Dark 3: spiegazione del finale perfetto

Purtroppo siamo arrivati alla fine di questo capolavoro tedesco firmato Netflix, e il tutto si chiude con una terza stagione che conferma l’altissimo livello di una serie tv che tutti noi ricorderemo per tanto tempo. La trama, già complessa, raggiunge il suo apice filosofico e narrativo, ampliando un cast che già era tutt’altro che scarso. Non potevamo chiedere un finale migliore, da questa serie sui viaggi nel tempo: a voi i motivi nella nostra recensione.

Un clamoroso mal di testa è il primissimo frutto della visione di questa terza e ultima stagione di una delle serie più spettacolari di sempre. È dopo qualche minuto, quando cominciamo a fare tutti i conti, a metabolizzare gli eventi, che si inizia a capire, che tutto diventa sempre più chiaro e lineare. E dunque non possiamo pensare altro, se non che effettivamente questo è l’unico perfetto finale che Dark poteva avere, un finale che è arrivato nel momento più giusto, nel posto più giusto, nel modo più giusto.

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Alla fine della scorsa stagione ci eravamo lasciati con diverse domande senza risposta. Innanzitutto, di fronte alla prospettiva di un universo causalmente chiuso e predestinato, come ci è stato presentato nella prima stagione e in gran parte della seconda, il primo importante motivo di dubbio riguardava lo Jonas adulto: questi sembra infatti fin troppo in balìa degli eventi, per uno che ha già vissuto gran parte di ciò che ci viene presentato con lo Jonas giovane come protagonista. E, a questo proposito, come sembrava ci stessero suggerendo verso la fine della stagione, risultava ancora problematico come il ciclo causale e temporale potesse venire spezzato, come le due versioni più giovani di Jonas erano così intenzionati a fare.

Inoltre, la scena finale della scorsa stagione apriva prospettive epocali sullo sviluppo di una trama che, fino ad allora, si era concentrata soltanto su un universo, quello in cui Jonas era il principale viaggiatore nel tempo: la domanda non è dove, ma non è neanche più quando, adesso la domanda è dove-e-quando. Una domanda che, come già era ampiamente prevedibile, prometteva di introdurre la tematica del multiverso, tanto cara agli studiosi del tempo.

Poco chiaro risultava ancora il percorso che ha portato Jonas a diventare Adam, e soprattutto quanto, di quel percorso, è presente nella memoria delle diverse versioni di Jonas: ci trovavamo già di fronte a una prima frattura nel ciclo di eterno ritorno?

Ancora: qual è il ruolo di Claudia, quale quello di Adam? Sono, infine, buoni, oppure cattivi, oppure qualcosa che va al di là del bene e del male? Qual è la storia di Noah, quale la storia di Elisabeth e di Charlotte? Quel parte giocano Franziska, Magnus e Bartosz, nei piani di Adam? Quali saranno le conseguenze del viaggio nel passato di Katharina e di Hannah?

Ma soprattutto: chi è la nuova Martha, da dove viene, che cosa si nasconde dietro al suo arrivo nel mondo di Jonas e perché lo Jonas adulto non si ricorda di questa seconda versione del suo grande amore?

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Bene, dopo aver sviscerato i nostri dubbi, cominciamo a fare ordine in un finale così ricco di eventi e di informazioni da apparire uno scoglio perfino per i più allenati. E, a tal fine, iniziamo proprio dall’ultima, grande domanda.

La nuova Martha

Come ci viene presentata all’inizio della stagione, la nuova Martha è una versione alternativa di quella che è appena stata uccisa da Adam, ma molto più consapevole di questa rispetto ai viaggi nel tempo, e anche a quelli nello spazio. In questo senso, è un passo avanti anche rispetto a Jonas, il quale viene abbandonato, nell’universo parallelo, in compagnia di una Martha più giovane di qualche giorno, che ancora non sa nulla dei viaggi nello spaziotempo.

Vediamo questa Martha alternativa e più giovane acquisire ben presto una consapevolezza che la porterà a fidarsi di Jonas, e sarà quando, con lui, viaggerà nel futuro post-apocalittico, che comincerà a comprendere il ciclo di eterno ritorno in cui è immersa in prima persona: sarà infatti la sua versione adulta ad aprirle gli occhi, una versione adulta che ben presto scopriamo alleata – e non eterna nemica, come accade invece per Jonas adulto e Adam – dell’ultima versione di Martha, quella più anziana, che porta il simbolico nome di Eva.

