La Casa di Carta 4 è troppo assurda… e ci piace

Si è finalmente conclusa la seconda stagione della serie evento spagnola che continua a conquistare il mondo, e di nuovo non restiamo delusi. Di questo cast siamo ormai innamorati, la trama si conferma piena di tensione e colpi di scena così assurdi che continua a piacerci, anche se non vorremmo. Ma alla fine questo è lo scopo della serie: stupire, stupire, stupire. A voi la nostra recensione.

Ci siamo lasciati così: Lisbona è stata catturata, ma il Professore è convinto che sia stata giustiziata. La banda ha appena fatto saltare in aria i carri armati fuori dalla Banca di Spagna, mentre il rapporto fra i vari componenti si fa sempre più teso. E, come se non bastasse, Nairobi è ferita, le hanno sparato: questa volta sembra sia davvero finita, per lei. Come potranno salvarla? Come potranno salvare il piano? Non si tratta più di una rapina, non si tratta più della Resistenza, dice il Professore: ora è guerra. Ma è una guerra che vinceranno? D’ora in poi, occhio allo spoiler.

8

Nairobi

Partiamo con la batosta più grande: così come il personaggio più amato della prima stagione ci è stato portato via proprio quando sembrava sarebbe finito tutto bene, così anche Nairobi viene operata con successo soltanto per beccarsi, infine, una pallottola in testa da quel gran figlio di sua madre che di nome fa Gandìa – lui, non sua madre. Una delle scene più agghiaccianti della serie tv, quella dell’esecuzione di Nairobi; una delle più commoventi, quella del suo funerale; una delle più spettacolari, quella del suo nome pronunciato su un angusto pianerottolo in cima alle scale che portano al tetto della Banca, dai suoi compagni, dalla sua famiglia, che vinceranno questa guerra per lei. Per Nairobi. O almeno, ci proveranno. E non saranno soli, perché fuori da quella Banca il mondo è di nuovo con loro: uccidendo Nairobi, ne hanno fatta una martire, e da martire ha scatenato la folla. Una folla che, negli ultimi episodi, diventa protagonista come mai lo era stata: è la folla a far sì che il baratro in cui la banda dei Dalì stava inesorabilmente cadendo, improvvisamente offra un appiglio: è grazie a questo che, forse, la morte di Nairobi potrà essere vendicata.

La Casa di Carta - una delle serie tv più sopravvalutate di sempre

Palermo

Devi mangiarne di coco pops col latte, la mattina, per assomigliare anche solo lontanamente a Berlino, caro vecchio Palermo. Perché che il suo personaggio dovesse rimpiazzare quello del comandante della nave che abbiamo perso la scorsa stagione, è chiaro: tuttavia, l’attaccamento che Berlino ha suscitato nel pubblico soltanto Nairobi è stata in grado di eguagliarlo. Forse dovremmo smetterla di farci piacere dei personaggi, in effetti. Perché, come se non bastasse l’irritazione causata dal solo atteggiamento di Palermo, senza che avesse ancora combinato qualche casino, adesso ci si mette anche il fatto che, alla fine della fiera, se Nairobi è morta è solo colpa sua. Chiaro, a monte la colpa è di quella piantagrane di Tokyo e di quell’imbecille di Rio, ma almeno loro non hanno mai tradito la squadra: Palermo, seguendo un piano che non è più riuscito a controllare, ha causato il disastro. E dovrà impegnarsi molto più di quello che ha fatto finora, per rimediare.

3

Denver&Stoccolma e Tokyo&Rio

Entrambe le coppie scoppiate, eppure, sembra, entrambe rimaste con una lieve speranza che le cose si aggiustino. E tuttavia, divise, hanno permesso ai singoli personaggi di caratterizzarsi meglio, senza che fossero identificati necessariamente con la coppia. Denver resta un idiota, ma non del tutto idiota, e lo dimostra in diverse occasioni: così come resta uno dei personaggi più amati della serie. Stoccolma, invece, sembra iniziare a rendersi conto del significato del suo nome: improvvisamente, comincia a vedere Denver con occhi diversi, come a voler confermare che, alla fine, solo di questo si fosse trattato, di Stoccolma, della sindrome per cui l’ostaggio si innamora del suo secondino. Eppure, infine, il dubbio resta, qualcosa fa credere che il loro amore vada oltre la sindrome. Se così sarà, dobbiamo ancora scoprirlo.

