Cats: cosa ho appena visto?

Flop colossale per quello che doveva essere il super mega iper musical dell’anno, che spreca un cast stellare – Judi Dench, Ian McKellen, Idris Elba, Taylor Swift, Jason Derulo – per un film con ben poca trama ed effetti speciali da far gelare il sangue nelle vene. A voi la nostra recensione incredula.

Mi apprestavo ad andare al cinema per vedere questa curiosa versione di uno dei musical più amati di sempre. Aprii l’internet, digitai le parole The Space Cinema ed ecco la sorpresa: Cats non c’era. Non aveva spettacoli. Che strano, pensai. Allora provai a fare la stessa cosa con l’Uci Cinema, ed eccolo! Cats, col suo bel contrassegno “New”. Bene, allora scegliamo lo spettacolo… un solo spettacolo. Tutti i giorni. Quello delle 22.10. E dire che non abito in un paesino sperduto fra i monti che mi sorridono e le caprette che mi fanno ciao.

Ecco, questo breve aneddoto della mia vita descrive l’accoglienza di Cats a livello mondiale: un film talmente criticato e ignorato che i signori The Space Cinema e Uci Cinema hanno deciso che neanche valeva la pena comprare i diritti per trasmetterlo in Italia.

Per questo, se mi va bene questa recensione verrà letta da sette persone. E allora lasciatemi posare nel cassetto i panni del recensore serio (ma quando mai lo sono stata?) e fatemi divertire un po’, che dopo questa ora e quaranta di assurdità, mi merito un premio.

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Apriamo il notiziario con una tragica notizia: Tom Hooper, il regista di Cats, ha avuto un ictus. E Cats ne è la prova. Sì, perché una persona in salute non può dirigere film come Il discorso del re e Les miserables, e poi partorire Cats. C’è qualquadra che non cosa.

La trama, come già accennato, è pressoché inesistente: ma in realtà, in questo, il film non si discosta tanto dal musical, dato che il successo di Cats non è mai stato dovuto a chissà quale intreccio narrativo. Il problema è che una trama, al film, gliel’hanno voluta dare: e allora la gattina bianca Victoria, null’altro che uno dei tanti personaggi nel musical, diventa protagonista, una sorta di trait d’union fra le varie sequenze narrative, con l’obiettivo di dare organicità alla storia.

Primo piccolo problema: se non si conosce la trama del musical, seguire il filo della narrazione diventa complesso fin dalle prime scene. Sì, perché che i gatti del quartiere di Jellicle si siano ritrovati per l’annuale ballo in onore del vecchio gatto Deuteronomy – fra l’altro trasformato in una gatta, interpretata appunto dalla divina Judi Dench -, non è chiarissimo, anche dato il fatto che i gatti cominciano subito a cantare e dimenarsi… e non smettono di farlo fino alla fine del film.

Appare tutto un po’ troppo caotico, dunque: ma non sembra un caotico voluto e ricercato, quanto più che altro un effetto collaterale dell’assenza di un’idea precisa a fondamento del film.

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Già, perché quello su cui il film punta, alla fine della fiera, è l’aspetto estetico e coreografico: la trama, insomma, passa in secondo piano, davanti a uno spettacolo di costumi, di musiche, di colori, com’era il musical. E però, c’è un però: non sapere che cosa stia succedendo è da deficienti se si va deliberatamente a vedere un musical a teatro, ma è da aspettarselo in una sala del cinema. Prima di tutto ci vuole il contenuto ben chiaro, poi si può costruire la spettacolarità.

Ma comunque, in un modo o nell’altro, si riesce a capire la trama, a un certo punto: Old Deuteronomy, la madrina del ballo, dopo la presentazione dei vari gatti sceglierà uno fra loro meritevole di “ascendere” all’Heaviside Layer, questa sorta di paradiso per i gatti. È a questo che punta anche il cattivo gatto Macavity – nel film, Idris Elba -, a essere scelto da Old Deuteronomy, e allora si intrometterà nel ballo con l’inganno, portando lo scompiglio fra i Jellicle Cats.

Una volta capito questo, possiamo rilassarci sulla poltrona e goderci lo spettacolo… Sì, col cavolo!

