Warrior Nun: il grande potenziale della nuova serie tv Netflix

È disponibile sulla piattaforma dal 2 luglio la nuova serie fantasy e di azione che vede come protagoniste un gruppo di suore combattenti in guerra contro le forze dell’inferno. La trama è ancora piuttosto semplice, ma decisamente promettente, e il cast tutto sommato convincente. Nella nostra recensione senza spoiler, i motivi per dare una possibilità a questo nuovo prodotto firmato Netflix.

Ava è morta. Ma non si trova in un letto di ospedale, o un obitorio, bensì nei sotterranei di un convento, dov’è stata portata dopo aver tragicamente perso la vita all’età di 19 anni nell’orfanotrofio dove ha vissuto fin da quando era una bambina.

In una stanza non lontana, tre suore guerriere, sotto attacco, assistono alla morte del loro capo, colei che porta l’aureola. La sacra reliquia ora deve passare all’erede, ma l’arrivo dei demoni dell’inferno non permette il trasferimento: una delle suore presenti estrae l’aureola dalla schiena della guerriera morta e fugge via, in cerca di un luogo sicuro dove nasconderla alle forze del male. Ma c’è un solo luogo in grado di celare il potere della reliquia: il corpo di una nuova portatrice.

Questo è l’inizio della nuova vita di Ava. L’aureola viene impiantata nella sua schiena, cosa che riporta la ragazza in vita e la rende a tutti gli effetti parte di un antico ordine segreto di suore guerriere, cui è stato affidato il compito di combattere i demoni dell’inferno giunti fra gli umani.

Ma Ava scoprirà ben presto che i demoni non sono le uniche forze che vogliono impossessarsi del potere dell’aureola.

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Come dicevamo, la trama e l’intreccio di questa prima stagione sono abbastanza semplici, dunque risultano facili da seguire: eppure si intravede già il potenziale, all’interno della narrazione di una storia decisamente interessante e senza grossi paragoni, nell’attuale panorama fornito da Netflix. Non si vedono spesso in giro suore guerriere che combattono contro le forze del male venute dall’inferno, e questa particolarità è di certo un valore aggiunto della serie.

Gli episodi hanno un buon ritmo, tutto sommato tengono l’attenzione dello spettatore sempre alta, concentrata su ciò che sta accadendo. Non mancano naturalmente i colpi di scena, ben distribuiti nel corso della stagione, fino a raggiungere la rivelazione finale, che apre la strada a uno sviluppo decisamente intrigante in vista della prossima stagione – che sembra ormai quasi confermata.

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Il cast è interamente composto da facce nuove, o perlomeno poco conosciute, cosa che dà la possibilità di scoprire i personaggi senza avere pregiudizi. E i personaggi che pian piano conosciamo sono nel complesso ben caratterizzati, complessi e, talvolta, imprevedibili.

Troviamo esponenti di una religiosità, che spesso rigettiamo, in grado conquistare la nostra fiducia e il nostro affetto, addirittura la nostra comprensione. Così come troviamo paladini della scienza, che così tanto divinizziamo, apparire miopi davanti a forze che restano inspiegabili alle leggi della fisica. In perfetta sintonia con i colpi di scena di questa prima stagione, non sempre quelli che crediamo essere i buoni sono buoni, mentre quelli che vogliamo siano cattivi, sono i cattivi.

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In un’atmosfera che è a metà fra Il Codice Da Vinci di Ron Howard e una Shadowhunters decisamente meno ridicola, Warrior Nun ha la giusta dose di fantastico e di azione, che può renderla una delle rappresentazioni più riuscite degli ultimi anni del fantasy urban medievale.

E in questo l’ambientazione aiuta, nello stacco fra il futuro rappresentato dai laboratori della Arq-Tech – società che sta studiando le potenzialità del divinium, leggendario metallo di cui era fatta l’armatura dell’angelo Adriel, primo proprietario dell’aureola – e il passato raffigurato dal convento, dagli splendidi set di una Spagna ancora medievale e, infine, dallo spettacolo di Città del Vaticano. Allo stesso modo, nell’ordine delle suore guerriere troviamo quel contrasto tra moderno e antico che rappresenta tutta la serie.

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Detto ciò, non mancano i difetti. La protagonista – come troppo spesso drammaticamente succede – risulta ancora troppo appiattita su se stessa, un personaggio troppo prevedibile e troppo poco complesso, rispetto alle sue “aiutanti”. E anche a livello narrativo, tutta la prima metà della stagione sembra fin troppo staccata dalla seconda, tanto che ci viene da chiederci quale ruolo abbiano concretamente avuto alcuni dei personaggi che abbiamo incontrato nelle prime puntate e che poi spariscono. La risposta, probabilmente, è da cercare nel fatto che fin dall’inizio questa serie aveva messo in conto più di una stagione, essendo basata su una serie a fumetti preesistente: è certo che, se la seconda stagione verrà confermata, i personaggi che abbiamo perso a metà di questa stagione spunteranno fuori di nuovo.

E che venga confermata ce lo auguriamo, visto il finale al limite del cliffhanger. Molti hanno protestato di fronte a una scena conclusiva che si interrompe quasi a metà, cosa che va oltre l’espediente del finale sospeso che tanto spesso viene utilizzato. Questo può essere visto come un difetto, così come può risultare l’unico modo in cui poteva chiudersi una stagione che resta tutt’altro che conclusa. Anzi, la storia è probabilmente appena iniziata.

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Dunque il potenziale è decisamente buono, e ci aspettiamo che questo sia un genere su cui ora Netflix deciderà di puntare – anche alla luce sia dei nuovi fenomeni fantasy come The Witcher e Cursed, quest’ultima in arrivo a metà luglio, sia della conclusione di grandi prodotti come Dark e Tredici.

Insomma, se amate i miscugli di fantasy urban e fantasy medievale, e soprattutto se siete curiosi di vedere un gruppo di giovani suore prendere a calci in culo i cattivi, questa serie fa decisamente per voi.

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Cecilia