Si scrive Doctor Sleep si legge Stranger Things

L’attesa è finita e finalmente è uscito nelle sale l’adattamento cinematografico del seguito di uno dei libri e film più conosciuti nella storia dell’umanità. La curiosità era molta e tutti sanno che toccare Stephen King, ma soprattutto Stanley Kubrick, non è mai cosa da poco. Le aspettative saranno state soddisfatte? Saranno riusciti Ewan McGregor, Rebecca Ferguson, Kyliegh Curran, gli altri attori del cast, ma soprattutto il regista Mike Flanagan a portarci un bel prodotto sullo schermo?

 

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Tutto è iniziato con un tweet, un tweet di Stephen King in persona. In questo comunicato al mondo cibernetico, uno degli scrittori più conosciuti al mondo annunciava che ‘se IT 2 vi ha spaventato e vi è piaciuto, allora questo film vi farà uscire di testa‘. Ed è lì, esattamente in quel momento, che il mio culo ha cominciato a diventare sempre più stretto, ogni giorno che passava, fino al 31 di ottobre. E’ noto, infatti, di come King non capisca assolutamente nulla di cinema ma, soprattutto, non ci capisca assolutamente nulla degli adattamenti cinematografici dei suoi libri. Sono rari, infatti, i film ben riusciti che sono stati estrapolati dalle sue opere, ma guarda caso sono proprio quei pochi film a fare schifo al suddetto scrittore. Caso più eclatante è stato proprio l’adattamento cinematografico di uno dei suoi romanzi più celebri, ‘Shining‘.
Ci ricordiamo tutti, infatti, di come la storia sia stata cambiata rispetto al romanzo e di come sia stato fortemente modificato il finale, aggiungendo ed eliminando elementi in base a come Stanley Kubrick volesse intendere e raccontare la storia. Risultato? Per King quel film è un porcaio, mentre è definito in maniera (quasi) unanime uno dei migliori horror della storia del cinema.
Da che parte bisogna schierarsi in questo caso? Dove volete voi, oppure nel mezzo. Siccome, però, stare nel mezzo non mi è mai piaciuto, io sto dalla parte di Kubrick e di tutti quei registi e autori che decidono di voler stravolgere completamente l’opera e di poterla reinterpretare come vogliono, indipendentemente da ciò che viene raccontato e come nel medium di partenza.

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La storia riprende immediatamente dopo gli eventi di Shining, più precisamente in Florida, con un Dan Torrance che è ancora perseguitato dalle figure che gli sono apparse durante tutto il suo soggiorno all’Overlook Hotel. Dick, il vecchio cuoco dell’Overlook, spiega a Dan come riuscire a ‘rinchiudere’ quelle visioni nella sua mente, per evitare che tornino pedissequamente a disturbarlo e a rendergli la sopravvivenza un inferno. Nel frattempo veniamo a conoscenza di un gruppo di persone che viaggia in tutta l’America alla ricerca di ragazzini dotati di ‘luccicanza‘, per cibarsene. Dan sembra migliorare, ma finisce per seguire le orme di suo padre e diventa un alcolizzato lui stesso, senza fissa dimora e in continua fuga per scappare al suo destino. Intanto conosciamo Abra, una ragazza dotata di una ‘luccicanza’ ancora più intensa di quella di Dan, e insieme si uniranno per sconfiggere ‘Il Vero Nodo‘, questi gitani in fuga sempre alla ricerca di nutrimento sotto forma di ‘luccicanza’.

