13 Reasons Why: Endgame

L’ultima stagione di 13 è arrivata e dopo tutto quello che hanno costruito in questi tre anni, chi voleva sapere fin dove si sarebbero spinti? Nessuno. Devo ammettere, però, che 13 Reasons Why, uno dei serial di punta di Netflix, ha sempre suscitato in me quella curiosità malsana di arrivare a conoscere fino a che punto sarebbero arrivati gli sceneggiatori per farmi ridere a crepapelle o per farmi tirare insulti allo schermo del computer. Cosa mi avrà suscitato questa stagione finale?

Il 13 Cinematic Universe si riunisce, dopo aver sconfitto il super villain Bryce Walker nella terza stagione, per congiungere gli ultimi punti lasciati in sospeso nelle stagioni precedenti. Il fidazato di Monty De La Cruz non ha pace e vuole smascherare chi sia il colpevole dell’omicidio di Walker, dato che si batte per rendere giustizia e una giusta sepoltura all’uomo che amava e quindi cerca di infiltrarsi tra le fila dei 13vengers, come il miglior Loki possibile. Solo i nostri super eroi sanno la verità, ma lui arriverà a scovare il colpevole con tutte le sue forze, a suon di baci, rivelazioni di gusti sessuali al cardiopalma e facce inespressive. Questa è l’ultima missione del nostro gruppo di supereroi, questo è l’ultimo lavoro che porteranno a termine prima del diploma e di spostarsi nei loro singoli universi e smettere di tentare di controllare la vita di tutti quelli che gli stanno intorno, si spera.

La serie inizia con un sermone ad un funerale e la storia si catapulta sei mesi indietro, al termine dell’estate successiva agli eventi narrati nella terza stagione. Di chi sarà quel funerale? Con chi cercheranno di farci commuovere i nostri abilissimi sceneggiatori di quarto livello?
Iron Man Clay continua la sua storia d’amore con Ani Nick Fury, detta anche ‘la voce narrante più spocchiosa e rompi coglioni della storia del videomaking‘ con baci appassionati, coccole e zero sesso. Thor Justin ritorna dalla sua rehab tutto triste e in cerca della giusta via per rimettersi in carreggiata, quindi cosa fa? Scarica l’unica persona che gli è sempre stata accanto e che gli ha dato un supporto morale Jessica Black Panther. Un genio. Alex Occhio di Falco, intanto, continua a non fare sorrisi con voce fastidiosa, deambulando per il set senza meta, ma con un solo scopo, quello di una rivelazione speciale che ha dentro di sè, dentro il suo cuore, ma che verrà comunicata in seguito. E poi vabbè c’è Tony Hulk che picchia tutti.

A scuola vengono prese delle misure di sicurezza molto restrittive, con agenti di polizia nei corridoi e un metal detector all’entrata. Telecamere di sicurezza in ogni angolo della scuola e occhi puntati continuamente su tutti gli studenti. Tutti si lamentano del fatto che la scuola più pericolosa del mondo cerchino di evitare altri casini. Un branco di geni.
Una mattina, però, viene trovata una scritta fatta con una bomboletta rossa su una porta all’interno dell’istituto: ‘Monty was framed’, ‘Monty è stato incastrato’. WOOOOW chi sarà stato ommioddio. Da qui parte tutta la storia, alla ricerca del colpevole, dello snitch, dell’amico delle guardie (intuibile già dalla seconda puntata, se non dalla prima).

Il tentativo di questa stagione è, essenzialmente, quello di rovinare qualsiasi genere cinematografico mai fatto, citandolo a sproposito e senza criterio. Si parte con il thriller, si procede con il teen slasher, si toccano delle punte dei film sul pugilato e si arriva anche a vedere una scena di 10 minuti completamente inutile tratta dai peggiori film di fantascienza di Caracas.

Se il principale motivo che poteva farti ‘incuriosire’ delle precedenti stagioni era la ricerca assidua di un colpevole, qui il colpo di scena è come se fosse svelato fin dall’inizio. Non si tratta, però, di quella tecnica di scrittura e regia che utilizzava anche Hitchcock per la quale il pubblico conosce già ‘il colpevole’, ma i personaggi in scena no e si cerca di ricostruire i fatti secondo la visione delle persone coinvolte nella storia, no, qui si tratta solo di pessima sceneggiatura.

Lo sviluppo dei personaggi è quasi totalmente casuale e il principale tentativo della serie non è più raccontare una storia, ma l’intreccio è solo una scusa per presentare al mondo come gli sceneggiatori vorrebbero che fosse una società super liberal, una specie di Utopia piena di persone che esprimono le proprie idee con sentimento, senza mai parlarsi sopra, e dove tutti non hanno conseguenze per le proprie azioni.

Il mio super scherzoso modo di associare i protagonisti di questa serie a dei supereroi è dovuto al fatto che tutti loro si comportano come membri di una banda di vendicatori, sul serio. A parte essere tutti dotati di poteri sovrannaturali che li portano costantemente a vedere i morti (oppure è squilibrio mentale, ditemelo voi), tutti pensano soltanto al loro bene senza calcolare le conseguenze alle quali i loro atti potrebbero portare, anche perché, super spoiler: non gli accade mai niente. Questi fanno le peggio cose in tutto l’arco della stagione e con una semplice lavata di capo se la cavano, perché ‘so ragazzi‘. Il tutto mentre cercano in tutti i modi di screditare il lavoro della polizia accusandola di essere poco rispettosa e con pregiudizi particolari nei confronti degli afro americani e degli ispanici. Cosa che mi troverebbe anche d’accordo nel mondo reale, ma non in quello di 13, dove la cosa più brutta che capita a chi commette atti di vandalismo che sfiorano anche il codice penale, è una minaccia di non poter andare al colledge. E nemmeno detta con troppa convinzione, con la polizia che fa quasi sempre spallucce quando si tratta di confrontarsi con le malefatte dei protagonisti. ‘Sti pulotti sono buoni o cattivi, quindi, non ho capito.

Clay, poi, è il king delle marachelle in questa stagione ed è anche il king dei raccomandati. Il king dei depressi, il king di tutte le cose brutte che possono succedere a qualcuno, insomma. E’ peggio del Joker di Joaquìn Phoenix, raga. Solo che al Joker lo cercava tutta la polizia di Gotham, Clay è solo circondato da gente che cerca di curare il suo cervello fottuto, ma che lui non ascolta perché adulti brutti e cattivi viva i giovani che non ce la fanno più. Chiaramente gli succede qualcosa in termini di legge, secondo voi? Provate a indovinare.

Sarà che non è chiaramente il mio il target di questa serie, ma il problema che questa tipologia di prodotti per i ragazzi spesso fa emergere è come si possa provare un odio viscerale per tutti i personaggi perché, fondamentalmente, sono dei coglioni. Un po’ quello che succedeva con SKINS. Cercano in tutti i modi di farti empatizzare con loro, cercano in tutti i modi di farti vedere come stanno soffrendo e come quello che gli accade sia roba seria, zio, ma fondamentalmente sono e rimarranno per sempre un branco di coglioni figli di papà che la sfangano qualsiasi cosa combinino perché tanto sono ragazzi e tutti hanno diritto ad una seconda possibilità, e a una terza, e a una quarta, e a una quinta, e a…

Sono l’unico a vederla così? Non credo, perché ovunque leggo pareri negativi su questo prodotto. E allora perché hanno perpetrato un accanimento terapeutico di questo genere su una carcassa palesemente in decomposizione da ormai tre anni? Non lo sapremo mai, ma almeno è finita. Si spera.

Dōmo arigatō, e alla prossima!

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Jakk