Klaus diventerà il prossimo classicone di Natale

“Klaus – I Segreti del Natale” è il nuovo film d’animazione distribuito da Netflix in occasione delle festività natalizie. Le origini di Santa Claus ci vengono raccontate in questa splendida e originalissima favola. Scritto e diretto da Sergio Pablos, nel cast italiano possiamo sentire le voci di Marco Mengoni, Francesco Pannofino e Ambra Angiolini.

Si avvicina il periodo più bello dell’anno, almeno per il sottoscritto.

Un periodo fatto di cioccolate calde, pranzi principeschi, gite sulle neve e soprattutto FILM DI NATALE.

E no, non parlo di pellicole pregne di scoregge e imbarazzo, come insegna il duo Boldi & De Sica.

Quello dei film di Natale è un filone di pellicole che tende ad avere storie semplici, dolci e godibili da tutta la famiglia. Alcuni di essi sono entrati a far parte della tradizione collettiva e rappresentano un must in attesa del 25 Dicembre.

Netflix ha sganciato una di quelle bombe che potrebbe facilmente venir ricordata negli anni, insieme a Una Poltrona per Due, il Grinch, Canto di Natale di Topolino e molti altri classici. Non sto esagerando. Le prossime generazioni lo ameranno e ricorderanno con nostalgia, ve lo assicuro.

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Partiamo con ordine e cominciamo dalla trama.

La storia pesca a piene mani tra svariate interpretazioni del mito di San Nicola di Myra, vescovo del IV Secolo, reinventandone un nuovo personaggio assolutamente credibile ed umano.

In questa versione, Klaus è un rozzo boscaiolo solitario, che vive nel più remoto e sperduto angolo dell’isola di Smeerensburg, situata nel Mare del Nord. In questa landa glaciale, fa il suo arrivo il giovane Jesper. Figlio del grandissimo direttore del Regio Servizio Postale. Il suo arrivo sull’isola non è altro che una punizione per la sua pigrizia ed inettitudine al servizio postale. Viene privato di ogni ricchezza e comodità, a patto che riesca a raggiungere la quota di 6000 lettere spedite.

Il problema? Smerrensburg è divisa in due da una faida Shakespeariana tra le famiglie Krum e Ellingboe. Nessuno ha la minima intenzione di usufruire delle poste ed il portalettere di turno viene perennemente “bullizzato” e scacciato via.

Jesper dovrà svolgere il suo incarico a qualunque costo e il bizzarro incontro con Klaus sarà la chiave che gli potrebbe riaprire le porte della sua vecchia vita lussuosa.

La divertente amicizia tra i due e l’aiuto di comprimari scritti egregiamente, come la divertentissima Alva, faranno da motore alle vicende e all’evoluzione dei personaggi. I protagonisti non sono macchiette impersonali ma, come accennavo prima, assolutamente umani e quindi non privi di vizi e debolezze.

Ciò che porterà i protagonisti a creare il mito di Babbo Natale saprà stupire il pubblico di grandi e piccini.

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Insomma, il direttore spagnolo Sergio Pablos ha certamente scritto una storia originale ed interessante. E non è nemmeno la parte migliore del film, se vogliamo dirla tutta.

Al netto della comicità frizzante, l’avventura e la dolcezza che permea la sceneggiatura, ciò che maggiormente farà brillare i vostri occhi è il comparto grafico.

Prima di fondare il suo studio di animazione a Madrid, Pablos ha lavorato in opere di Serie A per nostra signora Disney. Robetta del calibro de Il Gobbo di Notre Dame, Tarzan ed Hercules. Più recentemente lo abbiamo visto coinvolto anche in Cattivissimo Me, per Illumination Entertainment.

Curriculum di tutto rispetto, insomma, che ha permesso all’artista (qui al suo esordio come regista) di conoscere e sperimentare le più varie tecniche d’animazione.

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Lo splendido connubio tra tecnica digitale ed animazioni realizzate a mano rende Klaus un prodotto a dir poco unico. La gestione delle prospettive, della fotografia e l’alternarsi sapiente tra colorazioni calde e fredde viene gestito con maestria e si riconosce sicuramente l’esperienza in casa Disney del direttore, seppur mantenendo la propria identità.  La texturing, (ossia, come spiega il signor Wikipedia, la qualità visibile e tattile della superficie di un oggetto) fa sì che la pellicola abbia un retrogusto artigianale, con grande ricchezza di dettagli.

Ad accompagnare questo capolavoro visivo, vi è una colonna sonora assolutamente azzeccata e che rispecchia in pieno l’incontro tra classico e moderno. Da melodie natalizie tutte campanellini e pianoforte a brani dal sapore gangsta-rap. Senza mai scadere nel ridicolo o nell’inadeguato alle situazioni mostrate.

Rimanendo in campo sonoro, il doppiaggio italiano fa il suo sporco dovere.

Il personaggio di Klaus è doppiato da Francesco Pannofino, che conferma la sua autorità come uno dei migliori voice actor italiani. Abbiamo anche Marco Mengoni, nel ruolo di Jesper, che pare averci preso gusto col mondo del doppiaggio. Dopo il fiasco ottenuto con il remake del Re Leone, il cantante pare aver imparato a recitare dignitosamente. La sua performance è ancora acerba ma tutto sommato ben riuscita. Per Alva invece abbiamo la voce di Ambra Angiolini, anch’essa meritevole per la sua performance.

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Klaus è una meraviglia artistica che può e merita di competere con i colossi della Pixar. Al netto di un budget decisamente inferiore, potrebbe indubbiamente sfidare Frozen II per la carica di miglior film d’animazione di quest’anno.

Una di queste fredde sere di Dicembre, scaldate una tazza di the caldo, mettetevi belli comodi sul divano davanti a Netflix e godetevi “Klaus”, possibilmente in compagnia.  Riscoprite la magia del Natale e non dimenticatevi i biscotti.

Chi ha visto il film, saprà il perché.

OHOHOHO amici miei e se non ci vediamo… beh, Buone Feste allora!

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RiccioRob