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Non credo che il signor King abbia più idea di cosa sia un horror, quantomeno al cinema. Dato che quello al quale ci troviamo davanti è un semplice film ‘fantastico’, con delle gocce di sangue e persone con la faccia strana. Basta questo a spaventare un pubblico in una sala tutta buia?
L’impostazione del film, inoltre, segue pedissequamente la narrazione del libro facendo risultare la prima mezz’oretta come un salto continuo di scene montate in sequenza, senza che siano realmente legate secondo un filo di sceneggiatura coerente e convincente. Se in un romanzo puoi permetterti di fare salti temporali con stacchi continui, in un film fai sembrare che tutto quello che stia succedendo sia soltanto un riassunto di cose che ‘devono esserci necessariamente’ e allungano terribilmente il film approfondendo cose che non sono realmente utili ai fini della trama, ma che con due o tre scene ben mesciate avrebbero immediatamente reso l’idea della situazione in cui ci troviamo, punto dal quale sarebbe potuto partire il tutto.
E chiaramente hanno deciso di seguire di pari passo le vicende narrate nel libro, ma tralasciando TUTTE le scene di sesso. Non si vede nemmeno una tetta in questo film. Capite il dramma?

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Il titolo è provocatorio, ma fino ad un certo punto. Quando ho iniziato a leggere il romanzo, tempo fa, mi ero subito reso conto che questa sarebbe stata una storia incentrata su ‘poteri’ e su ‘chi vuole mangiarli’. CHE. PALLE.
Non capisco come siano potuti nascere dal nulla così tanti individui dotati di ‘luccicanza’, ma soprattutto non capisco come si è capito che ce ne si poteva cibare, schernendo la natura e vivendo il più a lungo possibile grazie ai ‘principi nutritivi‘ di essa.
So bene che la prima stagione di Stranger Things è stata trasmessa ben dopo l’uscita del romanzo di Stephen King, ma vedere una bambina che si concentra per cercare persone lontane, grazie a un minimo di presenza lasciata su degli oggetti o grazie ad una fotografia, con conseguente uscita del sangue dal naso mi ha veramente fatto scendere lo scendibile e mi ha fatto arrivare un senso terribile di già visto e già esplorato, con un finale che sapevo sarebbe arrivato ad una bellissima e felicissima soluzione grazie alla splendida forza di volontà della nostra protagonista buona come il pane e più fika di tutto l’universo.

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Torniamo a parlare di cosa significhi oggi fare un film horror.
Quando ho dato un veloce giudizio del film agli altri ragazzi che compongono il nostro team del blog ho detto ‘il finale è figo‘. Ma è corretta questa cosa? O, formuliamo meglio la domanda, è normale che un film horror ti faccia dire ‘che figo questo finale’?
Io non posso provare eccitazione se sto vedendo un film horror, non posso uscire dalla sala tutto contento e sorridente se sto vedendo un horror. Ecco, il finale mi ha trasmesso questo: adrenalina, ma non da spavento, piuttosto una di quelle adrenaline da ‘risoluzione di un conflitto‘ tipico da film d’azione in cui c’è la battaglia finale contro il cattivone di turno.
Le tinte più horror, inoltre, vengono immediatamente affievolite dalla reiterazione stucchevole delle immagini più spaventose, rendendo alcune delle ombre di Dan Torrance, specialmente la vecchia della vasca, un meme ricorrente che ti fa sorridere, quando appare per la quarta o quinta volta sullo schermo.

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Dal punto di vista tecnico non mi sento di dover dire qualcosa di particolare, dato che la regia non è nulla di eccezionalmente memorabile, se non in un paio di scene ‘ispirate’ in cui si è voluto osare a livello di costruzione e in tutte le sequenze rigirate 1:1 e riprese dal film precedente di Stanley Kubrick. Ti piace vincere facile, eh Mike Flanagan?
Ho apprezzato la scelta ardita del recasting nelle suddette scene, piuttosto che l’utilizzo dell’anti-rughe al computer, però, in un mondo in cui c’è un culto dei morti e delle cariatidi come mai c’è stato prima d’ora.

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Dove pecca questo film, quindi? Pecca nella mancanza di una visione della vicenda da parte del regista e ne limitarsi ad essere una riproposizione in movimento delle pagine scritte da King, tranne che per qualche accorgimento qui e là, ma che non ha veramente senso andare a vedere se hai già in mente cosa accade nelle vicende raccontate dallo scrittore americano.
A voi è piaciuto? Fatemi sapere.
Dōmo arigatō, e alla prossima!

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