After 2: tanto sesso e zero trama

Attesissimo sequel del film di successo After e basato sul secondo libro della saga che ha conquistato il mondo, After 2 apre col botto la nuova stagione dei cinema italiani, in compagnia di Tenet, di fatto rialzando le sorti di uno dei settori più colpiti dalla quarantena. Il cast ritrova i suoi amati protagonisti – Josephine Langford e Hero Fiennes Tiffin -, con l’aggiunta del gemello d’America Dylan Sprouse, ma la trama continua a non essere all’altezza di ciò che prometteva. Vediamo cos’è andato storto nella nostra recensione.

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati: Tessa scopre della scommessa, si infuria con Hardin, si lasciano sotto la pioggia davanti a tutti i loro amici – e nemici -, di cui peraltro, molto onestamente, ricordare il nome è impresa ardua, se non si sono letti i libri. Ma tanto, appunto, non è che ci interessi qualcosa del gruppo di amici, e questo sembra l’abbiano pensato anche gli sceneggiatori – compresa la scrittrice Anna Todd, che pone essa stessa la firma in calce a una sceneggiatura che con il suo libro ha ben poco a che fare.

Dunque, la pecca che abbiamo trovato nel primo film si ripresenta: la storia è di fatto incentrata solo e unicamente sui due protagonisti, facendo passare in secondo piano persino colui che dovrebbe rappresentare il rivale in amore di Hardin, per come ci era stato presentato, ovvero Trevor. Fra discussioni periodiche e riappacificazioni passionali, di tutto l’intreccio che la Todd aveva previsto nel libro – e nasce come fan fiction, quindi non è che fosse tutto questo intreccio alla Tolstoj – resta ben poco.

Eppure c’era del potenziale. Non avendo io letto i libri, non ho sentito la mancanza di fedeltà a una trama letteraria, dunque mi sono semplicemente basata su ciò che prometteva il trailer. E devo dire che, purtroppo, il trailer è risultato più emozionante del film stesso.

Cominciamo col riconoscere che Trevor fa sostanzialmente la parte del soprammobile. Ed è un peccato, essendo, a conti fatti, uno dei personaggi più interessanti e divertenti. Il triangolo che si prospettava non è neanche lontanamente sfiorato, per cui Trevor resta sempre soltanto un semplice amico sullo sfondo della relazione fra Tessa e Hardin.

Quello che ci resta da fare, alla fine, è goderci il bel faccino di Dylan Sprouse e l’umorismo adorabile del suo personaggio, la cui riduzione a mero “aiutante” della protagonista resta, secondo me, una delle scelte più spiacevoli del film.

C’è da riconoscere, tuttavia, una cosa, a questo sequel: se scrivendo la prima recensione mi ero lamentata della relativa castità, con After 2 evidentemente si cambia registro. Se il primo film mancava di una sorta di carica erotica necessaria, il sequel non delude, sotto questo punto di vista, anzi… Eppure, eppure, eppure. Eppure, forse, siamo scivolati nell’altro abisso, invece di mantenerci in bilico fra entrambi. Mi spiego meglio e con parole molto povere: se After aveva poco sesso, ma un pizzico di trama in più, in After 2 il sesso decisamente non manca, anche vario, ma perdiana, la trama è quasi inesistente.

Nel giro di dieci minuti, Tessa è già tornata praticamente strisciando da Hardin, anche se continua a fare la difficile per un bel po’, dunque lo spazio per approfondire il rapporto con Trevor è praticamente nullo. A questo punto inizia una sorta di partita a ping pong, in cui la pallina schizza da Tessa e Hardin che discutono per qualcosa o fingono di non stare insieme a Tessa e Hardin che ci danno dentro, con un po’ più di fantasia rispetto al primo film – aspetto, lo ripeto, assolutamente da promuovere. Per dirla con altre parole: se After andava bene, a patto che avessi 15 anni, After 2 può andare anche se di anni ne hai qualcuno in più.

Ma il problema principale resta: per tutta la prima ora, praticamente, del film – ed è un film di un’ora e quaranta, non Tenet, che ne dura due e mezza – siamo semplicemente deliziati dalle varie unioni carnali che ci presentano Tessa e Hardin, ma colpi di scena zero, ritmo della trama zero.

L’unica cosa che dà un po’ di ritmo al film è l’umorismo, altro aspetto positivo di After 2: Hardin resta il personaggio migliore del film, per quanto mi riguarda, relativamente complesso e divertente. Non sono mancate le scene in cui tutta la sala è scoppiata a ridere, complice anche il summenzionato Trevor di Dylan Sprouse. Dunque, questa prima ora tutto sommato trascorre senza che io mi sia chiesta troppe volte quando le cose si sarebbero fatte interessanti.

Alla fine le cose cominciano a farsi interessanti. O almeno, lo sembrano. Perché ci viene ripresentato lo stesso inghippo narrativo che avevamo trovato nel primo film: Hardin semplicemente prende a pugni qualcuno, si trasforma all’improvviso in un surrogato del bad boy che dovrebbe essere e litiga con Tessa.