È al fianco di questa nuova Martha, seppur beninteso non sia ancora quella che abbiamo visto alla fine della seconda stagione, che camminiamo per gran parte della terza stagione, alla scoperta dei segreti dell’universo parallelo – chiamiamolo B, per comodità – in cui è proprio lei a ricoprire il ruolo che, nell’universo A, è ricoperto da Jonas.

Sublimi, a tal proposito, sono i costanti parallelismi che troviamo nell’universo B, il quale appare quasi a tutti gli effetti uno specchio dell’universo A: se andassimo ora a riguardare la prima stagione ci accorgeremmo di quante scene sono state riproposte, letteralmente al contrario, nella terza stagione.

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Le due versioni di Martha

A un certo punto, e ancora non ci è chiaro il come, questa nuova Martha si sdoppia: e questo accade dopo la drammatica e splendida unione con Jonas, dunque dopo che è rimasta incinta. Quest’unica Martha è quella che, insieme a Jonas, cerca di fermare l’apocalisse nell’universo B, e che finisce poi nel covo di Eva, cercando di sfuggire al proprio destino: non sa che, così facendo, sta seguendo i suoi stessi passi, che in passato ha già seguito, e che è condannata a seguire per sempre. Qui Jonas viene ucciso da una Martha di poco più grande, una Martha che sappiamo non essere quella che abbiamo visto alla fine della seconda stagione per via del taglio sul viso. E allora ecco anche questa Martha vivere il dramma che, nell’universo A, anche Jonas ha vissuto, ed è destinato a vivere per sempre: assistere alla morte del proprio amore, per mano propria, senza poter fare nulla per salvarlo.

A questo punto questa Martha, quella che ha appena assistito alla morte di Jonas, diventa la Martha che abbiamo visto alla fine della scorsa stagione: si taglia i capelli, indossa gli abiti scuri che ben conosciamo, si presenta a casa di un incredulo Bartosz e riesce a convincerlo che l’apocalisse sta per accadere. Ed è sulla strada per la centrale nucleare che i due incontrano le due versioni adulte di Franziska e Magnus, inviate da Adam per far sì che Martha, incinta, viaggi nell’universo A per salvare Jonas e si fidi, di conseguenza, di Adam stesso.

È ora che questa Martha si sdoppia. Perché, appena giunta nell’universo A, una sua versione entra nella casa dove Jonas ha appena visto morire la propria Martha, mentre la sua seconda versione viene fermata dal Bartosz dell’universo B, inviato da Eva, che riporta questa versione di Martha nel suo universo. La prima versione è destinata a ripercorrere il sentiero che già l’abbiamo vista percorrere, mentre la seconda apre una strada nuova, la strada che la porterà a diventare la Martha con il taglio sul viso, la Martha che ucciderà Jonas, una volta compreso il segreto per rompere il ciclo di eterno ritorno.

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Il bivio

Se finora, prestando un po’ di attenzione, è stato facile seguire il percorso delle diverse versioni di Martha, con il bivio nello spaziotempo giungiamo a uno dei nodi cruciali e più complessi di questa stagione. Ricapitoliamo brevemente dove siamo arrivati: da una parte abbiamo uno Jonas adulto che non ha alcun ricordo di aver viaggiato nell’universo B con l’altra Martha, e dall’altra parte abbiamo Adam che, consapevole dell’esistenza dell’altra Martha, ha dei piani che prevedono la sua distruzione – il perché lo vedremo fra poco. Queste due versioni di Jonas rappresentano le due versioni di Martha descritte poco fa. Ma dove sta la chiave per comprendere come sia possibile tutto questo? È Eva a spiegarcelo, e lo fa utilizzando un simbolo a noi molto noto, ovvero quello dell’infinito. La relazione causa-effetto che stringe l’universo – o meglio, gli universi – in una morsa inevitabile può essere aggirata in un momento preciso, il momento in cui, nell’universo A, avviene l’apocalisse: quando la centrale esplode, la materia sprigionata causa l’interruzione della linea temporale per un solo attimo, attimo in cui la necessità causale si spezza. È in quell’attimo che si apre un bivio, che il ciclo di eterno ritorno si sdoppia. In altre parole, il gatto è sia vivo che morto all’interno della grande scatola che contiene i due universi paralleli, ed è aprendo la scatola – come ci racconta, ad un certo punto, Tannhaus – che si aprono due strade: una conduce al gatto vivo, l’altra conduce al gatto morto, in due versioni parallele della stessa linea temporale. Il gatto resta sia vivo che morto, lo stato di indeterminazione quantistica – quello che governa il mondo microscopico delle particelle come i fotoni, gli elettroni, i quark – si mantiene nel mondo macroscopico, nonostante esistano due versioni determinate di esso: in una Martha è entrata in quella casa, nell’altra non ci è entrata. Questo è il bivio, il punto in cui il simbolo dell’infinito si incrocia con se stesso: il momento in cui la necessità causale può essere aggirata, l’esatto momento in cui il tempo si ferma.

