Maleficent: Signora del Male è un disastro annunciato

A cinque anni di distanza, Angelina Jolie riveste i panni di Malefica nell’omonimo film, nonostante il primo non avesse affascinato più di tanto e si fosse concluso in modo abbastanza soddisfacente. Ma la Disney, si sa, vuole strafare, e allora ecco tornare sul grande schermo la strega cattiva de La bella addormentata nel bosco, che di cattivo però non ha nulla, con una trama banale e prevedibile persino nei colpi di scena, e un cast che brilla solo per il nome di Michelle Pfeiffer, dato che persino la Jolie sembra non essere convinta del suo stesso film. A voi l’ennesima recensione delusa da questa Disney 3.0.

Recita il titolo Maleficent: Signora del Male, e forse è proprio da qui che bisogna partire. Questa Malefica, di malefico, non ha proprio nulla, e tutto l’interesse che poteva suscitare come personaggio nel primo film, qui svanisce del tutto. È nel cuore, che questo film non funziona, nella figura di Malefica: e se il cuore è debole, come possiamo aspettarci che il resto del corpo funzioni?

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Le vicende si svolgono cinque anni dopo quella fatidica notte in cui Malefica diede il bacio del vero amore ad Aurora, svegliandola dal suo sonno stregato e portando la pace nella Brughiera. Sembrava che le cose sarebbero cambiate, ma in realtà ben presto tutti si sono dimenticati della bontà di Malefica, lei è tornata ad essere il mostro della Brughiera e il popolo fatato è nuovamente temuto dagli umani. Ma Aurora continua ad essere la regina della Brughiera e sta per sposare il principe Filippo: una nuova speranza si accende, la speranza di pace e armonia fra due mondi da sempre divisi.

Eppure non tutto è così semplice, perché nell’ombra la madre di Filippo, Ingrid, trama contro la Brughiera e prepara la sua guerra. E allora persino il legame fra Aurora e Malefica è in pericolo.

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Questo è ciò che tutti potevamo facilmente evincere dal trailer, ma un particolare importante non ci è stato fatto vedere: un aspetto fondamentale del film è la scoperta da parte di Malefica dell’esistenza di altri come lei, creature che sono sempre rimaste nascoste dal mondo e rappresentano tutto quello da cui Malefica proviene. Un colpo di scena, vuole essere, e in effetti lo è… per i primi tre secondi. Poi tutto ciò che resta è un escamotage per rendere interessante una trama che ha poco di innovativo, una trovata che tuttavia si ritorce contro la trama stessa: la storia si allontana troppo non solo dall’originale animato del 1959, ma anche dal primo film del 2014, vuole esplorare territori sconosciuti, senza poi saperli gestire, cerca di stupire sommando diversi livelli narrativi, finendo per trascurarli tutti quanti e rendendoli piatti e banali.

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Il popolo dell’ombra, i simili di Malefica, è un’aggiunta assolutamente non necessaria, che distoglie l’attenzione dall’unica guerra che sarebbe davvero stato intrigante vedere indagata in ogni sua sfaccettatura, ovvero quella fra Ingrid e Malefica, e fra loro due soltanto. È chiaro il motivo di questa aggiunta, comunque: far rinascere Malefica dalle sue ceneri e trasformare il conflitto fra gli umani e la Brughiera in una guerra fra razze, per poi arrivare a predicare la pace e l’amicizia fra tutti i popoli del mondo. E lo fa in modo così mediocre da risultare nauseabondo.

Moltiplicare gli esseri come Malefica non fa altro che renderla un personaggio ordinario e neppure il fatto che lei sia la vera fenice riesce a farla brillare. Senza contare che questo nuovo popolo viene introdotto di punto in bianco, senza spiegare il motivo per cui lei, Malefica, è l’unica ad essere rimasta esclusa dal nido – che ricorda in tutto e per tutto un mondo a metà fra Pandora di Avatar e il nido a sua volta proposto in Dragon Trainer.