Nel trailer abbiamo intravisto due scene, decisamente interessanti: Hardin che toglie la maschera a una ragazza sconosciuta e Tessa che resta coinvolta in un incidente d’auto. Tralasciando la parentesi di Hardin col padre, ci aspettavamo che queste due scene in particolare fossero al centro delle problematiche fra i due protagonisti, unite, chiaramente, alla presenza di Trevor. Trevor già è stato eliminato dai giochi, cosa ci resta di queste due misteriose scene, presentate nel trailer? Assolutamente nulla. La ragazza sconosciuta viene liquidata in quattro e quattr’otto, non mi ricordo neanche se sia stato mai nominato come si chiama – sicuramente sì, ma il fatto che l’abbia rimosso rende l’idea dell’inutilità del suo personaggio; l’incidente d’auto, invece, viene risolto abbastanza rapidamente e non convince per niente nella drammaticità con cui ci viene presentato. Il fratellastro di Hardin prende questi a pugni, urlandogli che è colpa sua se Tessa ha avuto quell’incidente. Ma le conseguenze dell’incidente non ci vengono minimamente presentate, prima cosa; seconda cosa, che Tessa stesse cercando Hardin, non comporta che sia colpa di Hardin se un tizio è passato col rosso a un incrocio; terza cosa, che si lega alla seconda, effettivamente questo incidente è davvero stupido, perché ci viene presentato come se c’entrasse in qualche modo il fatto che Hardin sta chiamando Tessa sul cellulare, ma poi Tessa parte quando scatta il verde e non distoglie più gli occhi dalla strada… Ma ecco apparire dal nulla un’auto che la travolge, arrivata da chissà dove. E allora Hardin preso a pugni, Trevor che gli intima di stare lontano da Tessa perché è tossico, tutto per un incidente le cui dinamiche restano misteriose, ma soprattutto, maledizione, un incidente che poco c’azzecca con tutte le problematiche di questa relazione! Anche perché, di nuovo, il cattivo ragazzo che dovrebbe essere Hardin Scott lo incontriamo poche volte, sullo schermo, e anzi ci viene presentato come un cucciolo indifeso da proteggere ad ogni costo contro il mondo intero. Dal suo passato non emerge nulla che incrini la sua figura perfetta, anzi saltano fuori motivi in più per adorarlo.

Persino nel suo periodo di crisi, all’inizio del film, dopo la fine della storia con Tessa, lo vediamo passare dei contanti a una ragazza: bene, ora stiamo per vedere il bad boy, starà comprando della drog… ah, no. Vuole farsi un tatuaggio. Fratelli sceneggiatori, li ho pure io i tatuaggi, farsi un tatuaggio non è il modo più realistico per mostrare il momento peggiore di un ragazzo problematico.

Ma insomma, a parte queste piccole cose, nel complesso After 2 presenta tante delle pecche del primo film: lo sfondo è lasciato troppo sullo sfondo, i personaggi secondari sono troppo secondari, e una storia che è sempre inesorabilmente concentrata su due protagonisti, dopo un po’, necessita di soluzioni narrative e colpi di scena che diano ritmo alla trama. Tutto questo è stato soltanto sfiorato, e neanche tanto bene – ricordiamo il fallimento della soluzione “Trevor”, della soluzione “ragazza misteriosa in maschera”, della soluzione “incidente d’auto”… Praticamente le tre cose che avrebbero dato una scossa a questa perfetta storia d’amore.

Il finale non si discosta da questo filo rosso che attraversa tutto il film, tant’è che abbiamo una lieta conclusione. Non che volessi diversamente, dato che a conti fatti sarebbe stato stupido, per loro due, non stare insieme, dopo tutto quello che non è successo.

I dubbi restano anche sulla scena che chiude il film, ovvero Tessa che incontra suo padre in versione barbone. C’è un piccolo problema, con questa scena – e con “piccolo” intendo “grosso”: il padre di Tessa non è mai stato più di tanto al centro della storia, perché viene nominato soltanto dalla madre – che si riconferma una scassapalle gigantesca pure nel sequel -, quelle volte in cui vuole costringere Tessa a lasciare Hardin, in quanto questi, a detta della madre, è uguale a quel padre sparito dalla circolazione. Forse i lettori dei libri non si saranno stupiti più di tanto di questa rivelazione, ma perbacco, per chi non ha letto i libri questo non è un colpo di scena sensato, è solo un finale piazzato assolutamente a caso. Se la reazione doveva essere GASP! IL PADRE DI TESSA!, in realtà è stata: ma da dove accidenti l’hanno tirato fuori, ma cosa c’entra, ma chi è, ma da dove arriva, eccetera.

Concludiamo in compagnia di questa tenerissima foto dei due protagonisti, che, come già ho sostenuto, risultano la parte più riuscita del film – e concludiamo anche perché l’abbiamo già tirata troppo per le lunghe: diversi aspetti positivi da promuovere, che ci fanno pensare di essere sulla buona strada per i film futuri – che sono, ormai, scontati; ma restano diverse questioni da risolvere, sostanzialmente e unicamente a livello di sceneggiatura: abbandonare gli schemi narrativi già proposti, infittire un po’ la trama, lasciare un po’ più di spazio al contorno, invece che mettere in scena quello che a tutti gli effetti è un “two-people show”.

Detto ciò, è un film godibile, se si vuole spegnere il cervello per un’ora e quaranta, più godibile del primo, anche solo per la rinnovata carica erotica di cui si sentiva tanto il bisogno. Ora non ci resta che attendere notizie sul prossimo sequel.

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Cecilia