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Il ruolo degli altri protagonisti

Strettamente legati a questa linea narrativa centrale, tanti personaggi nella terza stagione in realtà perdono il ruolo cruciale che hanno avuto nelle stagioni precedenti, risultando semplici aiutanti, oppure direttamente storyline da chiudere. Proprio così appare, a conti fatti, la storyline di Katharina, di cui viene mostrata la conclusione, dopo aver viaggiato nel passato: conclusione che conduce alla morte.

Magnus, Franziska e Bartosz si confermano, in questa stagione, come alleati e collaboratori vuoi di Adam, vuoi di Eva, ma senza nessun ruolo attivo fondamentale, separato da Adam ed Eva. Anche se, è doveroso, una precisazione rispetto a Bartosz va fatta: egli risulta infatti essere padre di Agnes – che già abbiamo incontrato – e Hanno – che scopriamo essere il vero nome di quel figaccione del giovane Noah. Svolta decisamente interessante, in perfetto stile Dark, in quanto scopriamo che un personaggio del futuro risulta essere progenitore di una linea di discendenti strettamente collegata al personaggio stesso. Altrettanto interessante risulta l’identità della madre, nientepopodimeno che la figlia di Hannah e sorella di Jonas, Silja, tornata indietro nel tempo dal 1952, epoca in cui era stata portata da Adam.

A tal proposito, seppur la fine che le tocca sia la stessa di Katharina, anche il personaggio di Hannah e, soprattutto, il suo viaggio nel tempo risultano avere conseguenze assolutamente fondamentali – diciamo pure che senza Hannah nulla di ciò che abbiamo visto nelle ultime tre stagioni sarebbe successo. Perché? Semplice: senza Hannah, niente Silja, dunque niente Agnes né Hanno, dunque niente Tronte né Charlotte, dunque niente Ulrich, né Magnus, né Martha, né Franziska, né Elisabeth, niente Mikkel e, infine, niente Jonas.

Solo per farvi cogliere il paradosso – lo faccio notare per lei, ma potrei fare la stessa cosa con tanti altri personaggi -, Hannah risulta essere la bis-bisnonna del proprio marito e dunque sia madre che bis-bis-bisnonna di Jonas. Pazzesco.

Allo stesso modo viene risolto l’arcano di Elisabeth e Charlotte: scopriamo infatti che la piccola Charlotte è stata portata via dai genitori – Elisabeth e Noah – da una Charlotte adulta, che è stata catapultata nel futuro nel momento dell’esplosione della centrale, e da una Elisabeth più adulta, probabilmente per salvarla da una vita in un mondo post-apocalittico – e anche per far sì che il ciclo di nascite che possiamo definire autoreferenziale, in quanto la figlia è madre della propria madre, venisse rispettato.

In modo più affrettato vengono chiuse le storyline, aperte nelle scorse stagioni, di gran parte degli adulti – anche se di epoche diverse… e mondi diversi -, come Aleksander – padre di Bartosz -, Peter – padre di Charlotte ed Elisabeth -, Helge, Regina, Ulrich ed Egon.

