluto dal mondo, in un certo senso anche mal voluto dalla madre, l’unica persona presente nella sua vita che gli parli con una minima forma di rispetto, oltre ad un suo collega di lavoro affetto da nanismo. Per guadagnarsi da vivere fa il clown nelle feste, sulla strada, negli ospedali nei reparti di oncologia per bambini, ma il tutto con scarsissimi risultati. Il nostro Arthur non è molto simpatico ai suoi colleghi clown e lo vessano in continuazione, definendolo un tipo ‘parecchio strano’ e che ‘mette i brividi’. Il sogno di Arthur, però, è diventare un famoso stand-up comedian, essendo sinceramente convinto di essere un uomo divertente e con nella mente la frase che, a detta sua, la madre era solita ripetergli da piccolo: il suo compito è quello di portare gioia e risate in questo mondo grigio.
La vita di Arthur, da un certo momento in poi, prende una svolta negativa e ancor più burrascosa, inclinando definitivamente il piano che farà rotolare la sfera alla volta del caos più incontrollabile.

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Partiamo col dire che il lato tecnico ha la mano di Todd Philips, ma non quella vista durante la trilogia di ‘Una Notte da Leoni‘. Non so quanti di voi lo sappiano, ma il suo lavoro da cineasta inizia da documentarista e questo Joker mette in mostra parecchie scene in cui la camera tenuta a mano ci fanno sembrare quello che vediamo un documentario incentrato sulla vita di questo disgraziato, frutto di una società che non lo apprezza e, per certi versi, lo schifa.
Non ho apprezzato particolarmente la fotografia del film, perché mi ha ricordato troppo la canonica cupezza dei cinecomics classici della DC, con colori fortemente desaturati e uno stile grafico che ricordava molto i cartoni animati degli Anni ’30, in quei pochi momenti colorati che vediamo apparire sullo schermo. Lungi da me mettere a paragone questo film con altre schifezze come ‘L’uomo d’acciaio‘ o ‘Batman v Superman‘, per carità. Semplicemente, in questi anni, i cinefumetti che provengono dalla Warner ci hanno sempre abituato ad una cupezza un po’ forzata e, nonostante in questo film vi sia presente a ragion di causa, è come se il nostro cervello la percepisse come ridondante, ormai, e non riesce più a rimanerne colpito.

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Apriamo il capitolo Joaquin Phoenix, ora, e già so che mi guadagnerò le inimicizie di molti di voi: ho visto prove attoriali decisamente migliori di questa.
Il suo personaggio funziona, come funzionava quello di Heath Ledger, e ancor meglio quello di Nicholson (leggi: Dio in Terra) negli splendidi film di Tim Burton, in un mondo in cui tutto quanto, fin dall’inizio, è fortemente esagerato ed estremamente caotico. Fumettistico, appunto.
Il film gli riserva dei momenti in cui si raggiungono picchi di cinema altissimo: come quando si palesa la condizione clinica di Arthur, un uomo che ha una risata sguaiata e nervosa, che però non rispetta il suo stato d’animo attuale; o quando si trucca per andare in trasmissione da Robert De Niro, iniziando la sua effettiva trasformazione in ‘Joker’. Oppure altre situazioni in cui si rasenta il cringe, a causa del fatto che lo abbiano fatto recitare con il piede a manetta sull’acceleratore: come quando lo vediamo ballare scendendo dalla scalinata. Senza contare che, quella scena, nasconde una dose di comico involontario, causato dai due poliziotti che lo guardano con una smorfia, manco fosse un film di ’Scuola di Polizia’.
Alcune sequenze mi hanno ricordato l’esagerata enfasi della recitazione, con smorfie e faccette che fece Di Caprio in ‘The Revenant’, dove era tutto un grugnire e sputacchiare, mentre qui è tutto un ridere e esporre le costole.

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Il film non mi ha convinto perché vive di esagerate curve di intensità per tutto l’arco narrativo. La prima parte è sterile da morire, mentre nella seconda abbiamo quasi il mal di mare a causa dei continui scossoni ai quali la vicenda ci pone davanti. Ci sono state alcune cose, inoltre, che non ho ben chiaro il motivo per il quale siano state inserite: come il suo rapporto con la madre o il suo immaginarsi una relazione amorosa con una vicina di casa che gli rivolge la parola una volta sola (ma gliela rivolge veramente?).
Perché ho detto che Robert De Niro è stato il massimo ispiratore di questo film? Perché tutta la pellicola si rifà principalmente a due lavori di Scorsese nei quali Bob De Niro è il protagonista: ‘Taxi Driver‘ e ‘Re Per Una Notte‘. Con il secondo notiamo delle similitudini nelle scene in cui Arthur si mette in gioco le prime volte con il suo materiale da comico, e quando deve apparire nel Late Show hostato proprio da Robert De Niro, nel film. Il primo film, invece, Taxi Driver, è la maggiore fonte di ispirazione per tutto quello che vedremo da un certo momento in poi sullo schermo. A parte le citazioni visive come le scene in metropolitana o la super iconica pistola con le dita puntata alla testa, ci troviamo davanti ad un uomo che a causa dell’essere rifiutato qualsiasi cosa e persona egli conosca, inizia a dare di matto sul serio. Non solo per una sua condizione clinica piuttosto critica, ma anche perché non trova pace e ragione in quello che gli accade intorno. Il film, infatti, ci porta davanti una condizione contemporanea della società, dove sostanzialmente raccogli quello che semini. Se i politici si ergono a messia e salvatori di una città ormai allo sbando, ma non si curano del benessere di base dei cittadini e danno la colpa del degrado agli stessi, è normale aspettarsi una ribellione, una forma di rivoluzione, nel momento in cui la società si trova ad avere, anche se per caso, un simbolo così forte di caos e sovversivo come lo è diventato Joker per tutti gli abitanti di Gotham.
Questo, però, non basta. Non è sufficiente per come la narrazione è stata costruita e per come si è arrivati a questo punto. Il film sembra cambiare direzione troppe volte, fino a farti perdere la bussola.

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Non so se sono io ad essermi fatto troppe aspettative prima di vedere questo film o se magari pensassi che avrei visto qualcosa di ancora più concettuale, di meno ancorato alla realtà e alla società odierna. Quando ho saputo che non avrebbe avuto molto a che fare con i fumetti ne rimasi piuttosto felice, ma dopo aver visto il film mi rendo conto che le parole di Cronenberg riguardo questo cinema saranno sempiterne: ‘Quando fai un film su un uomo in costume non potrà mai essere un vero capolavoro perché dovrai necessariamente seguire degli stilemi pre costruiti’.
Per concludere dico una cosa che potrebbe sembrare una provocazione: questo film è ‘Bronson‘, ma senza la teatralità della quale avrebbe giovato e senza la genialità di N. W. Refn alle spalle.

So che a molti di voi il film è piaciuto, e anche moltissimo e vorrei sapere perché. Generiamo una sana discussione qui sotto.
Dōmo arigatō, e alla prossima.

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Jakk

 

 

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