In concomitanza con l’uscita dell’attesissimo sequel di uno dei film più famosi e più amati con protagonista Eddie Murphy, ovvero Il Principe Cerca Moglie (Coming to America), abbiamo deciso di stilare una piccola top dei migliori film ai quali abbia preso parte uno dei volti più noti del mondo di Hollywood da 40 anni a questa parte.

48 Ore (48 Hours)

Film che ha segnato l’esordio su grande schermo di Eddie Murphy, sotto l’ala di uno dei registi action migliori del 20esimo secolo: Walter Hill.
Il film è un ‘buddy movie‘: un poliziesco in cui una coppia di poliziotti, solitamente uno più ligio al dovere e l’altro più ‘caciarone‘, si trovano a dover risolvere una situazione ben più grande di loro che minaccia di distruggere l’equilibrio della grande città nella quale offrono servizio.
Albert Ganz è un pericoloso criminale che evade dal carcere aiutato dal suo complice Billy. Si reca poi a San Francisco per recuperare la refurtiva di un vecchio colpo. Lo scontroso poliziotto Jack Cates ha uno scontro, affiancato dai suoi colleghi, contro il criminale evaso, provocando una sparatoria durante la quale il poliziotto perde la sua arma e i suoi partner.
Desideroso di riacciuffare l’evaso, Jack va in carcere in cerca di indizi e si imbatte con un altro personaggio della banda, Reggie Hammond, ottenendone il rilascio per 48 ore durante le quali i due cercheranno di ritrovare ed arrestare i fuggitivi.

Una poltrona per due (Trading Places)

La fortuna di Eddie Murphy è stata quella di essere utilizzato da grandi autori e registi, come in questo caso. Parliamo del film che infesta le nostre televisioni su Italia 1 da decenni a questa parte, ogni natale.
Il regista che dirige Eddie Murphy (e Dan Aykroyd) è John Landis, autore anche de ‘I Blues Brothers‘.
Il film tratta di come il denaro possa essere il motore di qualsiasi cosa e di come chi lo detiene possa giocare anche con le vite di chi ‘gli sta sotto’, anche solo per il piacere di una scommessa irrisoria.
Le critiche al mondo della speculazione e di Wall Street si sprecano, senza dimenticare anche scellerate teorie secondo le quali le persone siano portate a delinquere anche semplicemente per l’etnia di appartenenza.
John Landis è sempre stato dalla parte dei più deboli, degli inetti e in questo film non tenta mai di nascondere questa sua preferenza.
Questo è il ruolo che ha lanciato Eddie Murphy nell’olimpo di Hollywood, allontanandolo pian piano da quel mondo della commedia circoscritto al suo essere un ospite ormai (quasi) fisso del Saturday Night Live!

Beverly Hills Cop (Saga)

Dopo l’enorme successo di Una Poltrona Per Due, Eddie Murphy si butta in un progetto che darà origine alla saga cinematografica che l’ha reso più celebre in assoluto negli Anni ’80, e non solo.
Dopo un primo ‘esperimento’ con 48 Ore, eccolo dare inizio alla sua partecipazione e alla sua consacrazione come personaggio cardine e simbolo dei Buddy Movie che hanno fatto da padrone i cinema del decennio preso in analisi poc’anzi e di quello successivo.
Axel Foley (Eddie Murphy) è un poliziotto di Detroit un po’ ‘fuori dagli schemi’ che ha come migliore amico un teppistello della zona. Un giorno, dopo che il suo amico viene rilasciato, viene trovato morto e le sue indagini lo portano a credere che i killer siano una banda che viene da Beverly Hills. Prende due settimane di pausa e decide di indagare per conto suo, senza l’appoggio della polizia, per scoprire chi siano i criminali che hanno fatto fuori il suo migliore amico.

Tutti quanti, poi, si ricorderanno inevitabilmente la famosissima colonna sonora:

Dolemite Is My Name

Nella Los Angeles degli Anni ’70 Rudy Ray Moore (Eddie Murphy) è un artista in difficoltà con un mediocre passato, che lavora in un negozio di dischi e che cerca disperatamente il successo mettendo in onda nel suo negozio la sua musica, con scarsi risultati. Di notte lavora come DJ nel locale di Ben Taylor (Craig Robinson) e del suo gruppo musicale. Quando chiede al proprietario del club di poter fare un po’ di cabaret tra un concerto e l’altro, il proprietario rifiuta. Un giorno, nel negozio di dischi, viene a contatto con un senzatetto che si diletta nel raccontare delle storie in rima e nelle quali si oarla di questo ‘famigerato’ Dolemite. Così a Moore viene l’idea di inventare un personaggio così chiamato e interpretarlo dal palco del club dove lavora in attesa di miglior fortuna. Allora Rudy Ray, con un abito da magnaccia e brandendo un bastone, sale sul palco come Dolemite e si lancia in un numero comico, rude e sboccato intitolato “The signifying monkey”.
Da questo momento in poi il successo per lui sarà sempre più grande e non si limiterà più a spettacoli comici ma inciderà album e lavorerà anche nel mondo del cinema.

La pellicola è dedicata al fratello scomparso di Eddie Murphy e ha ricevuto molti plausi dalla critica, che ha apprezzato un notevole sforzo da parte dell’autore di volersi mettere nuovamente in gioco con un cinema più di livello, dopo i numerosi scivoloni causati da pellicole, come dire, DISCUTIBILI come Norbit.
Oltretutto, il regista di quest’opera è colui il quale lavorerà successivamente alla trasposizione di Coming 2 America, Craig Brewer.

Il Principe Cerca Moglie (Coming to America)

Questo non è solo il mio film preferito con protaginista Eddie Murphy, ma è anche uno dei miei film preferiti in asoluto. Non posso farci nulla, so tutte le battute a memoria e sono innamorato del cantante Randy Watson, e sogno tutt’ora di poter essere il protagonista della pubblicità del Soul Glo!, un giorno.
E ovviamente, chi è il regista di questo film? Sempre lui, il gargantuesco John Landis.

Akeem è il principe di Zamunda, stato immaginario dell’Africa, ed erede al trono. La sua vita è sempre stata in una specie di sfera di cristallo, senza contatto alcuno col mondo esterno e, il giorno in cui dovrebbe essere promesso sposo di una donna con la quale i rispettivi genitori avevano combinato i matrimoni fin da bambini, lui decide di partire per gli Stati Uniti in cerca della sua vera anima gemella. E dove potrebbe trovare una Regina se non nel Queens, a New York?
Il film ha un susseguirsi di gag una dietro l’altra con un ritmo sempre altissimo e mai noioso, con una sequela di battute che sono rimaste nell’immaginario cult e di quegli anni e tutt’ora, dato che hanno deciso di produrre, scrivere e girarne un (debole e poco originale) sequel.

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Jakk

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