Dead Cells, videogioco di Motion Twin a metà tra un roguelike e un metroidvania, mi ha letteralmente rapito. Vi spiego il perché in questa breve recensione.

Titolo: Dead Cells

Sviluppato da: Motion Twin

Disponibile su: PC, Mac OSX, PS4, Xbox One e Nintendo Switch

Piattaforma consigliata: Nintendo Switch

La prima volta che ho sentito parlare di Dead Cells è stata circa tre anni fa, nel periodo in cui iniziavo ad approcciarmi al genere roguelike con giochi come Nuclear Throne e The Binding of Isaac (quest’ultimo più visto che giocato).

Incappai in Dead Cells su Steam, quasi per sbaglio. Rimasi affascinato dallo stile grafico, dai livelli a piattaforme e dalla dinamicità che questo titolo sembrava sprizzare da ogni pixel. Purtroppo a quei tempi le mie disponibilità economiche non eccellevano e, complice un prezzo non proprio “da indie”, rimandai a data da destinarsi l’acquisto.

Passarono così tre anni e arrivò settembre 2020. La carenza in uscita di titoli di mio interesse unita al desiderio di giocare a qualcosa che non mi tenesse particolarmente impegnata la mente, mi fecero finalmente convincere ad acquistare l’edizione completa di Dead Cells dallo store di Nintendo Switch.

Scaricai il gioco, lo installai e lo avviai. Le successive due ore furono un susseguirsi di imprecazioni, pugni sul tavolo e un gran numero di morti all’interno del gioco. Conoscendomi, se quel gioco non fosse stato Dead Cells, ma un qualunque altro titolo, lo avrei disinstallato e mai più riaperto. E qui arriva il bello.

La forza del titolo non risiede solo nel gameplay a metà strada tra un roguelike e un metroidvania o nel suo level design a piattaforme (entrambi elementi che contribuiscono alla grandezza del titolo), ma soprattutto nel persistente senso di progressione che questo gioco dona al giocatore dopo ogni morte.

Dimenticatevi di The Binding of Isaac e di tutti gli improperi lanciati contro lo schermo della vostra console in seguito all’ennesima morte: in Dead Cells morire vuol dire aver la possibilità di fare un’ulteriore run in modo nettamente migliore.

E come?

Uccidere nemici permette di raccogliere moneta di gioco (le cosiddette “cellule”) che permettono al giocatore di sbloccare armi melee, archi, incantesimi, bombe e armature fin dalla prima run e di migliorare così da subito l’esperienza di gioco. Ma non solo. Una volta portato a termine il gioco si avrà la possibilità di aumentare la difficoltà del gioco e la forza degli avversari, cambiando nettamente allo stesso tempo il processo di generazione dei vari livelli procedurali da affrontare per portare a termine l’avventura.

Il feeling con i comandi è ottimo, responsivo alla perfezione, aspetto fondamentale in giochi action di questo tipo.

Ogni run a Dead Cells può essere approcciata in modo diverso a seconda del proprio stile di combattimento e il percorso per raggiungere l’ultimo boss cambia a seconda dei percorsi che si intraprendono nel corso della partita.

Ma attenzione! Dead Cells non è assolutamente un gioco facile, tutt’altro. Il gioco sviluppato dai ragazzi di Motion Twin ha bisogno di tanto tempo e dedizione per essere padroneggiato. Prendete per esempio me che, dopo 50 ore di gioco, non mi sento neanche lontanamente in grado di definirmi un esperto di questo roguelike.

Personalmente consiglio l’acquisto di Dead Cells a chiunque abbia voglia di un gioco che faccia spegnere il cervello. A chi ha voglia di basare tutta l’esperienza su una memoria muscolare temprata da qualche ora di gioco un po’ difficoltosa. O ancora, a chi ha voglia di frenesia e velocità. La piattaforma consigliata è Nintendo Switch, in quanto la natura “mordi e fuggi” del titolo, abbinata alla possibilità della console ammiraglia della casa di Kyoto di “freezzare” il titolo riprodotto in qualunque istante e di riprendere la partita da quell’esatto punto in un secondo momento, esaltano il titolo di Motion Twin portandolo a un livello superiore. Spesso, infatti, mi capita di essere in viaggio, di aprire Dead Cells per fare un paio di livelli e di riprenderlo poi solo in serata durante il viaggio di ritorno.

E, fidatevi, a una certa età questa funzione è praticamente una manna dal cielo.

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