Weathering with you è identico a Your Name

Per solo tre giorni è approdata nelle sale italiane l’ultima fatica di Makoto Shinkai: La ragazza del tempo – Weathering with you.
Dopo l’ottimo Your name, Shinkai sarà riuscito a ripetersi?
Scopritelo nella nostra recensione.

 

Quando nell’ormai lontano 2017 nelle sale italiane arrivò Your name, la mia reazione fu di totale indifferenza.
Ci andai convinto di vedere un lungometraggio animato melenso e infantile.
Grazie a Dio, mi sbagliavo di grosso e Your name fu una delle visioni in sala che ancor oggi custodisco gelosamente nel cuore.
E dunque, con che spirito potò mai essere andate a vedere l’ultima fatica di Shinkai? Bè, ovviamente avevo le aspettative a mille.
E se da un punto di vista prettamente tecnico, Weathering with you è una gioia per gli occhi, da un punto di vista della narrazione Shinkai non ha saputo ripetere il colpo di genio avuto con lo scorso film.
E, purtroppo per noi, non è riuscito nemmeno a trovare un’idea originale.
Sì, perché Weathering with you ha la stessa identica costruzione e stesso schema narrativo di Your Name. Shinkai ha praticamente ammesso davanti a tutti di non essere in grado di trovare una nuova idea per un suo lavoro ed ha dovuto ricalcare le orme della sua opera più famosa per poter sperare di eguagliarla in termine di consensi, incassi … e remakes.

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Weathering with you mi ha fatto piangere, lo ammetto.
Mi ha fatto piangere perché Makoto Shinkai è un mago dell’emotività, una di quelle persone in grado di indovinare sempre quali corde toccare per far commuovere lo spettatore. Usa metodi banali e stravisti (frasi fatte sull’amore e tristi note di pianoforte a gogo), ma porca miseria se funziona sempre.
Ma questo non vuol dire che Weathering with you sia un buon film, tutt’altro.
Uscito dalla sala ho impiegato poco più di dieci minuti per rendermi conto che quello che avevo appena visto non mi aveva assolutamente lasciato niente, al contrario di quello che fece Your Name.
Comprimari inutili, sottotrame mai sviluppate e buttate lì a casaccio, pistole che non sparano, antagonisti mal costruiti e un wordbuilding fatto con i piedi, farciscono una storia vuota e gonfiata dalla già citata bravura di Shinkai. A tutto questo aggiungo, malvolentieri, la plausibilità che Shinkai era riuscito a creare nel suo precedente lavoro e che qui invece latita per tutta la durata della pellicola.

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Per quanto mi sia sforzato di apprezzare il buono che c’è in questo lavoro (e c’è, fidatevi) non riesco a promuoverlo. Non ci riesco per niente. L’unica parola che mi viene in mente per descrivere quest’opera animata è: delusione.
Delusione perché un genio come Shinkai può nettamente dare di più, aggirando le imposizioni della major di turno e fregandosene dei gusti del pubblico. Invece mi son dovuto sorbire il compitino, la lezione imparata a memoria e ripetuta a pappagallo.
Un amaro boccone da ingerire, ma con la speranza che la prossima volta andrà meglio.

Au revoir.

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