JoJo Rabbit: il nazismo per bambini che dà una lezione ai grandi

JoJo Rabbit ha fatto impazzire il Festival di Toronto, e adesso approda anche in Italia, giusto prima della cerimonia di premiazione degli Oscar. La trama dell’ultimo film di Taika Waititi, nominato ai Golden Globes, segue le vicende di JoJo e della madre Rosie nella Germania nazista. Nel cast Scarlett Johansson, Roman Griffin Davis, e Sam Rockwell. Ecco la nostra recensione!

Il nazismo non è mai stato così divertente, o almeno, questa è l’opinione di Taika Waititi, regista di JoJo Rabbit, il più recente sussidiario per grandi e piccini che possiate trovare in circolazione sulla Germania degli anni di Hitler. Tratto da un libro di Christine Leunens, il film mette in scena il doloroso romanzo di formazione del giovanissimo Johannes “JoJo” Betzler (Roman Griffin Davis), bambino di dieci anni reclutato nella Gioventù Hitleriana e soprannominato “coniglio” dai compagni più grandi per non essere riuscito a uccidere a mani nude un animale. Fanatico del Führer (Taika Waititi), con il quale conversa regolarmente nei panni di amico immaginario, e patito di svastiche e uniformi, JoJo rimane ingenuamente affascinato dalla propaganda del regime, nella quale trova una via di fuga dalla realtà della guerra e una giustificazione per la traumatica assenza del padre, impegnato sul fronte italiano.

11
Taika Waititi e Roman Griffin Davis

Sarà la coraggiosa e instancabile madre di JoJo, Rosie (Scarlett Johansson), a tenerlo ferocemente ancorato alla realtà, mostrandogli come l’amore incondizionato per i propri affetti sia l’unica cosa che sappia resistere a ogni ideologia, a ogni scardinamento sistematico dei punti di riferimento operato dall’esterno. Quando poi JoJo scopre una ragazza ebrea, Elsa (Thomasin McKenzie), nascosta nel solaio di casa sua, le cose non fanno che complicarsi, minacciando di esplodere a ogni incontro di JoJo con uno degli ufficiali del comparto locale di esercito e Gestapo.

Una storia non nuova, dunque, già trattata in mille chiavi e salse da film quali Schindler’s List, Il pianista, Bastardi senza gloria, e La vita è bella (solo per ricordarne alcuni), che però riesce a portare una ventata di aria fresca nella trattazione di temi altrimenti pericolosamente inflazionabili e banalizzabili quali l’Olocausto e la resistenza interna alla Germania nazista. Presentata attraverso gli occhi di JoJo e con una non trascurabile dose di ironia, infatti, la vicenda acquista l’aroma leggero ma pungente di un travagliato percorso interiore verso la scoperta della verità, o meglio, di che cosa voglia dire riconoscere la verità e in quali mille forme questa sappia presentarsi ai nostri occhi nel quotidiano. Mescolando con grazia e sapienza echi slapstick-chapliniani e monologhi allo specchio degni di Taxi Driver, JoJo Rabbit offre così un appassionato e ironico controcanto ai film seriosi “dei grandi”, riuscendo a rivolgersi e a incantare sia un pubblico adulto che infantile.

21
Thomasin McKenzie

Punta di diamante della pellicola si rivelano anzi essere le performance dei giovani protagonisti, i quali sanno sia portarsi sullo schermo come consumate star hollywoodiane come far trasparire in uno schiocco di dita tutta la fragilità della loro acerba età e il soffocato entusiasmo del ritrovarsi a dover improvvisamente crescere e affrontare le sfide della vita. JoJo Rabbit non sarà forse – o almeno; non ancora – un classico senza tempo per tutte le età come Harry Potter, ma l’incanto discreto e prepotente dei suoi giovani interpreti saprà di sicuro incidere a fuoco le pupille degli spettatori coetanei. Per i cresciutelli, sarà invece emozionante incontrare la nuova versione della Scarlett d’America, la quale affascina e convince più nella parte di madri nel fiore degli anni che di adolescenti ribelli ed esplicitamente provocanti (gustatevela anche nel nuovo di pacca Marriage Story quando non ne potrete più fare a meno).

31
Sam Rockwell nel film

Non si potrebbe dunque lodare di più l’opera di Waititi, brillante commedia nera che vi terrà piacevolmente incollati alle poltrone della sala grazie a tutti i migliori espedienti del grande cinema narrativo. Era ora che qualcuno ci parlasse del Nazismo in termini (ancora più) pop (di quelli di Tarantino e della satira sociale di Lui è tornato), e che riuscisse, nella sua scanzonata serietà, a smascherare tutte le contraddizioni interne del regime che cambiò il mondo occidentale per come lo conosciamo. Ed era ora che qualche sottinteso legame con l’attuale comunicazione via social network (di facciata) e gli individui che vi si annidano dietro venisse portata all’attenzione del pubblico nello spiegare come una palese aberrazione quale l’ideologia nazista fosse riuscita a fare breccia nei cuori della popolazione tedesca. In fondo, il sogno di JoJo è di essere il migliore amico di Hitler pur non avendolo mai visto. Se questa non è dinamica da like e following, allora non so più di che cosa io stia blaterando.

Enjoy!

Follow us:

ET