4

Rio, purtroppo, resta la macchietta della banda: ben caratterizzato, lungi da me affermare il contrario, ma non si riesce davvero a empatizzare con lui. Qualsiasi iniziativa prenda, c’è comunque sempre qualcuno che lo guida, o che causa, addirittura, l’iniziativa stessa. L’abisso che si frappone fra il suo personaggio e quello di Tokyo si fa sempre più largo, e quando alla fine i due si abbracciano, dopo che Tokyo viene liberata dalla panic room, sembra persino strano che una volta, quei due, stavano insieme. Lei è troppo esplosiva, lui troppo poco. D’altro canto, Tokyo continua a conquistare punti a suo favore, prendendo il comando dell’operazione: finalmente, a tutti gli effetti, smette di essere una imprevedibile combinaguai e diventa una guida indispensabile per la squadra. È lei a salvare Nairobi, è lei a mettere fuori gioco Gandìa. E sappiamo che continuerà ad avere un ruolo centrale, fino alla fine della rapina, qualsiasi sia il modo in cui si concluderà.

5

Lisbona e il Professore

Il piano Parigi ci riporta nostalgicamente ai tempi in cui il Professore era autore dei colpi di scena e delle sequenze più elettrizzanti della serie. Era dalla fine della Parte 3 che il gioco era nelle mani della polizia, perché il piano stava inesorabilmente andando a rotoli: con Parigi, tiriamo finalmente un sospiro di sollievo e possiamo nuovamente apprezzare la genialità del Professore. È tutto troppo assurdo? A chi importa, l’importante è quel brivido di tensione che ci percorre la schiena mentre vediamo il piano del Professore svolgersi meravigliosamente davanti ai nostri occhi. Questo è lo stile della serie, la spettacolarità: il fatto che tutto quello che accade sia veramente possibile, non frega a nessuno. E se vi frega, be’ decisamente non è la serie per voi. Lisbona e il Professore riescono a tenerci sulle spine restando entrambi lontani da dove si svolge l’azione, e questo è il più grande merito dei due personaggi. Inoltre, adesso che Lisbona è nella Banca insieme agli altri, le cose minacciano di farsi davvero interessanti.

8

Alicia

Non si può che confermare il giudizio dato a questo personaggio dopo la Parte 3: è veramente un cattivo coi fiocchi. Un personaggio mai scontato, mai noioso, estremamente interessante e assolutamente odioso, proprio perché è bravo a fare il cattivo: perché Alicia è brava a fare il suo lavoro. Alla fin fine, le sono bastate poche ore per scovare il Professore, e se da una parte possiamo gioire per come stiamo lasciando la situazione all’interno della Banca, di certo l’entusiasmo è bilanciato dallo sconforto di fronte alla pistola di Alicia puntata contro il Professore. È seccante dover aspettare la Parte 5 per scoprire cosa lei deciderà di fare con quella pistola.

7

Questa è guerra

Così si conclude la seconda stagione, confermando le voci di una quinta – come minimo – parte in arrivo. E forse dovevamo aspettarcelo: perché che le cose si risolvessero in così pochi episodi, per la piega che aveva preso la situazione, era veramente improbabile. E, alla fine, siamo contenti così: perché, come da sempre ripeto riguardo a questa serie, è l’intrattenimento che vogliamo, molto più della logica. Succedono veramente cose assurde, dalla trama si spreme ogni goccia di quello che può dare una storia che, tutto sommato, di complesso non ha nulla: ma va bene così, perché ancora dopo 31 episodi saltiamo in piedi davanti a ogni colpo di scena, per quanto folle possa essere. Per quanto sia coerente e logica, una serie diventa un fallimento quando comincia ad annoiare; per quanto pazzesca e surreale, una serie resta un successo se continua a emozionare. Questo è il nostro caso. Per questo, anche se si spingeranno sempre oltre, non vediamo l’ora che la guerra inizi davvero.

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Cecilia