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La scena finale

Prima di arrivare alla parte più geniale e spettacolare di questa stagione, analizziamo subito la scena finale, strettamente collegata al destino dei personaggi nominati qui sopra. Seduti attorno al tavolo vediamo di quella che risulta essere ancora la casa di Hannah, infatti, troviamo pochissimi protagonisti, rispetto a quelli che abbiamo incontrato nel corso della serie. Il motivo è semplice: Bartosz non è mai tornato indietro nel tempo. Potremmo azzardarci a dire che non è neppure mai esistito, poiché troviamo una Regina seduta da sola al tavolo, dunque, probabilmente, non ha sposato Aleksander. Comunque, ciò che possiamo affermare con certezza è che Bartosz, non essendo mai tornato indietro nel tempo, non ha mai sposato Silja – che non esiste, perché neppure Hannah è mai tornata indietro nel tempo. Per questo, Agnes non è mai nata, e dato che lei era la madre di Tronte, padre di Ulrich e di Mads, nessuno di questi è mai esistito: per questo vediamo Katharina, la cui ascendenza è separata dagli intrecci familiari a noi noti, seduta da sola. Alla luce di ciò possiamo anche affermare che neppure Magnus, Martha e Mikkel, come accennavamo poco fa, sono mai nati.

Ma poiché Bartosz non è mai tornato indietro nel tempo, neppure Hanno, cioè Noah, è mai nato. E poiché il viaggio nel tempo non esiste, nel mondo d’origine, il circolo che ha portato alla nascita di Charlotte ed Elisabeth – e di Franziska di conseguenza – non si è mai verificato, dunque nessuna di loro esiste. Peter, invece, esiste, perché è figlio di Helge, la cui nascita non ha nulla a che fare con i viaggi nel tempo.

Allo stesso modo esiste Regina, che è anzi la ragione per cui Claudia si è impegnata nella ricerca dell’origine. Abbiamo inoltre la conferma che Regina non è la figlia illegittima di Tronte, dato che, se così fosse, non sarebbe mai esistita.

Troviamo infine Hannah sposata con Torben Wöller – del quale avremmo finalmente scoperto la storia dell’occhio fasciato, se non fosse l’unico grande mistero che gli autori di Dark hanno voluto lasciare irrisolto – e incinta. E su di lei ci soffermiamo un attimo, alla luce dell’ultimissima scena che la vede protagonista: scopriamo infatti che, anche se i due universi A e B non sono mai esistiti, resta comunque un legame, seppur debolissimo, fra il mondo d’origine e la mera possibilità degli altri due mondi, come una sorta di eco che, dopo aver colpito una roccia così lontana che quasi non esiste, ritorna indietro. Questa eco si riflette nel sogno che Hannah racconta, un’eco che noi sappiamo essere il riverbero dell’apocalisse mancata in entrambi gli universi figli, e anche nella sua scelta del nome da dare al proprio figlio nascituro: è infatti puntando lo sguardo su un impermeabile giallo – ormai uno dei simboli di Dark – che a Hannah viene in mente il nome di Jonas, quasi come se stesse ricordando una vita passata e futura al contempo, eppure mai esistita.

In conclusione, non possiamo che dare un 10 pieno a quest’ultima, splendida scena.

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Il nodo

I tormentoni di questa stagione sono due: rimettere a posto le cose e spezzare/preservare il nodo. Segnatamente, per rimettere a posto le cose i diversi agenti del viaggio nel tempo sono convinti di dover ora spezzare, ora preservare il nodo. Ma cos’è questo nodo? Il nodo è il nodo della trinità, quello che viene anche chiamato Triqueta, fra l’altro simbolo del Sic Mundus: l’abbiamo già visto nella scorsa stagione, associato alle tre epoche fondamentali in cui tutte le cose accadono (1986, 2019, 2052), lo ritroviamo come simbolo dei tre viaggiatori (Jonas, Martha, Claudia), scopriamo infine essere la chiave per decifrare il mistero dei viaggi nel tempo e nello spazio. Come dice la Claudia anziana, noi siamo abituati a pensare al mondo e all’esistenza in modo dualistico – tertium non datur è il principio alla base della filosofia che ha gettato le fondamenta della contemporaneità -, senza sapere che c’è sempre un terzo fattore – tertium datur, un terzo elemento si dà. Adam ed Eva, convinti che l’origine del ciclo di eterno ritorno si trovi nella discendenza di Jonas e Martha, si impegnano l’uno a distruggerla, l’altra a preservarla: Adam, infatti, uccide la Martha dell’altro universo, sfruttando la potenza scaturita da entrambe le apocalissi, per annientare la vita che sta crescendo dentro di lei, frutto dell’unione con Jonas – di cui abbiamo già parlato; viceversa, Eva, che vuole proteggere il nodo e il ciclo di eterno ritorno, sfrutta il bivio già descritto, di cui Adam non sa nulla, per far tornare una versione della giovane Martha nell’universo B, così che il figlio, suo figlio – che anche Eva crede essere l’origine -, possa nascere. E infatti lo vediamo, nelle tre canoniche versioni ragazzino-adulto-anziano, che possiamo riconoscere dall’inconfondibile segno sopra il labbro.

