È finalmente disponibile su Netflix la quarta stagione della serie tv evento spagnola che ha conquistato il mondo. La trama non si discosta da quella delle scorse stagioni, mentre il cast perde volti importantissimi, per accoglierne di nuovi. C’è da chiedersi se la perdita sia valsa il guadagno. Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

Samuel, Guzmán, Ander e Rebeka si trovano ancora a Las Encinas, costretti a ripetere l’anno. A loro si unisce Omar, mentre Cayetana, iscritta all’università, è stata assunta al posto della madre per fare le pulizie all’interno della scuola. Quest’anno sembra destinato a passare tranquillo, ma fin dal primo giorno nuovi arrivi scuotono Las Encinas.

Dopo i primi quattro brevi episodi, dedicati a quattro ministorie indipendenti, restiamo quasi con l’amaro in bocca di fronte a una quarta stagione con dinamiche un po’ troppo prevedibili e addii un po’ troppo dolorosi. Sì, parlo di loro: Lucrezia, Carla e Nadia. Ci siete tanto mancate. Ma andiamo con ordine.

La trama

La madre di Ander viene licenziata e il suo posto viene preso da Benjamin, chiamato a riportare l’ordine dopo gli sconvolgimenti degli ultimi anni. Con lui, a scuola arrivano i suoi tre figli: Ari, Patrick e Mencía. Inutile dire che, invece di riportare ordine, saranno proprio loro a sconvolgere la tranquillità che gli altri ragazzi tanto desideravano.

Ma non sarebbe Élite senza un delitto. E la protagonista, questa volta, è proprio una dei nuovi. Nel presente, il corpo di Ari galleggia nel lago, apparentemente senza vita. La domanda è: è stata spinta? E se sì, chi è stato?

elite 4 trama

Nuovi arrivi, vecchie dinamiche

Ammettiamolo: ci sono bastati trenta secondi con i nuovi arrivati (ricordiamo, insieme ai “Benjamini”, anche il principe Phillipe), per capire come sarebbe andata a finire. Triangoli amorosi e nuove relazioni, là dove i triangoli non erano possibili.

E allora ci troviamo di fronte a una triste regressione rispetto allo sviluppo dei personaggi e all’amicizia fra i due, per quanto riguarda Guzmán e Samuel, impegnati a contendersi una nuova donzella che non ha né l’intelligenza di Nadia, né il carisma di Carla. Ari dovrebbe forse sostituire in parte Lucrezia, come snob di ghiaccio, ma con un cuore nascosto: eppure è ben lontana dall’essere affascinante quanto lo era Lu.

elite 4 benjamini

Era poi chiaro come il sole che sarebbe finita male per Ander e Omar, con Patrick in mezzo ai piedi, anche se la loro relazione si riprende fortunatamente per il rotto della cuffia nel finale. Insomma, siamo abituati ai triangoli amorosi e siamo abituati ai tira e molla. Le dinamiche fra Ander, Omar e Patrick forse possono anche avere un senso, ma l’improvvisa infatuazione di Guzmán e di Samuel nei confronti di Ari è decisamente campata per aria.

C’è però da dire che, nonostante i nuovi personaggi risultino poco esplosivi e memorabili, una di loro si salva: Mencía. Personaggio originale, complesso e interessante, lei è l’unica che può sostenere il paragone con quelli che abbiamo perso. E la relazione con Rebe risulta uno degli aspetti più riusciti della stagione.

Una Rebe che, peraltro, si classifica insieme a Cayetana sul podio dei grandi protagonisti positivi di questa stagione. Da che tutti i fan la odiavano, Cayetana (complice anche la ministoria che la vede protagonista) diventa uno dei personaggi più amati e dallo sviluppo più interessante. Le loro due relazioni (Rebe&Mencía e Caye&Phillipe) sono sicuramente quelle meno noiose e prevedibili, anzi più apprezzabili e dinamiche.

elite 4 phillipe

Un finale prevedibile?

Si sa, Élite non è di certo una di quelle serie che guardiamo per apprezzare la trama complessa e la narrazione magistrale, ma è anche sempre stata ricca di colpi di scena e con un ritmo assai sostenuto. Nel corso della quarta stagione, tuttavia, ci troviamo spesso di fronte a soluzioni narrative alquanto prevedibili, e soprattutto, come dicevamo, a dinamiche già viste e riviste nelle scorse stagioni.

Ce la siamo divorata in un paio di giorni? Certo, resta una serie tv che si presta a incollare gli spettatori allo schermo, per via della sua esteticità quasi psichedelica. E poi, insomma, è un prodotto leggero, anche nel raccontare tematiche serie e importanti. Ma se la paragoniamo alle stagioni precedenti, la quarta risulta decisamente sottotono.

elite 4 ari

Era poi ovvio che né Guzmán, né Samuel fossero i responsabili dell’aggressione ad Ari. Così come era ovvio che Armando fosse assai meno gentile di quanto era sembrato all’inizio. Meno ovvio che Phillipe fosse davvero colpevole delle accuse mosse da Ari. Ma già verso la metà della stagione si poteva ipotizzare che il colpevole fosse uno tra Armando, Phillipe e Patrick.

Non è mai chi sembra sia stato, ma non può neanche essere qualcuno che non c’entra assolutamente nulla con la vittima. Personalmente, già alla quarta puntata avevo scommesso su Armando. I motivi per cui anche Phillipe era un sospettato sono chiari, se pensiamo alla sua indole. Più grande sarebbe stato il colpo di scena se proprio Patrick avesse spinto la sorella nel lago, ma lo sappiamo, le catastrofi avvengono sempre in seguito a un brutto litigio.


Una stagione di transizione

La quinta stagione è confermata da tempo, e forse alla luce di questo fatto dobbiamo considerare la quarta come una stagione di transizione. Non è ancora chiaro se, dopo la partenza di Guzmán e Ander per il loro viaggio, questi due personaggi faranno ritorno a Las Encinas.

E non sappiamo neppure se la prossima stagione si svolgerà del tutto a Las Encinas, riprendendo dove i fatti si sono interrotti nella quarta, oppure se sarà l’estate la protagonista dei nuovi eventi, o addirittura l’anno successivo al diploma.

Quello che sembra ovvio è che ciò che Guzmán ha fatto e che, insieme a Samuel e a Rebe, ha cercato di far affondare (letteralmente), tornerà a galla. Come? Non lo sappiamo. Ma gli omicidi, in Élite, anche se giusti, non restano mai impuniti. E magari, questa stagione è servita proprio a questo: a introdurre il terzo, grande delitto della serie, che resta infatti, per ora, irrisolto sul fondo del lago.

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Da Cecilia, alla prossima recensione!

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