Cena con delitto: quando il delitto è la noia del film

Espressamente ispirato ai classiconi in stile Agatha Christie, Cena con delitto promette in realtà molto più di quello che alla fine mantiene. La trama risulta già vista e con ben pochi colpi di scena, il cast stellare – Daniel Craig, Jamie Lee Curtis, Chris Evans solo per citarne alcuni – è così pieno di stelle da sfuggire di mano e la regia di Rian Johnson riecheggia delle stesse cadute di stile del suo altro grande progetto, Star Wars – Gli ultimi Jedi. A voi la nostra recensione sicuramente controcorrente.

Ammetto di essere partita prevenuta, ma la colpa non è interamente mia: il titolo dato a questo film è stato scelto appositamente per chiamare a raccolta i fan di un genere già ben noto, nel panorama dei gialli, genere che ci riporta alla memoria titoli come Signori, il delitto è servito e Invito a cena con delitto.

La trama è dunque abbastanza prevedibile: il film si apre con quello che sembra a tutti gli effetti essere un suicidio, ma di questo non è convinto il protagonista, Benoit Blanc, investigatore privato assunto da un committente sconosciuto. Le indagini coinvolgeranno l’intera famiglia della vittima, perché se una cosa è chiara come il sole è che tutti i membri avevano un movente.

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Chiaramente occhio allo spoiler, da qui in poi.

E partiamo con il primo colpo di scena: a uccidere l’anziano scrittore Harlan Thrombey sembra essere stata la sua infermiera, Marta Cabrera, e la causa è lo scambio accidentale di due medicinali. Ovviamente tutti sappiamo bene fin dall’inizio che prima o poi succederà qualcosa che svelerà il vero omicida, perché non è possibile che si conoscano subito sia il colpevole che le circostanze della morte. Ma il problema, riguardo questa prima rivelazione, è un altro: nonostante siamo coscienti del fatto che non è reale, il film si sviluppa come se lo fosse, e allora l’interesse che di solito è tenuto alto dalle indagini viene completamente smorzato. E questo perché queste indagini, per la maggior parte del film, sono rivolte verso Marta, che noi già sappiamo essere la (presunta) colpevole. Quindi non stiamo con gli occhi ben aperti, pronti a cogliere qualsiasi dettaglio, come ci trovassimo al fianco di Benoit Blanc, perché quei dettagli già li conosciamo.

Certo, molti di quei particolari, alla fine, si scopriranno decisivi alla luce della rivelazione riguardo al vero colpevole: ma ormai siamo alla fine, e non basta un Aaaah, ecco! degli ultimi minuti a giustificare un’ora e passa di investigazione prevedibile.

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Dunque, non è stata Marta, ed era forse l’unica per cui, se si fosse rivelata il vero assassino, si sarebbe trattato di un colpo di scena. E allora chi è stato? Di tutti i personaggi presenti in casa, fin da subito alcuni vengono esclusi dalla lista di papabili sospetti, ma non dall’investigatore, bensì dal film stesso! Sì, perché che non sia stata la domestica, che trova il corpo, e neppure i due ragazzi più giovani, Meg e Jacob – interpretati da Katherine Langford e Jaeden Martell -, è abbastanza chiaro: i loro personaggi restano sullo sfondo, e non per una strategia diversiva, ma perché proprio tutto il mondo sa che non sono stati loro. E allora chi resta? Restano gli adulti: i quattro figli di Harlan e il marito di Linda – Jamie Lee Curtis -, Richard. Di questi, soltanto Richard potrebbe avere un movente particolare, perché gli altri quattro sono spinti da motivazioni che ruotano attorno a un’unica questione: l’eredità. E alla fine infatti chi è stato? Quello che fin dall’inizio era stato diseredato. Insomma, un colpo di scena che non colpisce molto, se il movente era davanti agli occhi di tutti già all’inizio del film.

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C’è da dire che almeno le circostanze dell’omicidio sono abbastanza particolari, l’aspetto più riuscito, probabilmente, del film: il doppio scambio di medicinali è particolarmente interessante. Però ripeto, siamo già alla fine del film: cinque minuti non ne valgono centoventi.

Così come riuscita è l’interpretazione di Chris Evans, forse quello che spicca maggiormente in un cast gestito non proprio con maestria: siamo così abituati a vederlo nei panni di Captain America, che è difficile toglierci dalla testa l’immagine dei suoi muscoli strizzati in una tutina blu, ma Evans riesce molto bene a staccarsi dal personaggio ormai cucito sulla sua pelle per interpretarne uno completamente nuovo.

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Dico cast gestito male, perché? Perché di film con un cast ricco di super star ne abbiamo visti, nella storia del cinema, primo fra tutti mi viene in mente, restando all’interno del genere, Assassinio sull’Orient Express: dare a ogni personaggio lo spazio che si merita l’attore che lo interpreta non è così facile come sembra. E in Cena con delitto, alla fine, tutto lo spazio è occupato da Daniel Craig, l’investigatore, e dalla bellissima Ana de Armas, la presunta assassina. È attorno a loro due che ruotano tutti gli altri personaggi, cosa che andrebbe bene se questi non fossero facce già iper note, perché allora ci aspettiamo molto di più da tutte loro.

Non risulta incisivo, a conti fatti, nemmeno il signor Daniel Craig, perché effettivamente non riesce a scrollarsi di dosso, alla pari di Chris Evans, il personaggio che ormai si confonde con l’attore, ovvero James Bond. La parte semi parodistica non gli si addice e il personaggio di Benoit Blanc è poco incisivo: sembra serio per così tanto tempo, che quando emerge il suo lato comico finisce per stridere. Dovrebbe ricordare il Sigerson Holmes di Gene Wilder ne Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, ma non è neppure lontanamente brillante quanto lui.

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Insomma, o fai un giallo, o fai un film che fa ridere, e per arrivare al livello di Invito a cena con delitto di pane Rian Johnson ne deve mangiare. Soprattutto visti gli ultimi tragicomici minuti del film, in cui assistiamo a due scene totalmente surreali. Prima, la spruzzata di vomito in stile Esorcista in faccia a Ransom. Ma che roba è? Seconda, il tentato omicidio di Marta con un coltello finto, davanti al quale una sola reazione viene spontanea:

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Il film è stato acclamato dalla critica. Ma anche Star Wars – Gli ultimi Jedi era stato acclamato dalla critica. Tante cose ormai sono acclamate dalla critica, cose che ci fanno porre domande sui dubbi gusti della suddetta critica.

Il tocco di Rian Johnson è difficile da non vedere, nelle scelte registiche, nel ritmo della storia, nell’andamento generale del film: tocco già ben visibile ne Gli ultimi Jedi.

Non che Cena con delitto sia terribile a quel punto, lungi da me fare un’affermazione del genere. Ma insomma, l’idea di fondo c’era: poteva solo essere fatto tutto molto meglio.

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Cecilia