Gli uomini d’oro: tanto rumore per nulla

Definito “un heist movie di livello egregio” dalle maggiori testate, approda in sala Gli uomini d’oro, film del 2019 per la regia di Vincenzo Alfieri.
Ispirato a un vero fatto di cronaca, la pellicola vanta un’ottima regia, un montaggio al cardiopalma e un cast di tutto rispetto: Giampaolo Morelli, Edoardo Leo, Matilde Gioli, Gianmarco Tognazzi e Fabio de Luigi.
Ma è tutto oro (ah-ah!) quel che luccica? Scopriamolo insieme.

A sentire le pubblicità, i trailer, gli addetti ai lavori e il gelataio sotto casa, Gli uomini d’oro, film del 2019 per la regia di Vincenzo Alfieri, doveva essere un film incredibile. Una di quelle pellicole innovatrici e portatrici di una fresca folata d’aria pulita sullo stantìo panorama cinematografico italiano.
Un nuovo Smetto quando voglio? Qualcosa di imperfettamente affascinante sulla falsa riga di Non ci resta che il crimine?
Niente di tutto ciò.

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La pellicola, ispirata a un “vero” fatto di cronaca torinese datato 1996, si suddivide in tre parti che raccontano la stessa vicenda da diversi punti di vista, per poi unirsi in unico epilogo finale. E se questa soluzione all’inizio mi ha parecchio intrigato, terminata la visione del film non ero per niente soddisfatto di ciò che avevo appena visto.
Una regia frizzante, un montaggio serratissimo e una colonna sonora synth wave da far tremare le pareti della sala, non riescono a salvare, purtroppo, una pellicola di cui la stessa trama è il punto debole che fa crollare qualsiasi possibilità di immedesimazione da parte dello spettatore.
La tensione è inesistente, la parte clou della vicenda è subito spoilerata nei primi minuti di pellicola e la sicurezza che una qualunque forma di deus ex machina (o di botta di culo) arriverà per poter permettere ai nostri protagonisti di aver salve le penne, uccide lentamente il desiderio di chi sta guardando il film.
Altra nota dolente è data dall’interpretazione.

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Inutile girarci attorno: De Luigi è un comico e un comico rimane, cercare di incastrarlo in un ruolo drammatico è stato un coraggioso, ma fallace, tentativo da parte di Alfieri.
Giampaolo Morelli, irriconoscibile, si cala nei panni della sagoma partenopea finendo con il risultare una pallida caricatura di se stesso. Edoardo Leo (il quale ci ha deliziato in passato con delle ottime performance) risulta ingessato e svogliato, poco convinto di quello che sta recitando. Ottimo invece Ragone, il meno famoso del cast.
Sul fronte femminile troviamo un’impercettibile Matilde Gioli (di cui potevamo tranquillamente fare a meno) e una stupenda Mariela Garriga che, però, non riesce a equilibrare presenza scenica e capacità attoriali.

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Traduciamo tutto ciò che ho scritto in una frase unica e concisa: Gli uomini d’oro è un film che osa tanto e trasmette in ogni inquadratura la buona volontà e la voglia di fare del suo regista. Ma come in tutte le cose, il troppo stroppia e Alfieri, preso dalla foga, esagera con la farcitura e rovina un film che, se fosse stato scritto con meno cuore e più testa, sarebbe stato un piccolo gioiellino.
Un gran peccato, ma Alfieri è sulla buona strada. Aspettiamo con trepidazione la sua prossima fatica, sperando non impieghi molto ad arrivare.

Alla prossima!

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