Insomma, era chiaro che le due parti non potevano restare le stesse, da un lato gli umani e dall’altro il popolo della Brughiera: ma se l’unico modo per introdurre una novità era quello di far comparire per magia un mondo nascosto di simili di Malefica, allora risparmiatevi un sequel che puzza di scopiazzatura e che sia finita lì.

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La grande battaglia finale – ad essere sinceri, uno dei pochi aspetti avvincenti del film – poteva essere benissimo gestita senza questo nuovo popolo. Ma appunto, la guerra doveva essere fra due razze, così da poter poi affermare l’uguaglianza e l’armonia: uguaglianza e armonia che vengono accettate da tutte le parti in causa, alla fine, così facilmente e velocemente da risultare surreale persino per un film che parla di fate e magia. Voglio dire, vi siete appena massacrati a vicenda e improvvisamente siete tutti amici, tutti fratelli, tutti invitati mano nella mano al matrimonio che suggellerà l’unione di due mondi da sempre divisi? Mi sono dovuta provare la glicemia non appena uscita dalla sala del cinema.

Perché vanno bene le belle parole e le buone azioni, ma c’è un confine ben preciso tra il comunicare con successo e intelligenza un messaggio universale attraverso un film, da una parte, e dall’altra il riunire un’accozzaglia di frasi fatte e luoghi comuni che possono commuovere solo e unicamente i deboli di cuore e gli unicorni.

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Ciò che veramente lascia interdetti, a questo proposito, sono i dialoghi. Elementari, di scarso spessore, poco efficaci, pieni di banalità… Se li avesse scritti il mio cuginetto in terza elementare sarebbero stati più pregnanti. Due ore di chiacchiere vuote e prevedibili dalla prima all’ultima parola, che si incarnano perfettamente nella figura di Aurora, interpretata da una insipida e monotona Elle Fanning. Non aveva convinto al cento percento neppure col primo film, l’Aurora della Fanning, e in questo sequel spazza via ogni dubbio: se pensiamo alle attrici con cui si deve necessariamente confrontare – Emma Watson, Lily James, Mia Wasikowska -, le nuove principesse live action, lei sembra impallidire fin quasi a scomparire.

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Anche perché diciamocelo, la vera protagonista di Maleficent è proprio lei, Malefica: una Malefica che nel primo film aveva colpito decisamente di più, questa strega alata a metà fra il bene e il male, elegante e oscura, sinistra e interessante. Purtroppo tutto questo viene perduto. Non è una signora del male, in lei non c’è più il conflitto fra la luce e l’oscurità che tanto rende intriganti gli animi tragici: c’è soltanto il bene, e il bene, si sa, è sempre così maledettamente noioso. La stessa Angelina Jolie sembra non essere più così convinta del personaggio, i suoi occhi hanno perso quella scintilla che l’ha fatta brillare nel primo film, il suo viso non appare più inquietante, ma semplicemente emaciato e stanco, così come il suo corpo sembra estremamente fragile e scheletrico – complice anche il fatto che ultimamente la Jolie sembra veramente non stare bene.

Insomma, non è più lei la stella di Maleficent, purtroppo: l’unico personaggio davvero riuscito e interessante è il vero cattivo, la regina Ingrid, la madre di Filippo, interpretata da una Michelle Pfeiffer che si riconferma per l’ennesima volta una dea scesa fra noi poveri mortali. È lei il vero motore della storia in questo film raccontata, l’unica che ci scuote un po’ dal torpore di una trama telefonata e traboccante di buoni sentimenti.

7.1

Da notare: sopra come appare ora, sotto com’è apparsa nel primo film. Un’altra persona, e non soltanto per il make up.

7.51

Non che ci si aspettasse i fuochi d’artificio, da un sequel che nessuno si aspettava e di cui non si sentiva la necessità. Ma un po’ di originalità in più di certo sì, anche se purtroppo, ormai, dalla Disney riceviamo più delusioni che soddisfazioni.

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Cecilia