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Già il trailer aveva scioccato il mondo intero, per la scelta di rappresentare i gatti in questo modo, che vi descriverò fra un momento. Eppure c’era anche una sorta di curiosità a riguardo, almeno da parte mia: ho praticato la scettica sospensione del giudizio fino a lavoro compiuto, per dire la mia riguardo a questa strana rappresentazione.

Bene, ora che ho visto il film, posso sospendere la sospensione del giudizio e dire finalmente: ma che cats è ‘sta roba? Quello a cui assistiamo è un miscuglio di trucco, costumi ed effetti speciali talmente sbagliato che non so da dove cominciare. L’unica cosa che doveva essere truccata, cioè il “muso”, non lo è, con il risultato che abbiamo delle persone con non solo il corpo – cosa accettabile, non trattandosi effettivamente di gatti -, ma anche la faccia da essere umano. E quindi sembra, in parole povere, che una faccia umana sia stata appiccicata con la CGI su una testa di gatto, e la testa di gatto impiantata su un corpo antropomorfo ricoperto di pelo, con tanto di orecchie e coda che si muovono! Come se non bastasse, l’equipe addetta agli effetti speciali dev’essere stata ubriaca dall’inizio alla fine della produzione, perché si vedono letteralmente le “giunture” fra ciò che è reale e ciò che è computerizzato. Questi gatti-non-gatti ogni tanto si degnano di muoversi come dei gatti, ma per il resto sono palesemente persone in costume, che si comportano da persone e ballano come persone. Credetemi, l’immagine di Jason Derulo ricoperto di pelo che balla hip hop mi ha quasi fatta ribaltare dalla poltrona.

Inoltre, l’ambientazione “realistica” fa sì che tutti questi gatti-non-gatti sembrino tanti tragicomici lillipuziani che vagano su questo gigantesco set, che però nel concreto non è realizzato meglio di tutto il resto del film. Non potevo credere ai miei occhi!

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Di tutta questa accozzaglia di cose mal fatte, si salvano alcuni aspetti, che decisamente meritano una menzione.

Innanzitutto, Victoria, elegantissima, leggerissima, davvero felina, interpretata da una splendida Francesca Hayward, ballerina britannica, l’unica che si è impegnata per assomigliare al suo personaggio: insomma, meravigliosa. E accanto a lei Taylor Swift, ebbene sì: sarà che un po’ il faccino da gatta ce l’ha nella vita reale, sarà che le piacciono tanto i gatti, sarà quello che volete, ma è stata l’unica altra interprete a convincere, nei panni Bombalurina, nel film complice di Macavity.

E infine come non onorare Madame Judi Dench, che, nonostante sembri un pesce fuor d’acqua in un film così, ci dona uno dei pochi momenti memorabili del film, ovvero la conclusione, con la vecchia Deuteronomy che canta The ad-dressing of cats.

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Tutti gli altri, persino il grandioso signor Gandalf – che interpreta il gatto Gus -, sono dimenticabili. Anzi, alcuni mi auguro proprio di dimenticarli, prima fra tutti la Jennyanydots di Rebel Wilson. E persino Jennifer Hudson, interprete di Grizabella, riesce a fare un mezzo disastro col suo personaggio, rovinando la canzone a mani basse più bella di tutto il musical, ovvero Memory: tesoro mio, abbiamo capito che la voce non ti manca, ma le canzoni non le devi cantare sgolata proprio tutte. Consiglio la visione della Memory di Elaine Paige, forse la più importante interprete di Grizabella: bisogna essere potenti, un vulcano in eruzione, ma mantenere una certa eleganza nell’esplosione. Non è da tutti farlo.

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Insomma, che dire: l’impresa non era così impossibile da realizzare, ma sono state fatte troppe scelte sbagliate da poter promuovere questo film solo sulla base dell’intento iniziale. Lodevole che si volesse fare qualcosa di diverso, ma non è che voler fare qualcosa di diverso comporta per forza che si debba dire: ah, ma che bravi, è la gente che non li capisce. Cavolo, si capisce benissimo cosa volevano fare, peccato che abbiamo completamente cannato nel farlo.

E sono io la prima a dispiacersi, dato che attendevo con ansia questa trasposizione: poteva essere epico, e invece niente… una catsata di film.

(Basta, ho finito con questi esilaranti giochi di parole)

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Cecilia