Se un film come Parasite uscisse domani non potrebbe vincere agli Oscar

La notizia secondo la quale dal 2024 ci saranno nuovi criteri per concorrere alla statuetta come miglior film è rimbalzata un po’ ovunque e cerchiamo di capire, in concreto, che cosa cambierà nella scelta e nella produzione dei film che si porranno come obiettivo quello di concorrere per la vittoria.

A partire dal 2024 i film candidati all’Oscar per il miglior film avranno l’obbligo di sottostare ad alcune regole di inclusione e diversificazione sia per quanto riguarda la trama, i personaggi o nelle persone che hanno attivamente lavorato alla produzione o alla promozione del film. L’intento principale è quello di «creare una comunità più equa e inclusiva».

I nuovi criteri riguarderanno il genere e l’orientamento sessuale, l’appartenenza a minoranze e la disabilità e sono divisi in quattro categorie: per poter concorrere al premio di miglior film, una determinata pellicola, dovrà soddisfarne almeno due su quattro.

I quattro ambiti in cui i film saranno valutati riguarderanno: la rappresentazione di storie e personaggi; la parte produttiva; una parte legata agli stage o alle nuove assunzioni di giovani e un’ultima parte legata alle aree che si occupano del marketing e della promozione dei film.

Il primo criterio da soddisfare è quello di cui si sta parlando di più, ovvero chiede che un film abbia tra i suoi protagonisti o personaggi principali almeno un attore appartenente a «un gruppo etnico o razziale sotto rappresentato». In alternativa, che almeno un terzo di chi recita in ruoli secondari o minori sia donna, o appartenga a uno dei gruppi razziali o etnici di cui sopra, o si definisca LGBTQ+, o abbia disabilità cognitive o fisiche o sia non udente o ipoudente. Questa condizione, però, deve necessariamente essere raggiunta almeno su due diverse categorie: non basta, quindi, che ci sia un terzo di donne; servono persone appartenenti ad almeno un’altra categoria. Una terza alternativa per questa prima categoria riguarda la trama poiché dovrà necessariamente avere a che fare con temi che riguardano donne, non bianchi, persone LGBTQ+ o persone con disabilità.

La cosa è facilmente raggirabile, però, dal momento che non sarà necessario che il film in sé abbia soddisfatto tutti questi criteri di cui sopra, ma basterà che almeno due delle aree che stanno dietro la produzione del film in questione vengano soddisfatte e, a questo punto, il film diverrà candidabile.

Per fare un piccolo esempio: se un film è incentrato su un uomo maschio bianco etero che sta da solo su un fiume a pescare, potrà comunque essere candidato nel momento in cui nella troupe, nella produzione e nell’ambiente del marketing, vengano soddisfatti tutti i punti elencati precedentemente. In sostanza, un modo per raggirare questa regola ci sarà sempre.

Il titolo dell’articolo è chiaramente provocatorio, oltre che irreale, ma provate ad immaginare ad una produzione islandese. Pensate se 8 1/2 di Fellini fosse stato fatto a Reykjavìk e non l’avesse girato Fellini, ma Felligurdsson. Ecco, voi ve la sentireste di non candidare quel film alla statuetta più ambita solo perché non soddisfa dei criteri stabiliti a tavolino? Altamente raggirabili, tra l’altro.

Come sempre ci troviamo davanti a degli Stati Uniti che ragionano soltanto in un’ottica ‘americocentrica‘ e pretendono che tutto quanto il mondo stia alle sue regole dettate da una società che cerca, in tutti i modi, di addossare i suoi problemi sulle spalle degli altri continenti.

Voi che ne pensate?

Dōmo arigatō, e alla prossima.

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Jakk