Il risultato è che sia per Adam, che per Eva, l’apocalisse deve accadere, che sia per spezzare il nodo, oppure per preservarlo. Ciò che nessuno di loro sa è ciò che Claudia ci svela, in conclusione.

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Il mondo d’origine e la storia di Tannhaus

I lunghi anni che separano la Claudia del 1986 spedita nel futuro e la Claudia anziana che da tre stagioni osserviamo viaggiare nel tempo, con intenti quasi sempre a noi sconosciuti, sono gli anni in cui il suo personaggio, vero agente consapevole della storia, non solo tiene i fili che manovrano tutti gli altri protagonisti del viaggio nel tempo, ma si mette anche alla ricerca della vera origine, di quel terzo fattore che nessuno aveva considerato. È grazie alla sua lucidissima, anche se non semplicissima, spiegazione che scopriamo come tutto ha avuto inizio, e tutto ha avuto inizio da un esperimento di H.G. Tannhaus. Conosciamo già il suo personaggio, in relazione al libro sui viaggi nel tempo e alla macchina del tempo – i quali gli vengono consegnati dal futuro, creando uno dei paradossi più raffinati dei viaggi nel tempo: per un’analisi più precisa di questo meraviglioso paradosso vi invito a leggere la mia recensione della seconda stagione di Dark.

L’esperimento di Tannhaus nasce, come è ormai una costante, in questa stagione, dall’amore: l’amore per il figlio, per la nuora e la nipotina, che egli ha perso a causa di un incidente d’auto. Si può riportare in vita qualcuno che è morto? Sì, se lo si riesce a salvare prima che muoia. Questo è il principio su cui Tannhaus fonda la sua ricerca: vuole costruire una macchina che sia in grado di riportarlo indietro nel tempo per salvare il figlio, per impedire l’incidente. È chiaro cosa succede, nel momento in cui Tannhaus preme entrambi i bottoni rossi, uno per ogni universo parallelo. Il mondo di Jonas, il mondo di Martha, non sono altro che un errore, qualcosa che non sarebbe mai dovuto esistere. Un sogno, dice Martha.

Alla fine Adam ha sempre avuto ragione: sic mundus creatus est, così il mondo fu creato, con un viaggio nel tempo. Sia il mondo di Jonas, in cui esiste il Sic mundus, sia il mondo di Martha. Due versioni alternative di uno stesso mondo d’origine, in cui il viaggio nel tempo esiste ed è governato rispettivamente da coloro che, in quei precisi mondi, ne sono il fondamento, ovvero Jonas e Martha, Adam ed Eva. Colui che nei due universi paralleli non è che il “fabbro”, che semplicemente riceve dal futuro la macchina e il libro già fatti e finiti, nel mondo d’origine è l’unico vero autore di ogni cosa.

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Rimettere a posto le cose

È nel momento in cui Jonas e Martha si trovano nel puro spaziotempo che scopriamo che le cose già da sempre sarebbero andate così: perché un piccolo Jonas aveva visto Martha sulle scale che portavano al seminterrato e una piccola Martha aveva visto Jonas dentro l’armadio. La curva spaziotemporale si piega di nuovo su se stessa, come ha fatto quando Charlotte ed Elisabeth si sono sfiorate alla fine della seconda stagione. E allora sappiamo che il destino di Jonas e di Martha era questo fin dall’inizio: trovarsi in quel punto, in quel preciso momento, per rimettere a posto le cose dopo averle incasinate.

Come possono rimettere a posto le cose? Sfruttando la scappatoia che anche Eva ha sfruttato, il famoso bivio di cui abbiamo già parlato: quell’attimo in cui il tempo si ferma, la catena di causa ed effetto si spezza e tutto può essere cambiato. In quell’attimo il passato si può riscrivere, modificando così il futuro. In quell’attimo, Jonas e Martha tornano indietro nel tempo, viaggiano fino al mondo d’origine, attraversando il puro spaziotempo – uno spaziotempo in squisito stile Interstellar – e impedendo al figlio di Tannhaus di morire in quell’incidente d’auto. Riportando in vita qualcuno che è morto, salvandolo prima che muoia. Così facendo fermano Tannhaus prima che idei il suo esperimento, dunque prima che crei i due universi paralleli in cui vivono Jonas e Martha.

Ed è con un’ultima, incantevole, commovente scena che noi diciamo addio ai due grandi protagonisti di Dark, e che i due protagonisti si dicono addio, con la frase che ormai tutti conosciamo: siamo fatti per stare insieme, non credere mai che non sia così.

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Il finale alternativo

Da grande amante dei paradossi quale sono, con una laurea in filosofia – che spettacolo -, non ho potuto fare a meno di prevedere un finale alternativo, che forse non sono l’unica ad aver pensato. La chiave di questo finale alternativo è un paradosso famoso nella filosofia del tempo, noto come paradosso del nonno. In sostanza, un nipote A decide di tornare indietro nel tempo per uccidere il nonno B; ma così facendo, impedisce a B di avere figli, dunque nipoti, dunque A non è mai esistito per tornare indietro nel tempo a uccidere B; ma non essendo mai esistito A, allora B non è mai stato ucciso, dunque ha potuto avere figli e nipoti, A è potuto nascere e tornare indietro a uccidere B, e così via, all’infinito. A meno di non introdurre una soluzione coerente con il multiverso, il paradosso del nonno è irrisolvibile, e rappresenta una valida alternativa al finale comunque perfetto che abbiamo avuto. In due punti sarebbe infatti potuto intervenire questo paradosso: quando Jonas e Martha hanno salvato il figlio di Tannhaus e, più in generale, quando hanno impedito la costruzione della macchina del tempo. Essendo quello di Dark, come più volte è stato ribadito, un universo complessivamente chiuso a livello causale e temporale – ad eccezione del bivio -, nel momento in cui si spezza la catena delle cause, questo gesto ha delle conseguenze sul futuro. Salvando il figlio di Tannhaus, Jonas e Martha impediscono a Tannhaus stesso di creare la macchina del tempo, dunque i due universi paralleli in cui esistono Jonas e Martha: sostanzialmente abbiamo due nipoti che uccidono un nonno, e così facendo rendono impossibile il loro stesso intervento nel passato per salvare il figlio di Tannhaus… perché, a tutti gli effetti, non esistono, e non sono mai esistiti!

Un finale alternativo, che avesse voluto dare una conclusione non conclusiva alla serie, avrebbe sfruttato questo paradosso, per riaprire il ciclo di eterno ritorno e far sì che si concludesse tutte le volte nello stesso modo: con Jonas e Martha che impediscono la costruzione della macchina del tempo di Tannhaus nel mondo d’origine, ma che, così facendo, cancellano la propria esistenza, e il proprio intervento per impedire la costruzione della macchina del tempo nel mondo d’origine, cosa che necessariamente conduce all’incidente e alla costruzione della macchina del tempo che creerà i due universi paralleli di Jonas e Martha… che, alla fine del ciclo, torneranno nel mondo d’origine per impedire la costruzione della macchina del tempo!

Insomma, nonostante sia assolutamente geniale, e abbia a tutti gli effetti un grande valore filosofico, si tratta pur sempre di una serie tv, che meritava una chiusura. E non possiamo fare altro che affermare con forza l’assoluta perfezione della conclusione che gli autori di Dark hanno voluto dare a questo gioiello assoluto, primo sul podio delle serie tv targate Netflix.

Dunque come concludere se non dicendo grazie per questo splendido viaggio nel tempo?

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Cecilia